Le gioiellerie al centro del micro-crimine

 

Con ben 387 attacchi nel 2015 - in pratica, uno al giorno - le rapine e i furti ai danni delle gioiellerie rimangono in testa alla classifica del micro-crimine trasversalmente più diffuso.

 

Stando al “Rapporto intersettoriale sulla Criminalità predatoria 2016” di OSSIF - Centro di Ricerca dell’Associazione bancari italiani sulla Sicurezza Anticrimine, i furti commessi ai danni delle gioiellerie nel corso del 2015 sono stati 387, in pratica uno al giorno.

Un dato allarmante, pur segnando un miglioramento rispetto al 2014, anno in cui il numero dei reati fu superiore del 12%.

Le minacce si manifestano in molteplici modi, dagli attacchi spettacolari ed elaborati fino ai piccoli furti.

Lo stesso vale per gli orari, dato che la cronaca è costretta a raccontare sia di rapine in pieno giorno, compiute durante gli orari di apertura, sia di furti notturni.

Gli operatori del crimine, nel caso specifico delle gioiellerie, si muovono seguendo piani operativi precisi, che riguardano non solo il furto dei preziosi, ma anche pratiche per neutralizzare il personale della gioielleria.

Inoltre, le rapine colpiscono indifferentemente sia i piccoli centri che le grandi città e, nel caso delle seconde, non soltanto le zone periferiche, ma persino il centro storico, con criminali indifferenti alla nutrita presenza di passanti e dei molti turisti in circolazione.

In questi casi, il comportamento delle bande può risultare totalmente imprevedibile: se spesso cercano di muoversi con la massima discrezione, in gruppi organizzati molto ristretti e vestiti in modo tendenzialmente elegante per non dare nell'occhio, non mancano situazioni in cui danno vita ad azioni a tutti gli effetti cinematografiche.

I modus operandi possono essere, perciò, discreti oppure persino pirotecnici. Sia nell'uno che nell'altro caso, tendenzialmente i colpi milionari sono effettuati da bande in grado di muoversi su scala continentale, sollecitando la collaborazione internazionale tra le Forze dell'Ordine dei differenti Paesi.

 

Flash di cronaca

In questo senso, ha fatto scalpore la rapina milionaria che, un anno fa circa, nel cuore del Quadrilatero della moda di Milano, ha colpito in pieno giorno una gioielleria di via Montenapoleone: gli arrestati avevano adottato le stesse modalità operative della banda dei “Pink Panthers”, specializzata in colpi grossi dei negozi di gioielli delle maggiori città europee.

Dopo avere finto di essere normali clienti, il gruppo di criminali entrato in azione, a seguito di un sopralluogo effettuato qualche giorno prima, ha saputo agire in tempi rapidi, con estrema determinazione e precisione operativa, legando mani e piedi della dipendente della gioielleria con delle fascette di plastica, ritardandone la possibilità di dare l'allarme una volta conclusa la rapina.

I malviventi, che si sono rivelati serbi, hanno avuto la “sfortuna” di trovare una commessa che conosceva la loro lingua e che ha capito una parola che si sono scambiati, permettendo di stringere il cerchio delle indagini.

Contemporaneamente, è risultata importante la raccolta immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, che hanno consentito di seguire i malviventi durante le prime fasi della fuga.

Le telecamere di sicurezza sono state protagoniste anche a Venezia, nella centralissima Piazza San Marco, riprendendo - la scorsa primavera - alcuni malviventi nel tentativo di assaltare una gioielleria in stile hollywoodiano, facendo esplodere persino due fumogeni.

Facendo pensare innanzitutto a un principio di incendio, i malviventi sono stati capaci di creare il caos per agevolare la propria azione.

La rapina è stata tuttavia sventata da un turista che, urlando, è riuscito ad avvertire il personale della gioielleria a non aprire le porte.

L'episodio ha aperto il dibattitto cittadino sulle misure di sicurezza, spingendo Roberto Magliocco - presidente di Confcommercio Ascom di Venezia - a sollecitare l'utilizzo di telecamere a circuito chiuso, monitorate con continuità.

A dire il vero, non è la prima volta che i rapinatori hanno utilizzato dei fumogeni per creare scompiglio.

Qualche anno fa, con l'obiettivo di coprire la propria fuga, sono stati utilizzati a Parigi da una banda di ben quindici rapinatori, muniti di asce per spaccare le vetrine espositive di una rinomata gioielleria di rue de la Paix, uno dei poli del lusso della capitale francese.

 

Torino: più assalti notturni che rapine in pieno giorno

“Delitti contro il patrimonio e spaccio di stupefacenti sono i fenomeni criminali maggiormente diffusi a Torino. Fenomeni che fanno da volano a una serie di reati minori, tra i quali, appunto, i furti nel Retail e in appartamento” spiega Marco Martino, capo della Squadra Mobile di Torino.

“Se guardiamo all'andamento generale, possiamo dire che, nella nostra città, la rapina ai danni delle gioiellerie rappresenta un crimine sostanzialmente stabile, anche se recentemente abbiamo avuto un colpo in città con beni esportati dal valore di 300 mila euro. In generale, la criminalità oggi è consapevole che si tratta di reati che portano a indagini molto approfondite e a pene detentive lunghe. Le stesse tecnologie rappresentano per le gioiellerie una imprescindibile e valida barriera di difesa contro la criminalità, a partire dai nuovi sistemi di ripresa ad alta definizione. Questo ci porta a dire che, rispetto al passato e ad altri delitti, si tratta di una tipologia di reato meno appetibile per i criminali, proprio per i rischi contro cui incorrono. Analogamente a quanto accade per gli Istituti di credito, le protezioni passive hanno fatto sì che le gioiellerie non siano più considerate un obiettivo primario per la criminalità comune. Compiere una rapina, infatti, significa superare una serie di barriere fisiche come, ad esempio, le porte armate; inoltre, comporta l'essere ripresi da telecamere. Quindi, il criminale si mette nella condizione di dovere verosimilmente pagare per il delitto compiuto. Per questo motivo, oggi è più orientato a effettuare furti, magari in serie, superando barriere più modeste come muri e tramezzi all'una di notte, per arrivare a esportare il contenuto di una cassaforte o di armadi blindati all'interno di un negozio di preziosi”.

 

La crisi ha reso più vulnerabile il settore orafo

Federpreziosi - Federazione Nazionale delle Imprese Orafe Gioielliere Argentiere Orologiaie - è impegnata nel supportare la protezione delle gioiellerie. Attualmente, i piani di difesa trovano i propri pilastri nella collaborazione con Prefetture e Forze dell'Ordine, oltre che nelle tecnologie più evolute. È quanto ci ha raccontato il presidente Giuseppe Aquilino. 

 

Qual è il livello di protezione attuale delle gioiellerie?

Sentirsi sicuri nel nostro settore è un eufemismo, anche se abbiamo fatto e stiamo facendo molto per esserlo. In primo luogo, abbiamo cercato di implementare le strategie legate alla sicurezza passiva, convinti che la tutela della nostra attività commerciale passi anche e soprattutto attraverso la capacità di sorvegliare e allarmare la propria azienda e il proprio negozio, rispettando la privacy e la normativa vigente. In telecamere. Abbiamo sottoscritto accordi con le Prefetture in materia di videosorveglianza: un aspetto particolarmente incentivato anche dalle Istituzioni pubbliche e delle Camere di Commercio in particolare.

 

Nella mappa delle rapine e dei furti, esistono distinzioni tra Nord, Centro e Sud Italia?

Non direi. Il fenomeno è globale e riguarda ogni città, ogni provincia, ogni regione in maniera indistinta. La categoria è giornalmente colpita da eventi criminosi che non necessariamente trovano risalto nelle pagine della cronaca cittadina, vuoi per la scarsa entità del furto o perché, oramai, noi gioiellieri non facciamo più notizia. Un’amara ma veritiera constatazione.”

 

Quali iniziative mette in campo la Federazione per arginare il fenomeno?

Innanzitutto il dialogo a livello territoriale con le Forze dell’Ordine, allo scopo di favorire lo scambio di esperienze attraverso la condivisione di informazioni e conoscenze. I vari protocolli sottoscritti von le Province in materia di videosorveglianza - frutto dell’intesa siglata dalle nostre Confederazioni a livello nazionale con il Ministero dell’Interno - sono l’esempio più rappresentativo di collaborazione e di condivisione. Si tenga conto, inoltre, che il rapporto di partnership si è andato incrementando e istituzionalizzando con la creazione di canali di comunicazione “dedicati”, in grado di convogliare verso le Questure le informazioni di maggior rilievo. Tra le iniziative più coinvolgenti, l’utilizzo della messaggistica attraverso l’applicazione WhatsApp, in grado di trasmettere anche a un gruppo assai cospicuo di operatori informazioni molto dettagliate di interesse per la categoria e segnalazioni su fatti che riguardano furti, truffe, inganni e micro-criminalità in genere. Informazioni che un amministratore filtra e trasmette alle Forze dell’Ordine.

 

Monitoraggio completo e perfezione dei dettagli

I consigli del produttore di sistemi video. A lui la parola

 

Quali tipologie di telecamere sono destinate a un ambito così specifico come quello delle gioiellerie?

Le telecamere 4K a 360° rappresentano la soluzione ideale per il retail dei preziosi, in quanto hanno il vantaggio di permettere un monitoraggio del punto vendita nella sua completezza e, contemporaneamente, restituiscono la perfezione dei dettagli, regalando immagini nitide e accurate, ad esempio dei banchi dove vengono esposti i gioielli. Importanti, poi, quelle funzioni che permettono di ottenere immagini nitide anche in condizioni di scarsa illuminazione, ad esempio durante le ore di chiusura della gioielleria.

 

Parliamo di sicurezza delle immagini…

È necessario, per un contesto così critico, che tutte le immagini live e registrate - e le comunicazioni stesse tra i vari dispositivi collegati in rete - siano protetti e criptati tramite sistemi sofisticati e certificati, per evitare che vengano intercettati da terze parti, manomessi, alterati e utilizzati a fini fraudolenti.

 

Quali problematiche presenta la gioielleria dal punto di vista dell’installazione?

Spesso i locali non dispongono di connettività Internet a banda larga. In questi casi, nel predisporre l’impianto, è necessario fornire telecamere dotate di Smart Coding, tecnologia che assicura la riduzione dell’occupazione di banda e storage, senza comportare eccessivo degrado della qualità delle immagini.

 

Perché tale tecnologia di compressione?

Perché consente di selezionare a quali soggetti dedicare la massima qualità, comprimendo il resto dell'immagine. Ciò significa, ad esempio, poter disporre di immagini di alta qualità dei volti dei clienti, senza occupare eccessivamente la banda. È importante, poi, che il sistema di gestione consenta al committente un veloce backup dei dati in caso di caduta della rete o, addirittura, in caso di furto e scasso dell’impianti stesso.

 

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