Furti in aumento: tutta colpa della crisi?

Sono davvero in aumento i furti negli appartamenti o si tratta solo di un fenomeno esaltato dai mass media?

Massimiliano Cassinelli
Rivista Sicurezza


Una recente analisi promossa da Confabitare, Associazione che raggruppa proprietari immobiliari, ha rivelato che - nel primo semestre del 2013 - si è registrata una crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2012.
La classifica? Bologna al primo posto (+30%), seguita da Milano (+29%), Torino (+26%) e Roma (+25%). Vediamo il perché.

Percentuali alla mano
Una delle paure più diffuse tra gli italiani? Sicuramente quella di vedersi la casa svaligiata.
Una paura aggravata dalle notizie fornite dai mass media, ma anche da ladri sempre più spudorati, che arrivano a introdursi nelle abitazioni in qualunque istante, spesso indifferenti alla presenza dei proprietari.
Il livello di esasperazione ha così portato a reazioni estreme.
Nel bresciano, una delle vittime ha inseguito gli autori del furto sino all'interno di un bosco, uccidendone poi uno con un colpo di fucile.
Una situazione non molto diversa si è vissuta, lo scorso autunno, in un paese dell'alto lago di Como, dove decine di abitanti sono scesi in strada, armati di torce e bastoni, per scatenare un'autentica “caccia all'uomo”, che non è sfociata in un linciaggio solo per puro caso.
Ma sono davvero in aumento i furti negli appartamenti o si tratta solo di un fenomeno esaltato dai mass media?
Una recente analisi promossa da Confabitare, Associazione che raggruppa proprietari immobiliari, ha rivelato che - nel primo semestre del 2013 - si è registrata una crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2012.
La classifica vede al primo posto Bologna, dove l'aumento è stato superiore al 30%. Non molto meglio Milano (+29%), Torino (+26%) e Roma (+25%).
Fanalino di coda Bari, con un incremento stimato “solo” nel 13%.
Tutto questo porta, a livello nazionale, a un furto ogni due minuti. Eventi imputabili - nel 34% dei casi risolti dalle Forze di Polizia - a stranieri senza permesso di soggiorno.
Un'analisi ancora più dettagliata - e, per alcuni versi, inquietante - è quella fornita da Transcrime, il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università degli Studi di Trento.
I ricercatori, in particolare, hanno focalizzato la propria attenzione sulle denunce raccolte dal Ministero dell'Interno e relative alla città di Milano sino al 2010.
Ne è scaturito un rapporto molto dettagliato, che è andato oltre la semplice raccolta dei dati aggregati e delle medie generiche, per analizzare con maggior dettaglio le modalità e le tempistiche che caratterizzano i furti.

Quando?
Il primo dato rilevante, che smentisce una convinzione ormai diffusa, è quello relativo al mese in cui avvengono le violazioni.
Complici i classici servizi dei telegiornali, in cui ci vengono ripetuti i soliti consigli su come sventare i furti del periodo estivo, è diffusa la convinzione che le nostre abitazioni vengano regolarmente saccheggiate a luglio e agosto.
Al contrario, è il mese di dicembre a rivelarsi il più critico. Proprio nelle ultime settimane dell'anno, infatti, si registrano il 12% dei furti, ovvero il doppio rispetto al mese di agosto, che invece è il mese con la numerosità più bassa.
Anche nel corso della settimana, l'andamento non risulta costante.
Il lunedì, infatti, risulta essere una giornata relativamente tranquilla, mentre vi è un progressivo aumento dei colpi in appartamento nel corso settimana.
Il tutto sino ad arrivare al venerdì, il giorno in cui - con una percentuale dei furti denunciati che sfiora 19% - si registra la maggior concentrazione dei reati denunciati.
E il trend negativo continua anche il giorno successivo. Al punto che, proprio tra il venerdì e il sabato, si consumano il 35,9% di tali azioni criminali.
Lo studio di Transcrime sfata anche la convinzione che vede i malviventi muoversi soprattutto con il favore delle tenebre.
Quasi il 69% dei furti, infatti, avviene di giorno, ovvero tra le 9 e le 21. Inoltre, dallo studio emerge come i malviventi siano particolarmente attivi tra le 18 e le 21, un orario in cui le persone tendono ad abbassare le proprie difese e a limitare l'uso di soluzioni antintrusione dopo una giornata di lavoro.
Ed è proprio di questa situazione che approfittano i criminali, che concentrano oltre il 20% delle proprie incursioni in questa fascia oraria.
Ovviamente, l'attività non si interrompe nel corso della notte.
Anche se lo studio ha rivelato che, forse anche grazie all'adozione di soluzioni di antintrusione sempre più efficaci, nei periodi notturni si evidenzia una percentuale mediamente più alta di reati tentati rispetto a quelli compiuti.
Sempre relativamente a Milano, che vede un maggior rischio nei quartieri dell'area est e nella zona centro-ovest, l'analisi degli esperti si è focalizzata sui numeri civici, cercando di capire la dinamica dei fenomeni.
Da questo studio è interessante notare come, in realtà, i furti si concentrino su un numero “limitato” di edifici.
In pratica, benché il numero di reati sia elevato, sono state interessate “solo” un quinto delle strutture.
Inoltre, nel 6% degli edifici si sono concentrati oltre la metà dei furti.
Questo significa, in pratica, che molti reati sono avvenuti a danno di poche abitazioni.
L'analisi resa disponibile, in realtà, non analizza le ragioni di questo fenomeno, ma è ipotizzabile che i malviventi preferiscano scegliere obiettivi più facili e, quindi, focalizzino la propria attenzione sulle strutture meno difese e, quindi, più vulnerabili.
Del resto, non possiamo trascurare il fatto che la maggior parte dei furti avviene in modo rapido, per un bottino di poche centinaia di euro.
Un valore per il quale i malviventi non sono disposti a investire troppo tempo, né sofisticati strumenti di elusione degli impianti di allarme.

Il trend
Al di là dell'analisi storica, però, i ricercatori stanno indagando anche sui trend, con l'obiettivo di verificare quanto sia fondata la sempre più diffusa sensazione di aumento dell'insicurezza a livello nazionale.
L'aggiornamento del rapporto, partendo dalle denunce relative al 2011 e al 2012, ha così analizzato i dati aggregati a livello di regione e di provincia.
Il tutto per comprendere come stia evolvendo il fenomeno criminale e quali siano le aree più colpite.
I dati, anche in questo caso, sono preoccupanti e confermano la sensazione di insicurezza e la vulnerabilità degli edifici.
Nel 2012, infatti, sono stati denunciati alle Forze dell'Ordine circa 238mila furti in abitazione.
Dato che corrisponde a un aumento del 114% rispetto al 2004 e del 40% rispetto al 2010.
Passando a un'analisi su base regionale, inoltre, emerge come l'Umbria sia la regione con il maggior incremento (+166%) rispetto al 2004.
Situazioni allarmanti si registrano inoltre in Lombardia (+156%), Toscana (+141%) e Friuli Venezia Giulia (+140%).
Su base provinciale, invece, gli incrementi più significativi riguardano Rovigo (+237%), Forlì (+232%), Mantova (+228%), Terni (+224%), Reggio Calabria (+203%) e Milano (+203%).
Analizzando invece i numeri assoluti, l'area settentrionale risulta essere maggiormente colpita, in quanto sono stati registrati oltre la metà dei reati.
Anche in questo caso, inoltre, la situazione peggiore è quella della Lombardia, nella quale si sono concentrati il 22% dei furti a livello nazionale, seguita da Emilia Romagna (10%) e Piemonte (10%).

Perché? Le opinioni
degli esperti

Se i dati sono incontrovertibili, gli esperti hanno invece opinioni differenti sulle cause che favoriscono questa situazione.
Marco Dugato, docente dell'Università Cattolica di Milano e ricercatore di Transcrime, ritiene che "l'andamento registrato negli ultimi anni sia sorprendente, anche perché non in linea con l'andamento di altre fattispecie criminali. Ad esempio, nello stesso periodo, il totale dei furti totali è rimasto sostanzialmente invariato, con una variazione solo del 4%. Inoltre, questo tipo di reato presuppone un livello di pianificazione, competenza e organizzazione molto alto da parte dei criminali. I ladri scelgono con cura i propri bersagli, le modalità di azione e il momento in cui colpire. In altre parole, si tratta di gruppi o di singoli altamente specializzati, il che porta a escludere la crisi economica come uno dei fattori collegabili a questo incremento".
Posizione - questa - diametralmente opposta rispetto a quella sostenuta da uno studio diffuso la scorsa estate dalla Banca d'Italia, che mette in relazione il legame tra economia e crimine, in quanto la riduzione delle opportunità di lavoro può rendere relativamente più vantaggioso il perseguimento di attività illegali.
Dallo studio, infatti, emerge che la crisi economica ha avuto un impatto significativo su alcune tipologie specifiche di attività criminose, quali i reati che non richiedono particolari abilità criminali, come i furti.
Secondo le stime, una riduzione dell’attività economica del 10% a livello locale causerebbe un aumento dei furti pari a circa il 6%.
L’impatto della crisi su altre categorie di reati per cui appaiono necessarie maggiori competenze criminali, come ad esempio le rapine, è invece negativo.
Non vi sarebbe, inoltre, alcun legame tra l’andamento dell’attività economica e la diffusione di alcuni reati di tipo non strettamente economico, quali gli omicidi, i crimini violenti e i crimini di natura sessuale.
Particolarmente significativo il fatto che gli effetti della crisi sui furti appaiono amplificati nei sistemi locali, in cui la forza lavoro è più giovane o dove vi è una prevalenza di piccole imprese.
Stupisce, al contrario, come il legame tra crisi e criminalità sia meno evidente nelle quattro regioni maggiormente caratterizzate da una presenza più radicata della criminalità organizzata: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
Un simile risultato, secondo gli esperti della Banca d'Italia, potrebbe indicare che, in queste zone, la criminalità organizzata detiene il “monopolio” dell’attività illegale, per cui risulterebbe difficoltoso, per un individuo isolato, improvvisare un’attività criminosa a seguito delle sopravvenute difficoltà economiche.

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