Protezione perimetrale, sfida aperta ai fattori di disturbo esterni

 

Quante e quali tipologie di rivelatori perimetrali offre il mercato? E come vanno installati per ridurre al minimo i falsi allarmi?

 

Nel corso degli ultimi anni, i rivelatori perimetrali da esterno hanno raggiunto un livello di maturità più che soddisfacente. Questo, nonostante vengano impiegati in ambienti notoriamente complicati, con molteplici fattori di disturbo in grado di comprometterne l’efficacia.

Non tutti i sistemi, però, si comportano allo stesso modo ed è fondamentale scegliere quello più idoneo, a seconda delle esigenze del cliente.

I rivelatori da esterno si basano su due tecnologie: i raggi infrarossi (passivi PIR o attivi IR) e le microonde, utilizzate singolarmente o in combinazione tra loro per migliorare affidabilità e copertura.

 

Sensori PIR

I rivelatori perimetrali che utilizzano i sensori a infrarosso passivo sono in grado di “sentire” il calore emesso da un corpo sotto forma di raggi infrarossi.

Se posizionati in esterno, nelle vicinanze di ingressi (porte, finestre ecc.), sono, quindi, in grado di rilevare la presenza di un malintenzionato ancora prima che riesca a manomettere tapparelle, persiane e infissi.

I rivelatori PIR sono solitamente dotati di ottiche con copertura molto ristretta (effetto “tenda”), proprio per ottimizzare la protezione e ignorare i movimenti dei soggetti al di fuori dall’area interessata.

Rivelatori di questo tipo possono essere dotati di doppia ottica in posizione “opposta” (sinistra-destra) e a lunga portata (ad esempio, 20-30 metri) per la protezione dell’intera facciata dell’abitazione con un singolo modulo.

Purtroppo, il sensore PIR è facilmente disturbabile da agenti esterni come, ad esempio, lo spostamento di masse d’aria calda e riflessioni luminose oppure dal passaggio di gatti e uccelli, anche se posizionato con la massima attenzione e con fascio regolabile in ampiezza e sensibilità, perfettamente puntato sull’area da proteggere.

I falsi allarmi possono, quindi, risultare numerosi e più frequenti rispetto all’installazione dello stesso tipo di sensore in luoghi interni e riparati.

 

Doppia tecnologia

Gli stessi rivelatori appena visti possono integrare, oltre alle “testine” IR, anche quelle a microonde, con effetto doppler.

L’unione delle due tecnologie e la logica di funzionamento AND - che fa scattare l’allarme solo quando entrambi i sensori IR e MW rilevano la presenza di un soggetto in movimento - permettono di ridurre al minimo (ma non di azzerare) i falsi allarmi e di migliorare, quindi ,l’affidabilità.

Anche in questo caso, però, è fondamentale scegliere e configurare i rivelatori in base alla conformazione e alla superficie della zona da monitorare, riducendo al minimo la larghezza di entrambi i fasci pur garantendo la portata necessaria.

 

IR attivi

I rivelatori IR attivi creano una vera e propria barriera invisibile a protezione di perimetri e varchi.

Sono composti da due moduli con altrettanti sensori: il primo emette i raggi IR, mentre il secondo li riceve.

Se qualcuno o qualcosa si interpone tra i due sensori bloccando uno o più raggi IR, il rivelatore fa scattare l’allarme.

Il meccanismo di trasmissione-ricezione e la ridotta distanza tra i due moduli (nei sistemi di protezione porte e finestre) rende questo tipo di dispositivi molto più efficaci e affidabili dei rivelatori PIR passivi.

Sono, inoltre, facilmente mimetizzabili all’interno degli stessi infissi, come protezione aggiuntiva tra il contatto magnetico/a filo della tapparella o della persiana e quello all’interno dell’infisso.

Di contro, sono più costosi, richiedono il cablaggio di entrambi i moduli, vanno posizionati a protezione di ogni possibile varco (o perimetro esterno in presenza di molte porte, finestre, balconi) e tarati con attenzione fino a ottenere il risultato che garantisce le migliori prestazioni nelle diverse condizioni ambientali.

Montati su colonne perimetrali, possono coprire distanze fino a 100 metri, ma solo in presenza di sistemi ottici ad alte prestazioni (ad esempio, doppia lente) con sistema di ricetrasmissione a sequenza codificata con sincronismo ottico, dispositivi di termostatazione automatica (regolazione della temperatura) e circuiti di disqualifica (che rilevano la comparsa graduale della nebbia, escludendo il funzionamento dei sensori), indispensabili per operare in situazioni e ambienti particolarmente ostili.

Le barriere con sistema IR attivo possono ospitare anche un ricetrasmettitore a microonde a effetto doppler che, come già visto per i normali sensori a singolo modulo, migliorano l’affidabilità e riducono ulteriormente i falsi allarmi.

Anche le barriere a doppia tecnologia possono essere integrate in apposite colonne perimetrali per la protezione di aree particolarmente ampie come giardini e siti industriali, posizionabili per una copertura totale del perimetro (forma quadrata o rettangolare) oppure parziale (uno, due o tre lati) e dotati della necessaria strumentazione per la taratura.

La portata può variare da pochi metri a oltre 200 metri, a seconda dei modelli e della potenza dei gruppi ottici e RF.

 

Copertura “a sigaro” per grandi distanze

Spazi esterni particolarmente ampi e difficilmente controllabili con le sole tecnologie ottiche rappresentano il campo di utilizzo ideale delle barriere a microonde.

Anche queste sono composte da due moduli, uno trasmittente e uno ricevente che, posti uno di fronte all’altro a distanze di 50, 100 o 200 metri, creano un lobo di protezione di dimensioni variabili in funzione dell’antenna impiegata, della distanza tra i due moduli e della sensibilità impostata.

I sistemi più evoluti impiegano, solitamente, antenne paraboliche da 10 o 20 cm di diametro, ricetrasmettitori multicanale per evitare interferenze nei punti di incrocio, regolazioni di sensibilità e di integrazione per la discriminazione del bersaglio.

 

Perimetri e volumi

Le aziende produttrici di sistemi antintrusione hanno studiato soluzioni integrate in un unico modulo - per una copertura a 180° - capaci di garantire non solo la protezione perimetrale, ma anche quella frontale volumetrica.

In questo caso, i sensori sono equamente distribuiti su due lati e sulla parte frontale.

La doppia barriera laterale serve a proteggere porte, finestre e altri vani di accesso che si trovano lungo il perimetro dell’edificio.

La protezione avviene con la combinazione di due o più testine IR con logica AND, che generano due zone di rilevazione a tenda con apertura di 10-20 gradi e portata fino a 10-20 metri ciascuna.

Le zone di rilevazione sono solitamente regolabili in modo completamente indipendente, sia per geometria sia per sensibilità.

Altre testine IR e/o MW sono, invece, dedicate alla rilevazione frontale di potenziali intrusi che, per eludere la protezione laterale, si avvicinano frontalmente al rilevatore con l’intenzione di scavalcarlo.

Nei modelli più evoluti, ogni lato può generare un proprio allarme e combinarlo per migliorare l’affidabilità e ridurre al minimo le false rilevazioni.

 

Giovanni Zanca

 

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