Scarpe & Scarpe e Johnson Controls – Come conciliare sicurezza e shopping experience

Scarpe & Scarpe

Contrastare i furti in modo efficace e, nel contempo, garantire un’ottima esperienza d’acquisto alla propria clientela. Questi gli obiettivi di Scarpe & Scarpe, che nelle soluzioni Johnson Controls ha trovato la risposta giusta grazie alle etichette rigide EAS InFuzion a marchio Sensormatic

Quella di Scarpe & Scarpe è una storia tutta italiana cominciata nei mercati rionali della Torino di mezzo secolo fa e proseguita con l’apertura del primo negozio in città da parte del fondatore, Dino Pettenuzzo. Da allora, l’azienda è cresciuta rapidamente e oggi sono 150 i punti vendita distribuiti sul territorio nazionale, per un totale di 2.000 dipendenti.

L’adozione del modello distributivo tipico della Gdo, la varietà e la qualità delle proposte, i prezzi competitivi concorrono al successo del brand. Anche la grandezza degli store (tra i 1.500 e i 2.500 mq), nonché la presenza capillare in centri commerciali e in alcune delle maggiori vie dello shopping italiane, sono aspetti che svolgono un ruolo fondamentale in tal senso.

La sfida: contrasto dei furti e shopping experience di qualità

Nata come negozio di scarpe, Scarpe & Scarpe è un’azienda che ha saputo ampliare negli anni il proprio core business arricchendo l’offerta con l’inserimento dell’abbigliamento casual sportivo, la valigeria e la pelletteria. Gli store ospitano, inoltre, spazi espositivi dedicati alla vendita di calzature e capi di alcuni selezionati marchi di prestigio. Scarpe & Scarpe aveva quindi l’esigenza di ammodernare il proprio sistema di antitaccheggio e di adottare una soluzione di sorveglianza elettronica degli articoli (EAS), così da assicurare prevenzione e sicurezza a 360 gradi contro i furti, causa principale degli ammanchi nell’inventario. Il definitivo consolidamento dell’e-commerce aveva inoltre aumentato il livello di competitività nel settore, rendendo necessaria la proposta di una shopping experience di qualità che incentivasse traffico e acquisto in store.

InFuzion: un’etichetta dal design innovativo

Johnson Controls
InFuzion by Sensormatic

Per far fronte a queste sfide, Scarpe & Scarpe ha sondato il mercato alla ricerca di una tecnologia di loss prevention avanzata che soddisfacesse le proprie esigenze di business. Dopo un’attenta valutazione la scelta è ricaduta sulle etichette rigide EAS InFuzion a marchio Sensormatic di Johnson Controls.

L’esclusiva caratteristica di InFuzion di riunire in un unico corpo placca e chiodo di chiusura consente di organizzare in modo più semplice gli articoli, velocizza i tempi di rimozione del dispositivo alle casse e porta a un generale miglioramento delle operazioni gestionali.

La scelta di Scarpe & Scarpe di potenziare il proprio sistema antitaccheggio e di prevenzione dei furti con il tag InFuzion è legata alla struttura esclusiva di quest’ultimo. Essendo diverso dalle altre etichette, disorienta il possibile malintenzionato che si aspetta una protezione con forme e caratteristiche convenzionali.

La placca è stata progettata per essere meno aggredibile dai taccheggiatori: il design monoblocco rende, infatti, altamente difficoltosa la rimozione forzata del tag senza danneggiare la merce.

L’ingombro minimo di InFuzion, la sua leggerezza e il diametro ridotto del chiodo ne permettono l’applicazione su tutte le tipologie di articoli in vendita, specialmente su capi molto leggeri e dai tessuti preziosi. «Dopo una fase pilota di utilizzo delle etichette antitaccheggio InFuzion in alcuni store, i risultati positivi ottenuti in termini di ottimizzazione delle operazioni e diminuzione dei furti ci hanno convinto a utilizzarle in tutta la nostra rete di vendita», ha commentato Fabio Guarino, Loss Prevention Manager di Scarpe&Scarpe.

I vantaggi: efficienza in store e protezione

Semplicità d’uso e protezione elevata degli articoli convergono in una semplice etichetta “mono-pezzo” integrata, che può essere applicata e rimossa in modo molto rapido con una sola mano. Non a caso il tag InFuzion a marchio Sensormatic, posto su numerosi capi di abbigliamento di diverse dimensioni e tessuti, si è rivelato in un recente test il più rapido da rimuovere, con un risparmio di tempo complessivo del 40% rispetto alle etichette rigide antitaccheggio a due pezzi.

Il suo design è adattabile alle soluzioni di checkout mobile e self-checkout e, grazie alla rapida rimozione automatica, consente di completare le transazioni autonomamente, accelerando il processo di acquisto a beneficio di una shopping experience semplificata.

La sfida? Salire su un treno in corsa

Intervista con Marco Guadagnini, business development manager Retail di Johnson Controls

«Il prodotto impiegato rientra nel portfolio delle soluzioni che hanno l’obiettivo di migliorare le prestazioni del punto vendita, attraverso l’ottimizzazione dei tempi del personale e delle operazioni in-store». A spiegarlo è Marco Guadagnini, business development manager Retail di Johnson Controls, al quale abbiamo posto alcune domande per approfondire i dettagli della soluzione. 

Possiamo sintetizzare vantaggi e plus di InFuzion?

«Le operazioni di applicazione e rimozione delle etichette diventano più veloci, richiedendo inoltre meno manodopera rispetto ai dispositivi tradizionali a due pezzi. La diminuzione dei tempi e il minor sforzo necessario per l’applicazione e la rimozione dell’etichetta riducono in maniera significativa anche lo stress del personale in cassa e la coda di attesa nel punto di pagamento, con conseguente aumento della soddisfazione del cliente. La maggiore sicurezza è garantita dall’assenza di parti separate, i chiodi. La struttura integrata, inoltre, elimina la necessità di riporre e smistare i chiodi separatamente dalle etichette, con conseguente riduzione del tempo di svolgimento delle operazioni. Tutto questo si traduce, dunque, in maggiore semplicità nella raccolta delle protezioni dopo la rimozione dal prodotto, un solo alloggiamento di raccolta delle etichette antitaccheggio, minore lavoro in cassa».

Quali gli step principali della progettazione e della realizzazione dell’intervento?

«Trattandosi di un sistema di sicurezza che ha lo scopo di ottimizzare i tempi di applicazione delle protezioni, si è cercato inizialmente di definire con chiarezza obiettivi, modalità e sistemi di benchmark calati nelle modalità e nelle tempistiche di attività di vendita operative. Sono stati poi chiariti in loco la modalità applicativa dell’etichetta, lo scopo e la tipologia di prodotti oggetto della sperimentazione. Vista la praticità della soluzione, non abbiamo trovato particolari criticità. La vera sfida è stata salire su un “treno in corsa” - il negozio già aperto, allestito e protetto - e intervenire sull’abitudine del personale nell’applicare le protezioni secondo modalità ormai consolidate».

Eventuali criticità emerse durante l’installazione?

«Poche, il sistema si è rivelato molto pratico, veloce ed estremamente efficiente in tema di risparmio di tempo nella fase di applicazione e nella fase di rimozione. In quest’ultima fase si è riscontrato un forte aumento della soddisfazione del cliente, che ha beneficiato di tempi di distacco ridottissimi, grazie alla presenza di un solo componente da maneggiare».

Si possono prevedere eventuali sviluppi futuri?

«Questo approccio è già stato applicato su altre tipologie di sensore, con soluzioni di distacco differenti ma dagli scopi comuni: aumentare la sicurezza, semplificare la protezione, diminuire i tempi di applicazione e rimozione dei tag e, in ultima analisi, aumento customer satisfaction in fase di pagamento. È evidente come la semplificazione delle procedure dei sistemi di sicurezza, unita alla forte volontà di rendere sempre più indipendente il cliente nella sua esperienza nel vendita, dovrà necessariamente passare da dispositivi come questo, che sono il primo passo verso i totem di pagamento automatizzati come i self-checkout anche in settori non legati al food. Abbiamo già presentato dispositivi in cui il cliente da solo paga e rimuove la protezione, di cui le protezioni InFuzion fanno parte. Le cassiere di un tempo si stanno sempre di più trasformando in assistenti alla vendita e di supporto per garantire al cliente la migliore esperienza d’acquisto possibile».

Dal taccheggiatore abituale alle bande organizzate

Intervista con Fabio Guarino, Loss Prevention Manager di Scarpe&Scarpe

«Nel mondo retail il crimine più diffuso è sicuramente il taccheggio. Almeno posso affermarlo per quel che riguarda il nostro settore, ovvero quello di calzature, abbigliamento e accessori. I reati di tipo “predatori” (furti, rapine e truffe) sono sicuramente i più comuni e gli attacchi al patrimonio da parte di soggetti esterni alla struttura aziendale rappresentano, nella nostra realtà, oltre l’80 % delle perdite». Lo conferma Fabio Guarino, Loss Prevention Manager di Scarpe&Scarpe, che aggiunge: «Non sono da sottovalutare, però, neppure i problemi di infedeltà interna, gli errori amministrativi e gli errori sulla catena logistica. Tutelare il patrimonio aziendale del quale fanno parte persone e cose, negli anni, diventa sempre più difficile».

Come sono cambiate, negli anni, le necessità di prevenzione e protezione?

«In questi ultimi anni non sono cambiate le tipologie di attacchi al patrimonio ma sono cambiati i ladri: ai ladri occasionali e a quelli di necessità si sono aggiunti dapprima i taccheggiatori abituali e, poi, le bande organizzate. Per far fronte a queste evoluzioni, abbiamo dovuto adeguare e adattare di volta in volta le contromisure cambiando sempre più spesso i sistemi passivi di difesa e sensibilizzando sempre di più il personale dei negozi. Una adeguata formazione dei nostri colleghi negli store ci ha permesso di ridurre i costi e di arrivare a risultati sempre migliori di riduzione delle differenze inventariali. Anche solo insegnare a utilizzare le etichette antitaccheggio nel modo giusto ha ridotto sensibilmente i costi e portato risultati in termini di riduzione dei furti».

Quali specifiche esigenze sono emerse?

«L’esigenza che è emersa come primaria per la sicurezza dello store è stata quella di consolidare la sensazione di uno store sicuro per il personale e per i clienti. Vale un po’ la “teoria degli specchi rotti”: il degrado chiama altro degrado, per questo motivo la prima cosa da fare è quella di creare un ambiente sicuro, bonificato il più possibile da soggetti malintenzionati e questo è realizzabile raccogliendo e analizzando in modo approfondito informazioni e dati utili allo scopo. Un’efficace acquisizione di questi ultimi permette di creare dei modelli procedurali che consentono di prevenire e, di conseguenza, ridurre i danni patrimoniali».

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