Sistemi e tecnologie di controllo per la smart city

Sicurezza Academy P.A.

Si è svolto online lo scorso 14 ottobre l'evento dedicato agli enti e alle autorità preposte alla salute e alla sicurezza pubblica, cui ha partecipato con un intervento anche lo sponsor Dahua Technology.

Sicurezza Academy P.A. 2021 “Tecnologie e sistemi di controllo per la smart city”

Si è concluso con successo Sicurezza Academy P.A. 2021 “Tecnologie e sistemi di controllo per la smart city”, il momento formativo virtuale di giovedì 14 ottobre organizzato dalla nostra redazione. L’evento ha rappresentato l’occasione per fare il punto sull’evoluzione delle tecnologie per la prevenzione, la sorveglianza e il controllo di eventi illeciti, ma anche degli strumenti per la gestione e la pianificazione delle emergenze nelle città intelligenti.

Vi presentiamo gli interventi dei singoli relatori, cui si è aggiunto quello dello sponsor Dahua, individuando per ciascuno la parola chiave che ne ha rappresentato l’essenza.

Cosa c'è nel futuro della sicurezza

Giulio Iucci, Presidente di Anie Sicurezza

Nonostante le difficoltà economiche mondiali dovute alla pandemia da Covid-19, la situazione nel settore della sicurezza è complessivamente positiva: negli ultimi otto anni, il fatturato totale dei comparti Sicurezza e Automazione edifici ha registrato un andamento sempre in crescita, riuscendo a mantenere un segno positivo (+0,72%) anche nel 2020. Le due parole che hanno guidato il comparto sono convergenza e digitalizzazione, che si propongono anche come i pilastri dello sviluppo presente e futuro, segnato in misura sempre maggiore dal ricorso all’intelligenza artificiale (IA).

Bisogna prepararsi quindi a ridisegnare le procedure della security classica, creando nuove piattaforme per permettere all’IA l’elaborazione dei dati e implementando il sistema di SOAR (Sicurezza, Orchestrazione, Automazione e Risposta) per massimizzare l’efficienza e la rapidità nella risposta alle minacce rilevate. Questo cambiamento deve tradursi, ovviamente, anche nella nascita di una nuova generazione di cyber analisti con competenze nel settore dell’IA e in una riflessione (anche etica) su tutti quei dettagli che consentono il miglioramento della governance per quanto riguarda il processo di intelligenza artificiale.

Giulio Iucci Sicurezza Academy PA
GIULIO IUCCI, Presidente di Anie Sicurezza

Il lavoro da fare è tanto, ma le prospettive future sono molto interessanti: «Uno degli scenari che si possono implementare - racconta Giulio Iucci, presidente Anie Sicurezza - è quello del modello urban digital twin (gemello digitale). Sono applicazioni che consentono di vedere in dettaglio tutto ciò che accade su uno schermo, riproducendo totalmente un sistema reale. Pensiamo di declinarlo sulla città: immaginando di poter acquisire i dati di un’area o un quartiere, sarebbe possibile riprodurre in dettaglio tutto ciò che accade nella realtà all’interno di una control room (con particolare riferimento alla safety e alla security, ma non solo) e intervenire con indicazioni mirate e ben precise. Ovviamente, ragionando in quest’ottica, serve una nuova alfabetizzazione nel campo delle competenze geodigitali».

La parola chiave: new normal

È l’inizio di una nuova era per il comparto, che si apre nel segno della resilienza, della convergenza e della cyber security.

La sicurezza è partecipata

Giacomo Salvanelli, Ceo e co-founder di Mine Crime

Sicurezza Academy PA
GIACOMO SALVANELLI, Ceo e co-founder di Mine Crime

Secondo lo scenario previsto dall’Onu nel 2020, nei prossimi 25 anni il pianeta è destinato a vedere un aumento sempre maggiore della micro-criminalità e del degrado a livello urbano. «Questo fenomeno si va a innestare all’interno di una cornice che presenta già delle vulnerabilità, non solo nel nostro Paese ma in tutto il Sud-Europa - nota Giacomo Salvanelli, Ceo e co-founder di Mine Crime - Quello che manca è una cultura dell’open data in materia di sicurezza: non ci sono banche dati con reati classificati dettagliatamente e geolocalizzati».

Il portale Mine Crime parte dalle piattaforme non ufficiali di condivisione di informazioni e notizie sui crimini in ambito urbano per ripulire i dati raccolti da queste fonti e sistematizzarli, creando una vera e propria banca dati disponibile a tutti per la consultazione. L’idea è quella di dare vita a una nuova cultura di sicurezza partecipata, dove la condivisione dei dati relativi ai fattori “di contesto” determinanti per il verificarsi dei reati permette di agire a colpo sicuro, in modo da ridurre il tasso di episodi di degrado. Questo è il modello che Mine Crime cerca di replicare: fornire ad amministrazioni e cittadini i dati quantitativi necessari per renderli più consapevoli di ciò che succede intorno a loro.

La parola chiave: open data

Nel Centro-Sud Europa non esistono banche dati di reati geolocalizzati e accessibili a tutti i cittadini.

Minacce fisiche “non convenzionali”

Stefano Scaini, Senior security & safety advisor

STEFANO SCAINI, Senior security & safety advisor

Nell’ultimo decennio, i tradizionali rischi per la sicurezza sono stati sostituiti sempre più da minacce fisiche di natura non convenzionale, veicolate dall’impiego di sostanze cosiddette “a uso duale”. L’espressione viene impiegata per indicare quelle sostanze di libera vendita (ossigeno, acetilene, propano ecc.), non pericolose nel senso tradizionale del termine, che però possono essere utilizzate anche per usi diversi da quelli convenzionali, per esempio per la fabbricazione di bombe artigianali. «Se ci mettiamo nell’ottica dell’operatore di security – spiega Stefano Scaini, senior security & safety advisor – la vita si è fatta molto più dura di prima. Il professionista è abituato ad attivarsi quando percepisce una situazione di rischio o di pericolo; davanti a uno scenario nel quale sono presenti sostanze della vita di tutti i giorni, si trova di fronte a una bella sfida».

Considerando la carenza attuale, nel mercato della sicurezza, di soluzioni che permettano di fare fronte a simili tipologie di minacce, l’auspicio è che le aziende operanti nel comparto tecnologico facciano uno sforzo di ricerca per aggiornare le tecnologie già esistenti o sviluppare soluzioni più efficaci. In particolare, il settore della videosorveglianza, con l’ausilio della sempre più diffusa intelligenza artificiale, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel supporto all’operatore che svolge le proprie attività di profilazione e sorveglianza.

La parola chiave: tecnologia

Le minacce di ultima generazione richiedono lo sviluppo di nuove soluzioni sul piano tecnico.

Monitoraggio delle grandi aree

Andrea Alberton, Product manager Dahua Technology Italy

Tra le soluzioni innovative sviluppate per il monitoraggio delle grandi aree pubbliche, Dahua Technology propone l’impiego di Wide Area Security 2.0. Il sistema ruota attorno all’impiego di un contenitore che ospita più telecamere fisse (le cui immagini compongono un’unica panoramica) e una speed dome con zoom ottico 45x.

ANDREA ALBERTON, Product manager Dahua Technology Italy

«È possibile contare fino a 1024 persone in un’area, suddividendo lo spazio in un massimo di 8 zone - racconta Andrea Alberton, product manager Dahua Technology - e monitorare fino a 30 m di raggio (a seconda del tipo di dispositivo, del modello e del modo in cui viene installato) con un’accuratezza non inferiore al 92%. Si può configurare la ricezione di alert quando, per esempio, in una piazza si verificano un episodio di violenza o un altro evento significativo». Per quanto riguarda i veicoli e gli eventi a essi collegati, è possibile individuare target fino a una dimensione minima di 80 px, suddividere lo spazio controllato fino a un massimo di 8 zone, effettuare il monitoraggio di un’area fino a 125 metri, con un’accuratezza dei dati pari al 95%.

L’impiego di software di intelligenza artificiale e di algoritmi di deep learning consente alle telecamere di distinguere tra umani e veicoli e di usufruire di funzioni di IVS (Intelligent Video System) quali intrusione, tripwire, antiterrorismo, vagabondaggio, violenza ecc. Tutti i sistemi fanno capo al server DSS, a cui si appoggiano i vari client utilizzati dall’utente finale, che possono essere diversificati in modo da assegnare agli utenti specifici le funzioni di competenza. Infine, il ricorso alla realtà aumentata supporta la creazione di scenari interattivi e il posizionamento di smart tag, per monitorare con maggiore efficienza tutti i sistemi e i punti di ripresa panoramici dislocati sul territorio.

La parola chiave: wide area security

L’utilizzo di un unico dispositivo per il monitoraggio dei grandi spazi permette di ripristinare l’equilibrio tra costi e benefici.

Azioni a livello locale

Salvatore Zucco, Comandante del Corpo di Polizia Locale di Reggio Calabria

L’amministrazione di Reggio Calabria ha deciso di investire i finanziamenti ricevuti a seguito del D.L. 20 febbraio 2017 n.14 (“Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”) in due tipologie di azioni, che andassero a impattare sulle esigenze più importanti della Polizia Locale. Per prima cosa, per rimediare alle carenze in materia di approvvigionamento di personale, si è scelto di assumere, nell’arco di tempo previsto dalla prima annualità del progetto, 120 unità a tempo determinato; è stato inoltre deciso di aggiornare la strumentazione tecnologica del Comune tramite la realizzazione di una centrale operativa di ultimissima generazione, che potesse supportare le necessità di gestione veicolare e gli interventi sul territorio a carico del Comando di Polizia Locale.

SALVATORE ZUCCO, Comandante del Corpo di Polizia Locale di Reggio Calabria

In sede di gara, sono state inserite all’interno dell’offerta per la centrale operativa anche la realizzazione di un gabinetto di fotosegnalamento e la messa in opera di due camere di sicurezza per la custodia di sospetti e persone in stato di fermo presso il Comando di Polizia Locale. La quota del finanziamento previsto ammonta a circa 1.450.000 euro, suddivisi equamente a metà tra le due azioni.

«Per quanto riguarda lo stato di avanzamento del progetto, le camere di sicurezza sono in fase di progettazione, mentre i lavori per la centrale operativa sono nella fase dell’aggiudicazione definitiva. Contiamo di affidare l’appalto nel giro di un mese e di avere la centrale operativa completamente funzionante nel giro di 2-3 mesi. Nel frattempo, abbiamo effettuato uno studio preliminare del territorio (con una mappatura rivolta a individuarne le criticità) in modo da andare a impattare le reali necessità della cittadinanza con la seconda tranche di interventi; questo ci ha consentito di affrontare in maniera più selettiva e intelligente la programmazione della seconda annualità», dichiara Salvatore Zucco, comandante del Corpo di Polizia Locale di Reggio Calabria.

La parola chiave: innovazione

È il fulcro attorno a cui è stato sviluppato il progetto per la sicurezza di Reggio Calabria.

Videosorveglianza a doppio effetto

Stefano Piazza, Amministratore Delegato Eyeswiss SA

Che cos’è la videosorveglianza, e come metterla in atto in modo che rappresenti un valore aggiunto per le forze dell’ordine e i cittadini? Il primo principio che il professionista deve seguire nel suo lavoro è quello della qualità: sono ormai presenti sul mercato numerosi prodotti a bassissimo costo ma, se il livello dei dispositivi utilizzati non è adeguato all’obiettivo, l’impianto di videosorveglianza non riesce a svolgere la propria funzione, che è quella di supportare le forze dell’ordine nella ricostruzione dell’esatta dinamica dei fatti in un evento criminale.

STEFANO PIAZZA, AD Eyeswiss SA

«Mi sono capitate almeno un paio di occasioni in cui la presenza dell’impianto di videosorveglianza si è rivelata determinante per le indagini – racconta Stefano Piazza, Amministratore Delegato di Eyeswiss SA – In un caso di omicidio efferato che la mia azienda si è trovata ad affrontare, è stato possibile inchiodare il colpevole solo grazie alle riprese della telecamera, che era preimpostata per riprendere il luogo del delitto; in un’altra circostanza, l’utilizzo della rete di videosorveglianza realizzata in Svizzera dai Comuni convenzionati alla Polizia Regione 1 – Mendrisiotto Sud, ha permesso di ricostruire i movimenti di una banda di criminali, andando a chiarire dei passaggi che per le forze dell’ordine erano fino a quel momento oscuri».

Non bisogna mai dimenticare il peso della responsabilità che il professionista porta sulle spalle: a volte l’unica prova certa che esiste è un’immagine, un fotogramma, un filmato, che è proprio il professionista a fornire all’ente pubblico. La videosorveglianza, tuttavia, può fungere anche da deterrente per i criminali: «Mi è capitato una volta di visionare un filmato in cui i criminali, visto il numero e il posizionamento delle telecamere, hanno rinunciato a compiere il furto. Si trattava dell’impianto di videosorveglianza di casa mia, per cui posso testimoniare in prima persona l’effetto deterrente che le telecamere possono avere! - sorride Piazza - Tutto questo però può avvenire solo se la qualità degli apparati, se la missione che il cliente dà al professionista è chiara; altrimenti la videosorveglianza rischia di essere solo una foglia di fico, che non serve a nulla».

La parola chiave: qualità

L’esperienza di Londra, che vide negli anni Novanta l’installazione di dispositivi non adeguati alle esigenze urbane, è istruttiva.

Come proteggere i sistemi di videosorveglianza?

Federico Bertamino, Titolare di AltaTensione srl

FEDERICO BERTAMINO, Titolare di AltaTensione srl

«Una telecamera IP, piuttosto che un registratore, piuttosto che un server, sono a tutti gli effetti periferiche di rete, proprio come una stampante o un computer - esordisce Federico Bertamino, titolare di AltaTensione srl - Nel momento in cui ‘parlano’ con Internet, si ha un comportamento equiparabile a quello di un computer e quindi la necessità di assoggettare tali dispositivi a regole di sicurezza informatica». Quali? A fare da bussola sono poche, essenziali misure, ciascuna legata al tipo di rischio cui è esposto un impianto di videosorveglianza.

Per quanto riguarda i rischi derivanti da una cattiva gestione delle password, il criterio-guida è quello espresso dal Regolamento Europeo 2016/679, che lo definisce un “obbligo” per il cliente (e quindi per l’installatore). Oltre a scegliere una stringa di testo complessa (almeno quindici caratteri, di cui una lettera maiuscola, un numero, un carattere speciale), bisogna applicare una policy di gestione delle password il più possibile proattiva (con sostituzione periodica e impiego di password manager per evitare violazioni). Una buona pratica da seguire sarebbe l’adozione di un contratto di manutenzione (più diffuso in ambito pubblico che nel privato), che vincoli l’installatore a un aggiornamento regolare, delle password come del firmware - che necessita di update periodici idealmente ogni sei mesi - per non lasciare l’impianto di videosorveglianza abbandonato a sé stesso.

Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione riguarda le modalità di accesso degli utenti all’impianto. Alcuni strumenti che si possono adottare per consentire una fruizione libera del sistema senza lasciarlo esposto su Internet sono la realizzazione di una VPN (Virtual Private Network) o di un’access list, che distingua tra gli IP considerati affidabili o meno. In ultimo, un impianto di videosorveglianza è sicuro solo se è sicura la rete che lo compone. «Mi è capitato purtroppo di trovare un impianto di videosorveglianza dove, scollegando il cavo dalla telecamera e collegandoci un notebook mi sono ritrovato immerso nella rete del Comune - rivela Bertamino - La rete di videosorveglianza va segmentata, tenendo bene a mente che estende i propri rami anche in zone non presidiate, che necessitano di protezione». Una grande attenzione va riposta anche sulla sicurezza dei collegamenti Wi-Fi.

La parola chiave: cybersecurity

Un impianto, per svolgere il proprio compito nel migliore dei modi, deve essere protetto anche dal rischio di intrusioni esterne.

Vantaggi e non dell'utilizzo di software predittivi e droni

Gianluca Pomante, avvocato cassazionista esperto di data protection

L’utilizzo sempre più frequente di software di sorveglianza nella lotta alla criminalità porta con sé la necessità di affrontare approfonditamente il tema della tutela della privacy e dei dati personali.

GIANLUCA POMANTE, Avvocato cassazionista esperto di data protection

Per prima cosa - spiega l’avvocato Gianluca Pomante, esperto di data protection - bisogna conoscere gli elementi in gioco: «Il tradizionale software di sorveglianza, anche supportato dall’intelligenza artificiale, si basa sull’analisi dei comportamenti attuali dell’individuo o di gruppi di individui; il software di tipo predittivo, invece, si basa sull’analisi di dati aggregati, presenti in database di grandi dimensioni, per cercare di realizzare schemi previsionali e modelli matematici dei possibili comportamenti futuri dei cittadini».

La diffusione dei droni - che con i loro interventi possono andare a invadere in maniera anche marcata la sfera privata dell’individuo - ha complicato ulteriormente lo scenario, portando le persone a interrogarsi su cosa può succedere quando i dati analizzati dalle tecnologie vengono utilizzati per prevedere i possibili scenari futuri e non per reprimere comportamenti che sono già avvenuti.

Esistono già sul mercato software di analisi anagrafica e comportamentale che consentono alle aziende di prevedere la condotta futura del proprio cliente, utilizzando il machine learning per ottenere predizioni in tempo reale da dati anche destrutturati. Gli effetti possono essere positivi, ma si possono anche ripercuotere negativamente sull’individuo, andando a lederne la dignità e la privacy.

Bisogna perciò valutare attentamente il rischio di profilazione e monitoraggio delle condotte individuali e il rischio di discriminazione del singolo, che potrebbe subire eventuali penalizzazioni se “identificato” come potenziale criminale. Per ultimo, ma non per importanza, non bisogna dimenticare che un ulteriore rischio è quello di sbagliare nella dislocazione delle forze di polizia, concentrandosi su un territorio a discapito degli altri.

La parola chiave: intelligenza artificiale

Il filo che separa previsione degli scenari futuri e invasione della privacy è sottile.

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