L’ora del Personal Cloud

Il Cloud Computing comporta il rischio di perdere il controllo di alcuni dati. Per questa ragione, un’alternativa interessante è offerta al Personal Cloud, che sfrutta le risorse proprietarie di un’azienda.

Massimiliano Cassinelli

Parlando di videosorveglianza, non si può prescindere dal fatto che, complice la crescita del numero di telecamere, le immagini non vengono monitorate costantemente da un operatore.
Al contrario, vengono registrate, per poter essere analizzate - in caso di necessità - a posteriori.
Proprio nell'attività di storage si è specializzata
Iomega, il cui B2B Manager per l’Italia, Giacomo Mosca, spiega come la multinazionale abbia sviluppato soluzioni hardware e software all'avanguardia, per rispondere alle sempre crescenti esigenze del mercato.

Alcuni ritengono che, nell'era del Cloud Computing, sia anacronistico investire nell'hardware per lo storage...
Questo è un errore, perché il Cloud porta a mettere in condivisione una serie di risorse fisiche che, comunque, devono risiedere in qualche luogo ed essere collegate da una rete fisica. Il tutto senza dimenticare che le reti non garantiscono sempre la connessione. Anche per questa ragione, una delle soluzioni più apprezzate di Iomega è rappresentata dai sistemi ibridi, che prevedono un'attività di storage locale integrata con un sistema di hosting in remoto. Una soluzione che, tra l'altro, consente un maggior livello di sicurezza, poiché le immagini si trovano anche in una località remota, con la possibilità di recuperarle a fronte di specifiche esigenze.

Molte aziende, però, non apprezzano l'idea di non sapere dove risiedono i propri dati...
Non si tratta solo di valutazioni di tipo personale, ma anche della necessità di rispettare specifiche normative. Alcuni dati, tra cui quelli ripresi dalle telecamere di videosorveglianza, non possono essere conservati fuori dai confini nazionali o continentali. Per questa ragione, nel momento della sottoscrizione del contratto, è necessario valutare con attenzione un simile aspetto, per evitare di incorrere in possibili sanzioni. Affidare i dati a una realtà esterna comporta, comunque, una perdita del controllo assoluto. Anche per tale ragione Iomega ha sviluppato soluzioni di Personal Cloud. Questo - all’atto pratico - significa che i dati vengono registrati su hardware che, pur appartenendo alla medesima azienda, si trovano il località distinte. Vengono così sfruttati tutti i vantaggi del Cloud, ma senza i potenziali rischi che si potrebbero avere affidando questi dati a un soggetto esterno.

Chi propone soluzioni Cloud, però, punta molto sulla semplicità. Le aziende italiane possiedono le competenze necessarie per gestire autonomamente un Personal Cloud?
La soluzione che abbiamo sviluppato si basa su un software specifico, del tutto trasparente all'utilizzatore finale. Questo significa che l'utente può sfruttare i vantaggi del Cloud, ma senza doverne affrontare le complessità. Il tutto con il vantaggio di poter configurare agevolmente una serie di accessi in sicurezza, tutti registrati con specifici log, grazie ai quali vengono identificate e tracciate le autorizzazioni di ogni singolo utente all'attività di visualizzazione, cancellazione e scrittura. In questo modo, anche per le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza, vengono rispettate le regole dettate dal Garante della privacy.

Ma può funzionare davvero la registrazione in Cloud, in Italia, dove le reti di telecomunicazione solo in alcune garantiscono un'adeguata banda di trasmissione?
Quello della banda larga è un problema molto sentito in alcune aree. Ma, anche in questo caso, il Cloud può essere sfruttato in modo “intelligente”. L'idea, infatti, è quella di registrare in locale le immagini in alta risoluzione, mentre quelle trasferite in remoto sono caratterizzate da una risoluzione inferiore, che può variare anche in funzione della disponibilità di banda. In questo modo, in caso di incidente, c'è sempre la garanzia di avere delle immagini da utilizzare per risalire alle ragioni di un evento o all'autore di un reato.

Proprio per la registrazione di grandi quantità di dati, quali sono le tecnologie più adeguate in questo momento?
Le nuove tecnologie di storage sono basate su sistemi Raid, che arrivano a utilizzare sino a 12 dischi multipli con la stessa appliance. Questo significa che, considerando la disponibilità di 4 TB su ogni disco, si ottiene una capacità teorica di 48 TB. Si tratta di uno spazio enorme anche se, considerando la necessaria ridondanza, la capacità reale è ovviamente inferiore.

Per quanto riguarda la registrazione a bordo delle telecamere, invece, quali sono le prospettive?
Per chi ha la necessità di effettuare riprese ad alta risoluzione, la memoria di una telecamera offre margini necessariamente limitati. È comunque importante valutarne la capacità in considerazione del fatto che, in alcuni frangenti, potrebbe rivelarsi impossibile garantire la comunicazione con il centro di storage. In queste fasi è necessario poter memorizzare, anche solo temporaneamente, le immagini a bordo, per poi trasmetterle non appena verrà ripristinata la comunicazione. Una simile soluzione, inoltre, può fronteggiare momentanee situazioni di sovraccarico della rete di comunicazione stessa.

Oltre alla ridondanza del sistema di memorizzazione, quali sono le altre caratteristiche che andrebbero valutate in sede di scelta?
La ridondanza è fondamentale per garantire la sicurezza delle immagini registrate. Non dobbiamo però dimenticare che situazioni catastrofiche, come un incendio o un terremoto, potrebbero danneggiare l'intero sistema di storage. Per questa ragione, è sempre opportuno ridondare le immagini su macchine geograficamente separate. Un altro aspetto importante è legato alla capacità di accedere e identificare rapidamente specifici periodi di registrazione. Per questo motivo, proponiamo, oltre all'infrastruttura fisica, anche una serie di software specifici - in alcuni casi sviluppati da aziende specializzate - in grado di recuperare le immagini registrate in specifiche fasce orarie. A questo si aggiungono software di analisi che, anche a ritroso, riconoscono singoli eventi come cadute, movimenti o variazioni specifiche, senza la necessità di affidare a un osservatore umano tutta l'attività di ricerca. Un'attività che comporta, oltre a tempi particolarmente lunghi, anche la valutazione di alcune specifiche situazioni connesse alla tutela della privacy.

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