Quando installare è un’arte

Gli accorgimenti per realizzare con successo un cablaggio di elevata qualità sono relativamente semplici da applicare. Ma è importante adottare un approccio realmente industriale, modificando la convinzione secondo la quale l’installazione può essere realizzata da chiunque.


Massimiliano Cassinelli
Progettista reti di TLC

Nella definizione del cablaggio, ovvero della rete sulla quale dovranno transitare le immagini riprese dalle telecamere, l’attenzione è tipicamente concentrata, oltre che sugli apparati attivi, sulla tipologia e sulla qualità di cavi e connettori.
Gli elementi passivi, infatti, rivestono un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento di una rete.
Da qui la necessità di identificare, sul mercato, i brand e i singoli prodotti adatti alle specifiche esigenze di ogni installazione.
Qualità delle immagini e larghezza di banda, infatti, dipendono dalla categoria dei prodotti installati, ma, anche, dalla capacità del fornitore di mettere a disposizione dell’installatore componenti sempre rispettosi dei valori dichiarati sulle schede tecniche e con limitate percentuali di difettosità.
Caratteristiche che, tipicamente, sono garantite dai marchi più prestigiosi. Non possiamo, però, dimenticare che, in realtà, le prestazioni promesse sulla carta sono state verificate in laboratorio.
E, affinché siano confermate sul campo, sono necessarie una progettazione, una pianificazione e un’esecuzione a regola d’arte.
Questo perché, complice la richiesta di prestazioni particolarmente elevate, è sempre più necessario trasformare l’installazione da semplice operazione in un vero e proprio processo.

Pronti a ogni evenienza
Una corretta progettazione, in particolare, permette, di rispettare le prescrizioni di legge, che impongono la stesura di un progetto o, quantomeno, di una relazione tecnica, per qualunque impianto.
Anche senza le imposizioni, però, il progetto rappresenta un autentico investimento per un installatore, in quanto consente di conoscere il anticipo il materiale necessario e le eventuali difficoltà installative, evitando che problemi come la mancanza di componenti o di attrezzature specifiche possano interrompere l’attività di cantiere.
Malgrado simili attenzioni, in molti casi si scopre, solo al momento dell’effettiva necessità, la mancanza di alcuni componenti.
Una situazione legata anche a richieste avanzate dal committente nel corso della realizzazione o a problemi verificatisi durante l’attività.
In particolare, sta crescendo in modo esponenziale il fenomeno dei furti notturni all’interno dei cantieri.
I dati risultano impressionanti al punto che, secondo Ance - Associazione nazionale costruttori edili, nell’ultimo anno il 40% dei cantieri aperti nel Nord-Est dell’Italia ha subito la sottrazione di materiali ma anche di macchine e attrezzature utilizzate per le proprie attività.
In particolare, complice l’aumento del costo del rame, i cavi sono uno degli obiettivi preferiti dei ladri.
Una situazione che, oltre a interrompere il flusso di lavoro, si rivela sempre più costosa per le imprese.
Da qui la necessità di installare moderni sistemi di protezione. Soluzioni che, nelle località isolate, si rivelano comunque inefficaci, poiché l’intervento dei privati o delle Forze dell’Ordine non può essere sufficientemente tempestivo per bloccare i malintenzionati.
La soluzione, sempre più diffusa, consiste, così, nel richiedere le consegne solo in prossimità dell’effettivo utilizzo del materiale.
Una modalità di lavoro che si rivela efficace solo se supportata dall’affidabilità del fornitore, che deve garantire il rispetto delle scadenze e un assortimento, a magazzino, in grado di rispondere a eventuali richieste impreviste.

Il valore della logistica
Una volta identificato il fornitore e pianificati i tempi di consegna, un ulteriore aspetto determinante per garantire l’efficienza e la qualità di un impianto è rappresentato dalla corretta gestione del materiale consegnato in cantiere o, eventualmente, presso il magazzino aziendale.
Un’attività erroneamente trascurata, che viene, invece, presa in considerazione anche dagli standard internazionali, che suggeriscono di effettuare la cosiddetta receiving inspection, ovvero analizzare il materiale ricevuto.
Questo non significa, banalmente, aprire le singole scatole o contare i pezzi consegnati, limitandosi a verificare il ricevimento di tutta la merce ordinata.
Al contrario, è necessario concentrare l’attenzione soprattutto sull’integrità delle confezioni.
Questo perché proprio dallo stato dell’imballaggio si possono comprendere molte informazioni sulla corretta gestione dei componenti.
Un involucro bagnato, schiacciato o danneggiato può far supporre che anche il contenuto abbia subito un potenziale danneggiamento o che i componenti non siano stati conservati in modo opportuno, con il rischio di possibili ripercussioni sulla loro integrità.
Simili verifiche sono tutt’altro che inutili.
Infatti, se i componenti vengono conservati a temperature estreme, oppure lasciati per mesi sotto il sole estivo di un piazzale, gli agenti atmosferici possono modificarne le caratteristiche fisiche, limitando, così, le prestazioni di cavi e connettori, con il risultato di ridurre le prestazioni dell’intera rete.
Se simili anomalie non vengono identificate a priori, si corre il rischio di scoprirle solo a impianto ultimato, con la conseguenza di dover sfilare i cavi già installati e sostituirli con altri integri.
Una situazione che comporta un costo economico e di immagine significativo.
Anche perché al cliente non interessa conoscere la causa del mancato funzionamento, in quanto il suo unico desiderio è quello di poter visualizzare correttamente le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza.

Quando testare?
Proprio l’aspetto dei test è un altro fattore particolarmente delicato e sottovalutato nel corso di un’installazione.
L’approccio caratteristico prevede, infatti, la realizzazione dell’intera rete e, solo a lavoro terminato, la verifica delle prestazioni richieste.
Un simile metodo ha il vantaggio di limitare i tempi dedicati al test, in quanto l’intera operazione viene realizzata contestualmente alla certificazione.
In realtà, operando in questo modo, non vengono individuati immediatamente eventuali problemi, dovuti all’errore di un operatore o alla non conformità di determinati componenti.
I malfunzionamenti vengono, così, riscontrati solo a lavoro ultimato, con il rischio di dover ricablare l’intera rete.
È, invece, opportuno effettuare controlli periodici, basati su test a campione, che permettano di individuare immediatamente qualunque difformità, intervenendo, quindi, in modo proattivo.
Certo, un simile approccio potrebbe apparire dispendioso in termini di tempo.
Ma i vantaggi, a conti fatti, sono decisamente significativi, poiché ogni problema può essere risolto immediatamente. Ovviamente, la periodicità dipende da numerosi fattori: primo fra tutti, il numero di operatori impegnati nei lavori e il numero di punti rete installati ogni giorno.
Per tale ragione, è difficile fissare una cadenza valida per qualunque tipo di installazione, anche se è importante ricordare che, in base ai risultati ottenuti, la frequenza può essere aumentata o ridotta.
Per trasformare un’installazione in un autentico processo è, quindi, opportuno seguire tre regole fondamentali:
- pensare a quello che facciamo
- fare
- verificare com’è stato fatto il lavoro per poterlo migliorare
Un simile approccio permette di identificare tempestivamente eventuali difettosità - spesso comuni a un intero lotto - ma, anche, di capire quali operazioni non sono state effettuate correttamente.

Corrette temperature di stoccaggio
Il superamento dei test, siano fatti in corso d’opera o alla fine dei lavori, dipende, in primo luogo, da come è stato organizzato il lavoro stesso.
In caso contrario, infatti, si rischia di dover affrontare una serie di problematiche impreviste e, complice la necessità di ridurre i tempi, di scegliere soluzioni di ripiego o compromessi che possono avere effetti negativi sulla qualità della rete realizzata.
Per questa ragione, una volta verificata l’integrità del materiale ricevuto, è necessario prevedere una corretta conservazione dei componenti, soprattutto per quanto riguarda le temperature di stoccaggio.
Gli elementi costitutivi di una rete, infatti, sono tipicamente ingegnerizzati per operare all’interno degli edifici e, quindi, con temperature comprese fra 0 e 50 °C.
Oltre questi limiti, è necessario evitare di movimentare i cavi in quanto, molto probabilmente, si provocheranno danneggiamenti, anche seri, soprattutto alle guaine di protezione.
Allo stesso modo, una rete non deve funzionare con temperature esterne al range 20 - 60 °C.
Per tale ragione, nel caso sussista la possibilità che le condizioni ambientali siano altre, è indispensabile adottare soluzioni adeguate ad ambienti estremi.
La scelta di soluzioni, quindi, non deve essere limitata ai soli componenti di una singola categoria, ma deve prevedere un approccio completo, che prenda in considerazione anche le protezioni necessarie per evitare i possibili danneggiamenti dei cavi stessi, sia in fase di posa che in quella più propriamente operativa.
Il tutto senza dimenticare che, qualora la rete debba supportare applicazioni Power over Ethernet, le scelte devono essere particolarmente attente.
Tutte queste decisioni, anche per evitare intoppi in fase di installazione, vanno assunte in fase progettuale, quando si effettua la necessaria visita ispettiva sul cantiere.
Limitarsi a compiere le scelte in base ai disegni di massima, impedisce di cogliere le reali peculiarità di ogni singola installazione, con il rischio di non disporre di attrezzature e componenti adatti.
Solamente durante il sopralluogo è, infatti, possibile comprendere anche quanti dovranno essere gli operatori necessariamente coinvolti, individuando, inoltre, la necessità di opere murarie o di soluzioni tecnologiche particolari.

Attenzione alla forza di trazione
Chi proviene dal mondo elettrico è generalmente abituato ad applicare una forza relativamente elevata sui cavi che sta installando, ben sapendo che questi possono sopportare agevolmente gli sforzi a trazione.
Completamente diverso è quanto accade con i doppini in rame o con i cavi in fibra ottica, la cui forza tollerabile è indicata sui singoli datasheet.
Tali documenti, che devono essere necessariamente allegati a ogni singola fornitura, vengono abitualmente cestinati ancora prima di essere letti.
In realtà, tirando eccessivamente i cavi, si può modificare la struttura geometrica originale (oltre a causare autentiche fratture nei cavi ottici), con effetti negativi sulle prestazioni.
Per tale ragione è necessario comprendere, sino dal sopralluogo, quali saranno i possibili punti problematici, trovando soluzioni adeguate e, in particolare, riducendo al minimo le curve tra due punti di trazione successivi.
È, inoltre, importante ricordare che esistono sul mercato strumenti specifici in grado di regolare la forza di trazione applicata a ogni singolo cavo, così come sono disponibili speciali argani che permettono di trainare il cavo all’interno delle condotte in modo regolare.
Si tratta di tool che richiedono un certo investimento, ma permettono di lavorare al meglio e di ridurre i costi totali di un’installazione.
Un’attenzione particolare deve essere prestata anche all’impiego di lubrificanti che agevolano lo scorrimento riducendo l’attrito dei cavi nelle canaline.
È, però, importante scegliere prodotti contenenti soluzioni di tipo vegetale e non organico, che potrebbero danneggiare le guaine dei cavi stessi.
A ogni buon conto, è opportuno non tirare mai i cavi per più di 30 metri e, come suggeriscono le normative, non effettuare questa operazione quando dal punto di ingresso a quello di trazione ci sono più di due curve a 90 gradi.
Gli accorgimenti per realizzare, con successo, un cablaggio di elevata qualità sono, quindi, relativamente semplici da applicare.
Ma è importante adottare un approccio realmente industriale, modificando una convinzione secondo la quale l’installazione può essere realizzata da chiunque.

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