Modelli digitali regionali di Protezione Civile: a Roma il caso della Regione Lombardia

Si è svolto nella Capitale il primo di una serie di seminari, organizzati da Unitelma Sapienza e dalla Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale, dedicati ai modelli digitali della Protezione Civile. Al centro, le buone prassi messe in atto dal sistema lombardo

di Francesco Sellari

L’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi 2019) piazza il nostro Paese al 24° posto sui 28 dell’Unione Europea. Un ritardo che ha conseguenze anche nel campo della sicurezza del territorio e della popolazione. Tuttavia non mancano i casi di eccellenza, come dimostra il lavoro svolto dalla Regione Lombardia.

Le buone prassi messe in atto in Lombardia sono state al centro di un workshop organizzato da Unitelma Sapienza e dalla Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale (SNAD). Primo di una serie di seminari dedicati ai modelli digitali della protezione civile regionale.

Dati interconnessi? Una chimera

Una veloce ricognizione dello stato di cose presente ci aiuta a individuare criticità da affrontare e potenzialità da sviluppare. La trasformazione digitale può essere primariamente d’aiuto per adottare standard e procedure comuni. Il livello nazionale ha ancora un insufficiente raccordo operativo con le realtà regionali. Un problema che poi, a cascata, interessa i rapporti tra livello regionale e livello comunale. «Per operare in maniera efficace - ha sottolineato Donato Antonio Limone, direttore della Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale - la Protezione Civile deve poter accedere a dati completi e affidabili. Dati nativamente digitali, sicuri e accessibili in rete. Fruibili grazie a database interconnessi». Oggi la realtà è ben diversa: «Le banche dati italiane non sono interconnesse. Il principio è stabilito dal codice dell’amministrazione digitale ma è lettera morta».

Per non parlare della sicurezza. Il patrimonio di dati in Italia interessa oltre 40.000 enti pubblici. Dati che possono essere tenuti al sicuro, anche in situazioni di emergenza, solo se digitali. «Si pensi ai sismi dove sono andati distrutti gli uffici tecnici o gli uffici anagrafici - ha aggiunto il professor Limone - Se fossero stati archivi digitali e avessero avuto una copia di backup, avremmo potuto recuperarli e riutilizzare le informazioni in essi contenute per la ricostruzione».

Lo scenario lombardo

La Protezione Civile regionale in Lombardia è nata dopo i tragici eventi alluvionali del luglio 1987. Dal 2004, anno di consolidamento della Sala Operativa, ha subito un’evoluzione organizzativa e gestionale. Parliamo di un territorio grande che deve fare i conti con diversi scenari di rischio. Qualche numero può rendere bene l’idea: su di un totale di 1.516 Comuni, 1.280 sono a rischio alluvionale, 1.224 a rischio frana. Nel 2019 ci sono stati 231 giorni di allerta.

In un contesto così complesso, strategica è la fase di pianificazione. «Oltre 1.400 Comuni si sono dotati di un piano di Protezione Civile, e si tratta di piani in gran parte digitali - ha ricordato Roberto Laffi che in Regione Lombardia guida la Direzione generale Territorio e Protezione Civile - Dal 2005, inoltre, tutti i Comuni lombardi hanno l’obbligo di redigere in maniera digitale e di condividere i PGT, i piani di gestione del territorio, che costituiscono un patrimonio di informazioni prezioso sugli aspetti urbanistici e geologici. C’è stato poi un coinvolgimento operativo di tutti gli stakeholder, non solo enti locali ma anche gestori di reti di trasporti e infrastrutture critiche, per la creazione e la interconnessione del banche dati. Ci abbiamo messo dieci anni. Non è stato un lavoro facile».

E la digitalizzazione si espande

La digitalizzazione si è progressivamente estesa a tutta la fasi di lavoro della Protezione civile. Una piattaforma di valutazione dei rischi naturali, con modelli di previsione piogge, previsione idrologica e rischio valanghe, è connessa a un sistema di gestione della attività di allertamento. Tale sistema consente l’editing e l’invio di allerte e comunicati in modalità multicanale: Pec, sms, pubblicazione su sito ad accesso pubblico (con possibilità di visualizzazione a mappe) e notifiche push per la nuova applicazione mobile, “AllertaLOM”. A sua volta la sala operativa è dotata di diversi applicativi digitali, tra i quali si segnale un “cruscotto di sala” che consente all’operatore di visualizzare su base geografica un corpus di dati provenienti da diverse fonti, come il geoportale regionale e l’AREU, l’Azienda regionale emergenza e urgenza.

È in fase di realizzazione un sistema per la gestione della informazione sugli incendi boschivi, con dati relativi all’evento, alle superfici interessate ma anche alle squadre di intervento mobilitate e ai mezzi impiegati. Infine, nel post emergenza, i Comuni possono utilizzare un software specifico per la compilazione delle schede danni.

«Puntiamo a una pianificazione standardizzata - ha detto in conclusione il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli - Per arrivare poi al cittadino con strumenti facili da usare, e informazioni valide e affidabili su tutto il territorio nazionale. Si parte con la Piattaforma nazionale di allertamento della popolazione. Dal primo luglio per me deve essere operativa. Uno strumento che nella mia intenzione potrà essere utilizzato anche da chi si occupa della sicurezza o chi gestisce il territorio, come i sindaci».

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