L’età adulta dell’IP video

Standardizzazione: fase decisiva per il giovane mercato dell’IP video che, sempre più lanciato verso la conquista di un’autorevolezza che non gli derivi soltanto da esaltanti performance di prodotto, entra di fatto in “un’età più adulta”.

Paola Cozzi
Ariela Papadato

Dopo la Tavola Rotonda dello scorso maggio - svoltasi presso la sede milanese de Il Sole 24 Ore Business Media - si è tenuto in Fiera il secondo appuntamento con gli standard di interconnettività video IP.

Pensato, organizzato e curato dalla nostra Redazione, con l'apporto di Gianni Andrei, Presidente di A.I.PRO.S. - Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza - l'inedito Convegno “Interconnettività e interoperabilità delle soluzioni video IP: standard ONVIF e PSIA a confronto” ha visto la partecipazione di Andrea Sorri di Axis Communications, Vincenzo Bono di March Networks, Fabio Andreoni di Samsung Techwin, Alberto Lossani di Panasonic e Alfredo Donadei di Sony.

Punto di partenza dei lavori, alcuni spunti emersi durante la Tavola Rotonda di maggio e, più precisamente, gli obiettivi e l'evoluzione del Forum ONVIF; il Consorzio PSIA; i vantaggi della standardizzazione; l'interoperabilità tra apparati diversi e l'attuale dinamica domanda-offerta. Diamo inizio ai lavori.

La Legge di Moore:
dall'informatica al network video

Il primo a prendere la parola - dopo la breve introduzione dell'ing. Gianni Andrei, Presidente di A.I.PRO.S. - Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza, è Andrea Sorri, Manager, Engineering & Training, Southern Europe di Axis Communications, il quale parte dalla constatazione di come, oggi, leggi enunciate in passato da produttori e sviluppatori di prodotti informatici, siano valide per il mondo della videosorveglianza.
Un esempio? Le parole di Gordon Moore, cofondatore di Intel, che nel 1965 enunciava - per l'appunto - la “prima Legge di Moore”, la quale recita: “Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor a essi relativi, raddoppiano ogni 18 mesi”.
Ebbene - continua Sorri - di fatto questa legge può essere applicata ai dispositivi di videosorveglianza di rete, in quanto, oggi, cuore di una telecamera IP è proprio il processore.
Dunque, seguendo la linea tracciata da Moore, è per questo motivo che, negli ultimi anni, le prestazioni delle telecamere e dei sistemi video di rete si sono evoluti così fortemente in termini di risoluzione, frame rate, storage e capacità di calcolo.
Starà poi al cliente, secondo le sue necessità, scegliere dove indirizzare le evoluzioni delle performance di un processore, sia che si tratti di applicazioni dove è importante privilegiare il frame rate, oppure la risoluzione o, ancora, l'integrazione e la standardizzazione.
Quanto al fatto che i prodotti di network video si stanno affermando a grandi passi - prosegue il Manager di Axis - la spiegazione sta nel fatto che “… la rete è ovunque ed è fondamentale. I prodotti digitali offrono prestazioni superiori: innanzitutto l'HDTV - che sta diventando uno standard anche nella Tvcc, dopo essere ormai largamente impiegato nel settore enternainment - il Megapixel, la scansione progressiva, l'aspettativa di avere un alto dettaglio nel fermo immagine sugli oggetti in movimento. In più, l'installazione flessibile e veloce grazie al Power over Ethernet e a strumenti di diagnostica e di management, nonché la registrazione semplificata, l'Intelligent Video. Tutto questo concorre a offrire soluzioni avanzate e scalabili, perché, di fatto, la rete è scalabile, implementabile. In sostanza, non ha limiti”.

Forum ONVIF, dal sogno alla realtà

Fondata da Axis Communications, Bosch Security Systems e Sony Corporation alla fine del 2008, l'organizzazione no profit ONVIF - Open Network Video Interface Forum - a oggi conta oltre 240 membri.
E a proposito delle sue origini, Sorri ricorda “… negli ultimi anni era diffuso il pensiero che la mancanza di uno standard di interconnettività potesse ostacolare, o comunque rallentare, la migrazione dal video analogico al digitale. Allo stesso tempo, però, per i tre produttori in questione - ovvero Axis, Bosch e Sony - pensare di importare uno standard unico, globale, nel mondo della videosorveglianza sembrava una missione molto ardua…”.
I punti principali di discussione vertevano innanzitutto sulla possibilità di creare uno standard che “andasse bene sempre”, così da gestire l'interfaccia di prodotti di sicurezza di tutto il settore, pur iniziando dalla videosorveglianza.
Secondo punto: supportare la convergenza dell'industria, tenendo presente quale segmento della produzione è più reattivo, quale si muove e in quale direzione. E ancora, creare uno standard significa anche semplificare l'installazione, oltre che offrire all'utente finale la possibilità di scegliere quale tecnologia e quale prodotto adottare. Il che non è poco.
“Infine - continua - l'ultimo passo era quello di cercare di provocare una sorta di tam tam fra i produttori, in modo da coinvolgere più attori possibili.
Concretizzando, ci siamo dati degli obiettivi pratici: anzitutto creare uno standard per l'interfaccia dei prodotti, di modo che i prodotti stessi potessero dialogare tra loro: una telecamera con l'altra e un sistema di videoregistrazione con la telecamera. Dunque, quello a cui abbiamo dato vita nel 2008 è un Forum di discussione aperto a tutti, che offre a chiunque la stessa possibilità di partecipare alle decisioni”.
L'adesione al Forum ONVIF è accessibile a tutti coloro che desiderano contribuirvi e c'è un voto a disposizione per ogni azienda: tutto viene deciso in modo democratico tra coloro che partecipano attivamente al Forum.
Una piattaforma di base è già stata creata, ma tutti i membri, indistintamente, possono contribuire alla formazione di specifiche tecniche relative allo standard.
“Secondo dati resi ufficiali - conclude Sorri - oggi le aziende aderenti a ONVIF rappresentano il 72% del mercato del video. Il nostro sogno si è realizzato”.

Consorzio PSIA, oltre il video

Vincenzo Bono, Global Software Architect March Networks, parla invece di PSIA - Phisical Security Interoperability Alliance - Consorzio che, ad oggi, conta 21 membri nel consiglio direttivo, 67 partecipanti alle votazioni delle specifiche degli standard e circa 60 prodotti sul mercato.
Lo standard PSIA - creato anch'esso nel 2008 - è aperto, orientato fin da principio alla sicurezza in senso esteso, non solo video, e basato su un'architettura chiamata REST.
In particolare - spiega Bono - questa architettura non richiede tool di generazione automatica del codice ed è pensata per impiegare meno risorse: meno CPU, meno memoria, meno banda, perché sino dall'inizio si è voluto dare attenzione anche a dispositivi non solo di videosorveglianza ma orientati al controllo accessi e all'antintrusione che, in questo momento, sono dotati di una potenza di calcolo e di risorse minori rispetto a quelle che si trovano a bordo delle telecamere".
I gruppi di lavoro - continua - si suddividono in due team: uno deputato a descrivere il “cuore” del sistema - dunque modelli, servizi, comunicazione - mentre l'altro si occupa dei sistemi in senso esteso.
All'interno dei sistemi stessi, poi, sono sviluppate specifiche ad hoc per le telecamere, l'analitica, la registrazione dei flussi video e la gestione dei contenuti e, anche, il controllo accessi e l'antintrusione.

Standard a confronto

Da un rapido confronto tra i due standard - delineato da Bono - emerge che entrambi permettono di ricercare i dispositivi in rete ed entrambi consentono la configurazione e il controllo di tali dispositivi.
Tutti e due, poi, permettono di configurare l'immagine con specifiche destinate alla configurazione dei sensori, al controllo delle lenti, fuoco, Iris, configurazione multimediale e streaming.
Entrambi ammettono configurazione totale PTZ, invio degli eventi e gestione dell'analitica.
In questo momento PSIA ha definito anche una parte dello standard per gestire le registrazioni. Nei prossimi rilasci, per entrambi i Consorzi si prevedono la gestione del controllo accessi e l'antintrusione.
Entrambi, poi, possono coesistere sullo stesso dispositivo e parte dello standard è comune.
Tutti e due, infine, prevedono tool di test per la certificazione dei propri prodotti, anche se basati su un diverso approccio a livello di architetture.
ONVIF si basa su un'architettura Web Service, a sua volta basata su ADSL, e definisce uno standard con interfaccia di comunicazione rigida e formale.
Tale approccio permette un livello di interoperabilità maggiore rispetto a un'architettura come quella REST, meno rigida, più flessibile e che non definisce in maniera rigorosa quali sono le interfacce di comunicazione.
L'impatto sulla standardizzazione è, dunque, diverso: ONVIF, con interfaccia rigida e requisiti obbligatori per l'implementazione, punta sull'interoperabilità. Basato su architettura REST, lo standard PSIA, invece, risulta più facile da implementare su un numero di dispositivi più ampio.

I vantaggi della standardizzazione

“Lo standard è un elemento fondamentale e la sua mancanza ha sicuramente costituito un fattore di difficoltà nella migrazione dall'analogico all'IP, che tutti quanti riteniamo il futuro della videosorveglianza. Non avere interoperabilità è un grave handicap. E rappresenta un limite anche l'essere vincolati a un unico costruttore o, comunque, a una fascia ristretta di costruttori”.
Questo il pensiero di Fabio Andreoni, Country Manager di Samsung Techwin, il quale specifica: la storia insegna che ogni applicazione tecnologica è diventata di massa nel momento in cui è stato definito - da un Consorzio ad hoc o dal mercato stesso - uno standard. Quando lo standard c'è stato, la tecnologia, infatti, ha raggiunto il massimo della diffusione.
Restando al comparto della videosorveglianza e, più in generale, della sicurezza, la standardizzazione arreca vantaggi per tutti i player coinvolti, dai produttori ai systems integrators, dagli installatori agli utenti finali.
Per quanto riguarda i produttori, se in generale - sottolinea Andreoni - la presenza di uno standard di interoperabilità porta inevitabilmente con sé una naturale accelerazione del processo di evoluzione tecnologica, con nuovi input alla ricerca e sviluppo, nello specifico rappresenta una preziosa occasione per “specializzarsi”, realizzando - ad esempio - solo telecamere di piccole dimensioni, oppure motorizzate e così via, come già accade nell'analogico: “… esistono ormai sul mercato telecamere di tutti i tipi, di tutte le forme, di tutte le dimensioni e per le più svariate applicazioni. Se esiste uno standard, ogni costruttore ha la possibilità di concentrarsi nella realizzazione del prodotto più in linea con il proprio stile, la propria esperienza, il proprio target”.

Libertà è poter scegliere

Una volta che il costruttore avrà realizzato le più belle telecamere e i migliori prodotti interoperabili, esistono indiscussi vantaggi anche per chi lavora sul campo.
Sarà molto più ampia, infatti, la scelta a disposizione del system integrator: “…fino a ieri quest'ultimo era vincolato a un unico costruttore o a una nicchia ristretta di costruttori, con legami e processi di rapporto con il produttore abbastanza impegnativi, sia dal punto di vista commerciale che di formazione tecnica e di conoscenza del prodotto” aggiunge il Manager di Samsung Techwin.
L'avvento di uno standard unico, comportando un deciso ampliamento della possibilità di scelta, darà al professionista la possibilità di dimostrare in maniera più precisa la propria capacità nei confronti dell'utente finale, senza limitazioni sul fatto di poter avere accesso o meno a una determinata categoria di prodotti.
Ci si potrà anche spingere a nuove applicazioni, non solo di videsorveglianza o controllo accessi ma anche ad altre, inaspettate, senza trascurare l'incremento della possibilità di operare su impianti già esistenti.
“Se consideriamo - precisa - che il mondo analogico di fatto operava in un ambito di standard, l'affrontare questa stessa tipologia di comunicazione con uno standard di nuova generazione ci permette di immaginare migrazione e ampliamento più rapidi degli apparati esistenti”.
Ultima, ma non meno importante, la rosa dei benefici per gli utenti finali, per chi gli impianti li chiede, per chi decide di investire in ambito di sicurezza e Tvcc.
Anzitutto, aumenterà la possibilità di scelta: In realtà - nota Andreoni - sono presenti sul mercato molte più telecamere analogiche che di rete. Per molte applicazioni, insomma, rispetto all'offerta analogica, non esiste l'equivalente offerta di soluzioni IP”. Ed ecco che la standardizzazione comporterà nuovi prodotti in ambito IP, con conseguente aumento dell'offerta.

Standard chiusi, proprietari, aperti

Alberto Lossani, Technical Support Manager Panasonic si sofferma sul concetto stesso di “standard” - vocabolo che deriva dal francese e significa “stendardo”, “insegna” - e sulle diverse tipologie esistenti.
Vi sono diversi tipi di standard.
Ad esempio, si può decidere di formare un'alleanza fra un certo numero di costruttori, che decidono di creare un proprio standard al quale altri non possono accedere e, se intendono farlo, in alcuni casi sono costretti a pagare.
Questo è uno standard chiuso, che in molti casi rappresenta un ostacolo, una barriera alla diffusione della tecnologia.
Possono, anche, essere presenti standard proprietari, creati da un'unica azienda per molteplici motivi.
Ancora una volta questi standard non possono, comunque, essere utilizzati liberamente da tutti gli altri.
“Gli standard che sul serio apportano benefici - rimarca Lossani - sono quelli aperti, in cui il codice sorgente è disponibile per utilizzo pubblico in maniera gratuita - e questo è, a mio avviso, un punto molto importante”.
Oltre che avere disponibilità pubblica, lo standard deve essere gestito e detenuto da un Ente di standardizzazione e non deve essere presente un unico player che detta le regole, ma tutto deve essere gestito in maniera democratica e attraverso un processo “aperto”, in cui chiunque possa apportare il suo contributo.
Inoltre, “qualsiasi operatore che decida di entrare successivamente con le proprie idee, deve poter accedere allo standard, utilizzarlo ed, eventualmente, aggiungere quella che è la propria tecnologia e la propria innovazione.
Di conseguenza, deve essere possibile estendere e utilizzare lo standard all'interno di altri standard aperti, proprio per garantire il massimo della diffusione.

Interoperabilità: un ponte
tra sistemi diversi

Secondo Lossani, l'interoperabilità esprime un concetto diverso, “aggiuntivo”, il fatto, cioè, di “creare sinergie”.
“Se vogliamo, con interoperabilità si intende un ponte che lanciamo per creare unione, coesione e comunicazione fra diverse strutture, fra diversi sistemi”
.
Si tratta di un concetto “universale” che può riguardare tutti i campi - dell'informatica come della telecomunicazione - e si estende anche ai sistemi di sicurezza in senso lato, non solo di videosorveglianza.
L'interoperabilità è, anche, una richiesta del mercato: capita molto spesso che clienti - che possono essere utenti finali o systems integrators - manifestino la necessità di integrare i sistemi di videosorveglianza con apparati di altro genere.
In questo caso, “il fatto di avere un unico standard, un'unica interfaccia condivisa da tutti, che crei interoperabilità, risolve anche questo tipo di problema.
A questo punto si è sicuri e si è garantiti che tutti i pezzi del puzzle possano essere messi insieme senza alcun problema”.
In mercati dinamici e altamente competitivi, quindi, le aziende hanno forti incentivi a rendere i loro prodotti interoperabili, perché questa è una richiesta che arriva direttamente dal mercato e che il mercato apprezza.
“I benefici per gli utenti, già anticipati prima - prosegue Lossani - vanno dalla possibilità di non dover fare una scelta di compromesso alla flessibilità - in quanto utenti e systems integrators non sono più vincolati a soluzioni proprietarie dettate dai costruttori - a maggiore concorrenza, allo sviluppo garantito e alla qualità nel momento in cui l'utente sa che il prodotto è conforme allo standard e non darà problemi di malfunzionamento. È importante sottolineare - conclude - che standard non significa “appiattimento”. Al contrario, i costruttori possono concentrarsi su quello che è il vero valore aggiunto da fornire, sulla vera innovazione, dimenticandosi, per così dire, i risultati di interfaccia, di protocolli che sono comunque definiti a livello di standard”.
Dunque, adottare uno standard non significa affatto uniformarsi, ma creare “vero valore aggiunto”.

Fase di maturazione

A concludere i lavori, l'intervento di Alfredo Donadei, Business Development Manager Videonetworking Sony: “… se facciamo riferimento a quello che è il ciclo di vita completo di un prodotto - sviluppo, consolidamento e declino del prodotto stesso - credo di poter considerare la videosorveglianza su rete in una fase di maturazione”.
“I segnali che avverto - ha continuato Donadei - sono relativi a uno sviluppo del fatturato consolidato, al numero degli operatori, agli attori tecnologici che lavorano in questo comparto e a un forte interesse a valutare e a comprendere, da parte degli utenti finali, quali sono gli elementi di maturità del mercato”.
La videosorveglianza analogica si può considerare antesignana della videosorveglianza su rete, in quanto ha tracciato elementi importanti, tra i quali il concetto al quale si è già accennato, ovvero quello dell'interoperabilità.
È necessario - fa notare - considerare la presenza sul mercato di piattaforme software che permettono di rendere interoperabili tutti gli elementi che costituiscono una soluzione di videosorveglianza su rete; elementi di brand diversi e concettualmente differenti trovano nella piattaforma software un fattore di trait d'union.
“Per ora è una corsa contro il tempo, perché gli sviluppatori di piattaforme software sono costretti a un continuo aggiornamento delle versioni dei software per annoverare quante più telecamere presenti sul mercato del video”.

Questione di prezzo

La definizione di uno standard ha permesso a molteplici attori tecnologici - sopratutto dell'area asiatica - di poter operare nel mercato della videosorveglianza, per una classica e semplice regola di mercato per cui all'aumentare della concorrenza del numero di attori diminuisce il prezzo dell'oggetto, quindi dell'oggetto tecnologico, in questo caso della telecamera.
“Questo assioma ha fatto sì che diventasse più semplice, per l'utente finale, accedere - a quasi parità di prezzo - a una telecamera IP anziché a una telecamera analogica: in questo momento storico, quindi, ci troviamo in una fase di sovrapposizione - almeno dal punto di vista del prezzo - e questo facilita sicuramente il passaggio da un mondo tradizionale a una tecnologia avanzata su rete”.
Cercando di stilare un primo bilancio - conclude Donadei - allo stato attuale la richiesta di telecamere ONVIF compliant arriva soprattutto dall'utenza finale.
Sono loro, infatti, i più attenti a questo tipo di standard, semplicemente perché l'elemento che caratterizza la loro richiesta è il prezzo, più che la prestazione tecnica.

Anche per il Manager di Sony, gli attori del comparto che - dopo il cliente finale - richiedono maggiori informazioni su ONVIF sono i systems integrators: “… perché è proprio nel DNA del system integrator offrire soluzioni di videosorveglianza che comportino l'integrazione di vari elementi”.
Infine, un altro dato interessante è che, allo stato attuale, quasi tutti produttori che contribuiscono allo standard ONVIF presentano nel loro line-up telecamere ONVIF compliant in una percentuale pari circa al 70% dell'offerta totale. E il restante 30% è relativo a telecamere che hanno già qualche mese di vita.

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