Video, reti e controllo accesi ai tempi delle Smart City

Sotto il profilo della sicurezza anticrimine, le città del futuro hanno la possibilità, oggi, di sfruttare soluzioni tecnologiche sempre più intelligenti. Ma servono infrastrutture di comunicazione efficienti e una visione ampia - e altrettanto intelligente - da parte delle Pubbliche Amministrazioni

 

Con il termine “Smart City” vengono definite le soluzioni più svariate: dai semafori temporizzati ai sistemi in grado di monitorare e gestire il traffico in modo automatizzato. Una vastità di offerte e soluzioni spesso di difficile comprensione.

Accade, così, che vengano finanziati progetti fantasiosi, mentre quelli più concreti rischiano di perdersi nei meandri della burocrazia. Ma che cosa sono, davvero, le Smart City?

 

Passare dall'emergenza alla prevenzione

A tale quesito ha risposto un approfondito dibattito tenutosi durante il Convegno “Videosorveglianza urbana, reti e controllo accessi ai tempi delle Smart City”, promosso dalla testata Sicurezza in occasione della Fiera Sicurezza 2014.

Per aiutare aziende e operatori del settore, sono stati messi a confronto esperti provenienti da esperienze e aziende significativamente diverse, ma tutti con un unico obiettivo: sfruttare le nuove tecnologie per migliorare la sicurezza anticrimine in ambito urbano.

Un ambito che, come ha spiegato l’ingegner Gianni Andrei, presidente di A.I.PRO.S. - Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza - e moderatore del Convegno, sta cambiando sempre più rapidamente.

E i professionisti della sicurezza non possono essere semplici comparse, ma autentici artefici del cambiamento.

Anche perché sono proprio le aziende di settore quelle che investono maggiormente in R&S, per proporre soluzioni ancor più sostenibili ed efficaci.

Lo stesso Andrei ha, inoltre, sottolineato la necessità di passare dalla cultura dell'emergenza a quella della prevenzione, senza chiedere sempre ad altri di intervenire.

Una cultura della concretezza quella invocata dal presidente, secondo il quale le Smart City sono spesso un'icona pressoché irraggiungibile.

Più nel concreto, nelle nostre comunità si possono realizzare progetti in cui, mettendo al centro le persone, sia possibile fornire risposte ai problemi di sicurezza urbana.

Problemi che, con il diffondersi della micro-criminalità, ma anche del dissesto idrogeologico, interessano sia le grandi città che le piccole comunità locali, anche se con esigenze spesso diverse.

Si deve investire su progetti che “vadano oltre” i messaggi della protezione civile e le allerte meteo, favorendo, invece, la cultura della prevenzione e della sicurezza.

 

Le PA sono in grado di sfruttare le tecnologie?

Nelle città intelligenti, però, anche i criminali si evolvono e le Forze dell'Ordine devono garantire la sicurezza a fronte dei nuovi scenari.

Una sfida con la quale si misura quotidianamente Antonio Assirelli, consulente in materia di Sicurezza Urbana e Polizia Locale per Poleis Consulting.

La sua disamina va dritta al cuore del problema: “La tecnologia per contrastare il crimine esiste. Bisogna, invece, chiedersi quanto gli amministratori siano davvero capaci di sfruttarla al meglio. Anche perché, per gli esperti, è spesso difficile farsi ascoltare”.

Eppure nelle Smart City la sicurezza è un bene primario, poiché rappresenta il presupposto per la coesione sociale.

Per questa ragione, la tecnologia deve favorire la partecipazione dei cittadini, ma anche agevolare gli interventi - preventivi e repressivi - delle Forze dell’Ordine.

In quest'ottica, la storia recente della diffusione della videosorveglianza è emblematica di quanto la PA, così come i cittadini, credano nelle potenzialità di un simile strumento.

Nel 2005, ha raccontato Assirelli, tutti i comuni della Romagna con oltre 40mila abitanti disponevano di un sistema di videosorveglianza.

Solo tre anni dopo, con il “Pacchetto Sicurezza”, le telecamere vengono riconosciute come uno degli strumenti più efficaci nella prevenzione dei crimini.

Nel 2010, poi, la tecnologia entra nella sicurezza urbana in modo preponderate. Però, malgrado la diffusione, spesso “la videosorveglianza è vista come necessaria, ma utilizzata in modo non lungimirante”.

 

Limitare l'esplosione numerica delle telecamere e implementare la loro integrazione e gestione

Una presa di posizione dura quella di Assirelli: “Oggi abbiamo migliaia di telecamere che sorvegliano gli spazi urbani e supportano le Forze dell’Ordine. Inizialmente, sono state percepite come utili, ma le ricadute reali, ad oggi, risultano poco rilevanti. Questo perché gli enti locali hanno installato più sulla spinta emotiva che non con attenzione alla posizione ottimale, all'effettiva utilità e alla gestione”.

Un'accusa che va oltre, puntando l'indice contro la “scarsa competenza tecnica della PA”, spesso attenta solo all'installazione, a scapito della “manutenzione e dell'evoluzione tecnologica”.

Una scarsa lungimiranza che ha indotto l'assenza di un sistema per integrare le migliaia di telecamere installate.

Da qui la necessità di riportare la sicurezza tra le priorità di una città e di limitare l'esplosione numerica delle telecamere, privilegiando invece l'integrazione, la gestione e l'archiviazione delle immagini.

Il tutto senza dimenticare alcune criticità quali la privacy e, soprattutto, l'organizzazione delle Forze dell'Ordine e l’impiego efficace delle nuove tecnologie. Non serve un numero maggiore di telecamere, ha concluso Assirelli. Servono, piuttost, soluzioni in grado di sfruttare tecnologie intelligenti, capaci di riconoscere le targhe non solo a fini sanzionatori, ma per interpretare i movimenti, fornendo così un reale supporto preventivo agli agenti.

La sicurezza, ha spiegato il consulente, non deve essere affidata alle sole telecamere, perché le nuove tecnologie permettono oggi di estrapolare informazioni utili dalle migliaia di dati in possesso delle PA. Un esempio concreto, a fronte di particolari tensioni sociali, potrebbe essere persino la capacità di raccogliere e interpretare i messaggi twitter provenienti da una specifica area.

 

Controllo accessi formato Expo

Parlando di sicurezza urbana, però, il pensiero corre subito a Expo 2015, l'evento internazionale che porterà a Milano sino a 250mila visitatori al giorno.

Persone la cui sicurezza deve essere garantita tracciando di giorno il loro ingresso nei padiglioni, mentre di notte dovrà essere monitorato l'accesso di almeno 400 veicoli (oltre ai relativi autisti) che si muoveranno nello spazio espositivo.

Una condizione delicata, alla quale è stata chiamata Came. Proprio lo Strategy & Special Projects manager del Gruppo, Riccardo Samiolo, ha presentato i nuovi tornelli, in grado di riconoscere i biglietti presentati su qualunque supporto, dal digitale al cartaceo, passando attraverso i badge con differenti livelli di sicurezza.

Il tutto, ovviamente, in tempi rapidi e con l'obiettivo di verificare l'identità - in collaborazione con la Polizia e con criteri aeroportuali - in soli 1,5 secondi.

Per l'accesso ai punti nevralgici, inoltre, i tornelli integreranno anche il riconoscimento biometrico, prevenendo così qualunque tentativo di violazione fisica dei controlli.

Si tratta di capacità straordinarie, frutto dell'impiego di tecnologie all'avanguardia ma con un autentico “tallone d'Achille”: tutto questo potrebbe essere messo in crisi dall'assenza di adeguate connessioni alla rete di telecomunicazione.

Un’infrastruttura che, ad oggi, non è ancora disponibile. I responsabili di questo ambito hanno assicurato un'adeguata copertura in vista dell'apertura dell'Expo. Ma, per prevenire qualunque problema, i tecnici di Came hanno dotato i sistemi di controllo di una propria intelligenza distribuita, in grado di sopperire a possibili problemi di connettività.

 

Senza una rete efficiente le Smart City non possono funzionare

Proprio i rischi connessi a un improvviso fault della rete, hanno offerto a Fabrizio Re, direttore commerciale di Irides, un'azienda specializzata nella System Integration, lo spunto per riportare all'attenzione un aspetto erroneamente trascurato: senza rete le smart city non possono funzionare.

Una considerazione troppo spesso sottovalutata, soprattutto quando si parla di intelligenza nei piccoli centri.

Le grandi città, infatti, sono generalmente cablate in modo capillare e collegate con dorsali a banda larga.

Nei piccoli centri, invece, la realtà è spesso molto diversa. Inoltre, creare l'infrastruttura fisica comporta costi e, soprattutto, una serie di problemi burocratici, anche in presenza di un eventuale guasto.

Per questo, sarebbe necessario che, a fronte di ogni scavo, le amministrazioni locali si impegnassero, quantomeno, a posare dei cavidotti in grado di ospitare i cavi.

Arrivare a un cablaggio fisico diffuso, spiega Re, implica tempi e costi significativi. L'alternativa, anche in ambito urbano, è così rappresentata dal wireless: “Facile da installare, relativamente economico, con frequenze libere...”.

Una facilità che, però, è solo apparente. Infatti, l'uso di frequenze libere nella videosorveglianza impone la visibilità tra le antenne o, in alternativa, la creazione di punti di rilancio in posizione elevate.

A questo si aggiunge il fatto che una moderna telecamera 4k occupa molta banda. Al punto che è sufficiente l'impiego di cinque telecamere per saturare rapidamente lo spettro radio disponibile.

Un’ulteriore possibilità, ha spiegato Re, è offerta dai collegamenti punto-punto, che devono essere realizzati da aziende in possesso di un'autentica specializzazione.

La PA, però, può accedere a basso costo alle frequenze licenziabili, disponendo così di un canale dedicato, con garanzia di qualità e affidabilità.

“Perché se la rete non funziona - ha chiosato Re - le telecamere e i servizi non funzionano”.

Una situazione aggravata dalla burocrazia, come accaduto - ha raccontato Re - in un piccolo Comune intenzionato a fornire ai Carabinieri un accesso diretto alle proprie telecamere. Un'idea eccellente, se non fosse che, dopo aver creato l'intera infrastruttura, la burocrazia abbia impedito per undici mesi l'allacciamento fisico degli apparati.

Un'alternativa interessante a questi limiti, ha concluso, potrebbe essere quella di sfruttare il Cloud, creando un'area ad accesso riservato alle Forze dell'Ordine. Ma, ancora una volta, il funzionamento è subordinato alla disponibilità della rete.

 

Come bypassare la carenza di connessione

La presa di posizione di Re è condivisa anche da Andrea Sorri, Business Development - Government/City Surveillance/Critical Infrastructure Axis Communications, che ha sottolineato come la carenza di infrastrutture di rete sia uno dei punti deboli del nostro Paese. Solo partendo da una base solida è possibile sfruttare al meglio i sensori, la piattaforma e le applicazioni.

Il tutto completato dalla capacità di guardare realmente al futuro, investendo in soluzioni in grado di funzionare per anni.

In particolare, Sorri ha insistito sul concetto di “telecamera intelligente” che, in prospettiva non può più essere considerata un dispositivo esclusivamente fisico: “Le nuove telecamere possono anche elaborare i dati”, fornendo reali informazioni e non semplici immagini.

Si tratta di una svolta epocale, perché decentralizzando l'intelligenza si può ridurre il carico di lavoro dei sistemi centrali, ma anche il traffico, con vantaggi facilmente intuibili.

Lo stesso Sorri ha, però, evidenziato come il lavoro da fare, soprattutto a livello normativo, sia ancora molto, anche in virtù del fatto che manca la standardizzazione della piattaforma di comunicazione.

Solo attraverso una piattaforma di collaborazione, infatti, i diversi device possono dialogare tra loro, moltiplicando così le opportunità e i vantaggi per tutti i fruitori.

Uno scenario di collaborazione in cui sono sempre più coinvolti anche i social media, che vedono i cittadini trasformarsi da semplici fruitori ad autentici fornitori di informazioni” e rivelarsi utili per altre persone presenti nella medesima area.

In questo modo, secondo Sorri, è possibile bypassare la mancanza di connessione che, spesso, rappresenta uno dei principali limiti a un reale sviluppo delle smart city e al potenziamento dei sistemi di sicurezza.

 

Investire di più in soluzioni di video-analisi

L'uso delle tecnologie intelligenti, però, è stato spesso limitato dalla scarsa lungimiranza degli amministratori locali, che hanno sfruttato la tecnologia soprattutto per “fare cassa”.

É il caso, emblematico, delle telecamere poste ai varchi cittadini e utilizzate per elevare multe a chi non rispetta le zone a traffico limitato.

Al contrario, come ha spiegato l’ingegner Renato Clerici, Chief Technical Officer di Sprinx Technologies, la nuova frontiera delle telecamere intelligenti è il “Data Enrichment”, ovvero la capacità di migliorare i dati grezzi.

Accade, infatti, che “i dati raccolti vengano salvati, ma senza una capacità di utilizzarli per scopi pratici”.

Un limite, ammette lo stesso Clerici, indotto anche dal fatto che “la Smart City non ha modelli”, ma deve fornire una “prospettiva per il futuro”. Al contrario, “gli investimenti della PA sono spesso stati mirati alla percezione di sicurezza, non a un effettivo miglioramento”.

Il futuro di questo settore deve vedere città intelligenti “capaci di mettere in correlazione infrastrutture diverse.

In tale scenario, la videosorveglianza può giocare un ruolo importante, che non si limita a trasmettere l'allarme o l'immagine, ma crea una base di dati davvero utile per migliorare la vivibilità di una città.

Le tecnologie esistono: la sorveglianza cittadina con investimenti per la videosorveglianza è un mercato sempre più aperto, ma “occorre investire in soluzioni di video-analisi perché possa giocare un ruolo importante”, sottolinea il direttore tecnico.

Lo stesso Clerici, in chiusura del proprio intervento, ha ricordato: “la video-analisi sulle telecamere porta molti costruttori a farne un'operazione di marketing. In realtà, è un'opportunità, perché libera anche l'analisi sul server, che invece elabora solo i dati già trattati dalle telecamere, con notevoli vantaggi in termini di prestazioni”.

Anche se è sempre necessario “distinguere tra quelli che possono essere considerati semplici ‘gadget’ e gli algoritmi in grado di compiere analisi realmente sofisticate e con grande potenza di calcolo”.

Un esempio concreto - che funzionerà proprio nel corso di Expo - è rappresentato dall'analisi del traffico nelle gallerie cittadine. A fronte di una situazione anomala (come occupazione di corsia, coda, veicolo contromano ecc.), oltre a visualizzare la situazione, un sistema realmente intelligente è in grado di attivare gli allarmi e, contemporaneamente, una serie di sistemi elettromeccanici (dai semafori alla ventilazione forzata), per alleviare il disagio e innescare percorsi alternativi.

Dal traffico alla sicurezza urbana, quindi, le Smart City possono davvero contribuire a creare un contesto sempre più piacevole e sicuro per i cittadini.

Il vero problema, però, è spesso più nella volontà e nella competenza degli amministratori che non nei limiti della tecnologia.

 

La Redazione

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