Attualità – Gioiellerie nel mirino. Le più efficaci strategie di sicurezza

gioiellerie

Le gioiellerie si confermano uno degli obiettivi principali dei malviventi, pronti a elaborare qualsiasi strategia per mettere a segno i propri colpi. Per questo, come deterrente, diventa importante rendere ben visibili al pubblico le contromisure di sicurezza implementate

Continuano a dare libero sfogo alla propria creatività criminale i malviventi che mettono nel mirino le gioiellerie. La cronaca di questi ultimi giorni racconta le gesta di ladri che agiscono da soli, giocando d’astuzia, fingendosi clienti qualsiasi, o come “bande del buco” che passano dalle reti fognarie. In altri casi entrano direttamente dalla porta di ingresso sfondandola, per esempio, con tubi di acciaio.

Non mancano neppure i ladri che studiano il furto attraverso le mappe su internet, evitando così di esporsi con sopralluoghi di persona sul posto. Dall’India è arrivata persino la notizia di un episodio davvero stravagante: due uomini sono entrati in una gioielleria strisciando con indosso maschere di animali, riuscendo a svuotare gli scaffali. Parliamo di situazioni che possono anche rivelarsi particolarmente cruente, con azioni che assomigliano a veri e propri raid, con il ferimento del gioielliere o la sua riduzione a ostaggio per preparare la fuga.

Questi diversi episodi mostrano quanto possano essere molteplici le vulnerabilità delle gioiellerie. Si comprende bene, allora, quanto debbano essere altrettanto numerose le misure di sicurezza da vagliare e adottare: dalla protezione delle saracinesche ai sensori d’allarme sulle casseforti, dai pulsanti antirapina distribuiti nei luoghi “critici” del negozio al collegamento dell’allarme con una centrale operativa, per arrivare ai sistemi di videosorveglianza e a strumenti sempre più in auge come i nebbiogeni. Senza dimenticare, naturalmente, l’importanza delle vetrine antisfondamento o della suddivisione del negozio in più scomparti non comunicanti fra loro.

La sicurezza in un vademecum

Da qui l’utilità di strumenti come il “Vademecum per la prevenzione e la sicurezza degli esercizi nel settore oreficeria/gioielleria”, voluto dal sindacato di categoria Federpreziosi Confcommercio Grosseto e realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato. Qualche suggerimento? Per ridurre al mimino i rischi, la soglia di attenzione deve essere alta già lungo il tragitto dall’abitazione al negozio, con l’accortezza di evitare la routine, cambiando frequentemente percorso per impedire uno studio delle proprie abitudini. Chiaramente, i buoni rapporti con il vicinato e con le attività commerciali adiacenti permettono di individuare insieme anomalie e, di conseguenza, costituiscono un valido aiuto nella prevenzione dei sinistri. Bisognerà, poi, sempre prestare attenzione a veicoli diversi da quelli solitamente parcheggiati nelle vicinanze del proprio negozio e ai clienti che entrano in negozio in coincidenza dell’orario di chiusura. Persino il bancone di vendita, ricorda il “Vademecum”, può essere uno strumento di difesa, in quanto, se largo e profondo, aiuta a rendere difficile per i malintenzionati il contatto fisico con il personale addetto alla vendita. Al tempo stesso è importante evitare all’interno del negozio “zone d’ombra”, per avere sotto controllo l’intero ambiente. Una particolare attenzione va riservata alla custodia delle chiavi e alla gestione del contante (meglio tenerne una quantità ridotta in cassa).

Un furto al giorno

Tante barriere sono sicuramente indispensabili, ricordando che, nel caso delle gioiellerie, ai malviventi sono sufficienti davvero pochissimi minuti per mettere a segno il colpo. La buona notizia, stando al decimo Rapporto Intersettoriale Ossif sulla criminalità predatoria, recentemente presentato, è che le gioiellerie sono meno colpite di altri esercizi commerciali - vedi farmacie e tabaccherie - anche se parliamo comunque di 376 furti nel 2018, uno al giorno. Dati che non possono non inquietare i gioiellieri. Ecco perché risultano particolarmente meritevoli iniziative come il progetto dedicato alla sicurezza antirapina “La gestione delle emozioni, una difesa in più” di Confcommercio. L’iniziativa pone l’attenzione sulla formazione del gioielliere e sulla sua capacità di controllare le emozioni non solo per minimizzare le conseguenze di una rapina, ma anche per prevenirle.

LE INTERVISTE

Sicuritalia
Renato Ricciardi,
direttore Divisione Engineering Security
Systems Sicuritalia

Vigilanza e interventi sulla base delle caratteristiche di ogni singola gioielleria

Gli operatori orafi devono confrontarsi ogni giorno con la crescita della criminalità. Per farlo si affidano a operatori della sicurezza come Sicuritalia. Ne parliamo con Renato Ricciardi, direttore Divisione Engineering Security Systems del Gruppo.

In che modo le Guardie Giurate possono dare un contributo nel proteggere una gioielleria?

«In quest’ambito i servizi delle Guardie Giurate sono definiti dall’art. 133 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e sono finalizzati principalmente alla prevenzione dei reati attraverso un efficace atteggiamento deterrente. Sicuritalia supporta i compiti affidati alle sue GPG attraverso dotazioni tecnologiche innovative, equipaggiamenti speciali, valutazioni preventive dei rischi e l’organizzazione di interventi tempestivi diurni e notturni, mediante collegamento h24 con la Centrale Operativa».

Ci può fare alcuni esempi di dotazioni tecnologiche impiegate?

«L’efficacia delle tecnologie è determinata dalla preventiva valutazione del rischio e definita dalle caratteristiche della singola gioielleria. In generale una gioielleria viene dotata di impianto antintrusione e antirapina con sensoristica interna, protezione perimetrale, sensoristica di prossimità, telecamere termiche, video analisi intelligente e videocontrollo integrato, collegamento con requisiti d’interoperatività alla centrale operativa. Di grande efficacia è l’aggiunta di elementi di disturbo che ritardano l’azione criminosa consentendo alle forze dell’ordine d’intervenire in tempo utile. Tra questi le serrande blindate con sensore sismico contro taglio e rottura e i dispositivi nebbiogeni».

Quali sono i vantaggi di uno strumento come la Guardia Virtuale?

«La Guardia Virtuale non può sostituire la presenza fisica delle GPG. Si tratta di un servizio di videosorveglianza da remoto svolto generalmente nell’orario di apertura da una risorsa dedicata o condivisa con uno o più clienti. Per le gioiellerie di piccola media dimensione e di rischio poco elevato le applicazioni di Guardia Virtuale possono rappresentare un ottimo compromesso per garantire vigilanza, deterrenza e gestione delicata dell’intervento senza esporre al pericolo clienti e personale da reazioni pericolose da parte di chi sta perseguendo l’atto criminoso». 

UR Fog
Corrado Braggiotti, International Marketing
Manager and Sales Support di UR Fog

Il nebbiogeno completa il perfetto antifurto

Il nebbiogeno è un dispositivo di sicurezza attiva che può diventare indispensabile per la prevenzione dei furti e la protezione dei propri beni. In pochi secondi, infatti, può emettere nebbia a una densità tale che per qualsiasi malvivente diventa impossibile portare a compimento il furto. Nel frattempo, si concede alle Forze dell’Ordine il tempo necessario per giungere sul luogo del crimine.

UR Fog si occupa di sistemi di sicurezza nebbiogeni, forte di un team di ingegneri con lunga esperienza nello sviluppo dei prodotti. «Produciamo tutto in Italia, abbiamo un centro di ricerca e sviluppo e tutte le macchine sono brevettate», spiega Corrado Braggiotti, International Marketing Manager and Sales Support di UR Fog. «Siamo gli unici al mondo con sistemi fino a 4 mila metri cubi erogati in un singolo sparo, garantendo una nebbia a zero visibilità».

Perché le gioiellerie dovrebbero valutare l’acquisto di nebbiogeni?

«Secondo le statistiche i furti avvengono in meno di 3 minuti, per questo è necessario un sistema aggiuntivo che possa disorientare e fermare i ladri dal momento in cui si attiva l’allarme e nei primi secondi di un tentato furto. Il nebbiogeno è un sistema antintrusione che va abbinato a una centrale d’allarme. Di fatto è l’anello mancante al perfetto antifurto».

Quali sono i loro punti di forza?

«Il nostro è il nebbiogeno più veloce al mondo, con fino a 50 metri cubi di nebbia al secondo per impedire totalmente la visibilità di qualsiasi spazio in pochi secondi. L’innovativa formula del liquido con un’alta percentuale di glicole assicura inoltre una densa nebbia totalmente impenetrabile. A ciò si aggiunge l’esclusivo sistema brevettato che permette di rilevare automaticamente se l’ugello è stato ostruito, inviando un segnale in caso di manomissione. Ricordiamo, poi, il consumo di energia estremamente basso e il funzionamento per lungo tempo anche in assenza di rete elettrica: da 1,5 a 3,5 ore. Parliamo di sistemi certificati secondo gli standard europei: il liquido nebbiogeno è testato e assolutamente sicuro per persone, animali, oggetti e non lascia alcun residuo».

Quali evoluzioni ci possiamo aspettare in futuro?

«Un esempio in questa direzione arriva dal nostro nuovo sistema Tempest. Fino a oggi l’unico modo per avere sistemi antintrusione piccoli, economici e che funzionassero in assenza di rete elettrica era quello di usare i sistemi fumogeni che, al contrario dei nebbiogeni, funzionano attivando una cartuccia pirotecnica interna, la quale - una volta azionata - genera fumo, e non nebbia. Tempest è un nebbiogeno brevettato che rappresenta una novità assoluta: è di piccole dimensioni (come una lattina circa), completamente a batteria e, quindi, può essere installato in tutti i posti dove non si ha l’alimentazione, come furgoni blindati e trasporti».

Federpreziosi
Steven Tranquilli, direttore Federpreziosi
Confcommercio Imprese per
l’Italia

Decisivo il confronto costante con le istituzioni

Steven Tranquilli, direttore Federpreziosi Confcommercio Imprese per l’Italia, ci racconta l’impegno della sua Associazione per diffondere la cultura della sicurezza tra i gioiellieri.

Quali iniziative mettete in campo per diffondere la cultura della sicurezza tra i gioiellieri?

«Il nostro ruolo di rappresentanti di categoria implica innanzitutto il confronto costante con le istituzioni preposte sia a livello nazionale che locale per valutare forme di collaborazione che coinvolgano gli operatori del settore nell’ambito dei punti cardine della sicurezza: repressione, presidio del territorio, politiche innovative di prevenzione. La richiesta è di attenzione alle strategie di difesa e di autotutela raccogliendo le loro indicazioni, opinioni, esperienze, con l’obiettivo di studiare insieme piani efficaci nell’interesse non solo della categoria ma di tutti i cittadini. E dobbiamo riconoscere di aver trovato disponibilità a ogni livello e instaurato un costruttivo dialogo».

Come si muovono le gioiellerie per proteggere il punto vendita?

«Tre quarti dei nostri operatori interpellati sull’argomento dichiara di seguire procedure per la sicurezza passiva. Il 60% ha installato nuovi impianti e dispositivi, principalmente videocamere, usufruendo anche dei notevoli incentivi offerti dalle istituzioni pubbliche, Camere di Commercio in particolare. Il restante 38% ha installato altri tipi di impianti di difesa o ha rafforzato quelli esistenti: metal detector, porte blindate, vetri antisfondamento, collegamenti con la vigilanza privata, ecc. Alcuni di questi dispositivi sono previsti dalle norme di P.S. per le attività orafe, tuttavia, l’introduzione di sempre più sofisticate apparecchiature è una strategia perseguita liberamente».

Ultimamente si è segnalata qualche applicazione in particolare?

«Si è dimostrato di grande utilità un sistema di messaggistica via WhatsApp per trasmettere a un gruppo anche assai consistente di operatori segnalazioni molto dettagliate di interesse per la categoria su fatti relativi furti, truffe, inganni e microcriminalità in genere, perpetrati ai danni degli operatori collegati nella “rete”. Informazioni che un amministratore filtra e trasmette alle Forze dell’Ordine».

 

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