Comuni e Videosorveglianza – Nuovi occhi elettronici a Gallarate. I numeri del progetto

Quello di Gallarate è tra i Comuni lombardi che hanno usufruito dei fondi stanziati dal Ministero dell’Interno per la realizzazione di un nuovo sistema di videosorveglianza. I dettagli del progetto e le interviste ai protagonisti

Gallarate, città del Varesotto, è la terza più popolosa della provincia ed è un importante snodo ferroviario e autostradale a metà strada tra Milano e Varese, interessata anche dal traffico di merci e persone dell’adiacente hub internazionale di Malpensa.

Tra i Comuni lombardi ad aver usufruito dei fondi stanziati dal Ministero dell’Interno, con d.l. del 20 febbraio 2017 n. 14 recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, Gallarate ha destinato il finanziamento alla realizzazione di un nuovo sistema di videosorveglianza. A parlarci della progettualità messa in campo è Mirko Mereghetti, commissario capo del locale Corpo di Polizia che ne ha seguito da vicino le varie fasi.

MereghettiPartiamo dall’inizio, ci può dire qual è stata l’entità dei finanziamenti ricevuti dal Ministero e in base a quali criteri?

«A fronte della presentazione del progetto esecutivo, approvato in Giunta, per la sua messa in opera il Ministero dell’Interno ha partecipato con un cofinanziamento del 50% dell’importo complessivo mentre la restante metà era a carico dell’Amministrazione comunale. Il bando ministeriale prevedeva inoltre che il sistema di videosorveglianza da cofinanziare fosse realizzato ex novo, quindi non era prevista l’implementazione dell’esistente. In pratica lo stanziamento non poteva essere destinato alla sostituzione di telecamere già funzionanti con modelli più recenti, ma poteva essere impiegato solo per l’aggiunta di nuove postazioni».

Quali sono state le varie fasi e i ruoli svolti nell’attività progettuale?

«In una prima fase la Polizia Locale ha avuto il compito di produrre le relazioni derivanti dalla mappatura del territorio, da cui emergessero le principali criticità dal punto di vista della sicurezza a cui ovviare tramite l’installazione delle nuove telecamere così da aumentare la copertura, andando ad aggiungere nuove telecamere a quelle già presenti o a coprire zone che ne fossero ancora scoperte fino a quel momento. Il progetto per il nuovo sistema ha evidentemente previsto che questo fosse compatibile con il precedente, dovendo poi comunque fare capo entrambi a un’unica centrale operativa. Una volta individuate le aree di maggior rischio sulle quali installare il nuovo sistema di videosorveglianza, l’ufficio comunale ‘fundraising e progetti di finanziamento’ ha provveduto a seguire tutte le fasi del bando, in particolare dal punto di vista amministrativo-finanziario, stilandone la versione finale poi presentata in Giunta e approvata il 13 giugno 2018».

Dalla mappatura delle zone critiche, erano emerse altre zone di interesse dove eventualmente installare nuove telecamere?

«Sì, ma data la disponibilità del 50% di competenza del Comune, si è provveduto a compilare un ordine di priorità privilegiando alcuni siti rispetto ad altri. L’ideale sarebbe stato poter rendere più moderno il sistema preesistente, cosa che comunque è stata in parte possibile tramite il finanziamento a livello regionale. I due bandi, quello ministeriale e quello regionale, infatti si sono più o meno sovrapposti temporalmente e il Comune di Gallarate ha potuto giovarsi di entrambi, rendendo i sistemi compatibili tra loro e in collegamento con la medesima centrale operativa».

Durante la progettazione e la realizzazione del nuovo sistema di videosorveglianza, si sono riscontrate delle criticità o problematiche particolari?

«Come sempre in questi casi ci si è dovuti confrontare con il rispetto della tempistica, sia per la presentazione del progetto per il finanziamento sia, successivamente, nella rendicontazione alla Prefettura di Varese di ciascuna fase, compresa la gara per l’assegnazione della commessa, poiché la cifra superava i 40.000 euro complessivi. Una volta svolta la procedura di gara in base al codice dei contratti, gli uffici preposti hanno provveduto a mettere in comunicazione l’azienda assegnataria con quella che, a sua volta, era stata selezionata per la realizzazione del progetto finanziato dalla Regione, dato il comune coordinamento con la centrale operativa. Diciamo che in questo caso il ruolo svolto dall’Amministrazione comunale ha richiesto una certa mediazione a livello di politica commerciale tra le due realtà imprenditoriali. Per il resto si sono rilevate le normali criticità che si incontrano quando un progetto steso a tavolino viene materialmente realizzato, quindi delle dinamiche di tipo tecnico da risolvere al momento ma nulla più di questo. In fase preparatoria infatti si è prestata particolare cura a segnalare esattamente ciò di cui necessitavamo sul territorio, fornendo all’azienda appaltatrice, la Enet Solutions Srl di Fagnano Olona, le caratteristiche delle telecamere da installare anche in base alle precedenti esperienze acquisite dal punto di vista operativo nell’utilizzo di sistemi di videosorveglianza sul territorio comunale».

Dal punto di vista della comunicazione con la cittadinanza e poi dei riscontri in termini quantitativi e qualitativi del nuovo sistema di videosorveglianza cosa ci può dire?

«L’Ufficio stampa del Comune aveva provveduto a dare nota della vincita del bando e del progetto presentato, informazioni poi riprese anche da diverse testate locali. Per quanto riguarda i riscontri effettivi dopo l’installazione delle nuove telecamere, siamo in una fase ancora prematura per avere dei dati e dei riscontri significativi a livello di sicurezza percepita da parte della cittadinanza. Infatti, perché il sistema fosse reso operativo, abbiamo prima atteso la rendicontazione finale, avvenuta entro i tempi previsti a novembre 2019. Possiamo in ogni caso già valutare positivamente la condivisone delle immagini tra Polizia Locale, Carabinieri e Polizia di Stato, cha hanno accesso al nuovo sistema ideato fin dall’inizio in quest’ottica. Le nuove telecamere infatti sono collegate alla nostra centrale operativa come a quella dei Carabinieri e della Polizia di Stato, rendendo ciascuno allo stesso tempo autonomo e indipendente».

I numeri del progetto

Le aree individuate per gli interventi di installazione hanno riguardato innanzitutto la zona della Stazione, l’unica tra le aree prescelte già in parte videosorvegliata, dove sono state installate 7 telecamere. Si tratta di un punto critico, già quotidianamente presidiato, in alcuni casi dal nucleo cinofilo, dove non sono infrequenti episodi di spaccio di stupefacenti e che è luogo di ritrovo di persone senza occupazione, cui si aggiungono il consumo di alcol e droghe e il verificarsi di liti anche tra appartenenti a diverse etnie. Il transito di numerosi pendolari e la vicinanza con l’aeroporto di Malpensa rendono, inoltre, la zona particolarmente frequentata e, quindi, appetibile anche da un punto di vista predatorio.

Altro luogo dove si è deciso di installare telecamere, in questo caso 2, è via San Giovanni Bosco, un punto di aggregazione principalmente giovanile dove si sono verificati episodi di schiamazzi e bullismo, amplificati da dinamiche tipiche del branco. Altre 2 telecamere sono state installate in via Don Minzoni, punto di accesso privilegiato al centro cittadino e che conduce fino alla sede del Comune, un tratto finora non coperto da un sistema di videosorveglianza, se si escludono le telecamere atte al controllo degli accessi a fini sanzionatori alla vicina zona a traffico limitato. In questo caso, le telecamere serviranno a svolgere una funzione di controllo ai fini della sicurezza, con uno sguardo privilegiato verso uno tra gli edifici principali del tessuto urbano. Infine, 1 telecamera è stata posizionata nel parcheggio di via Rusnati, uno spazio defilato che si prestava al raggruppamento di giovani e meno giovani e in merito al quale erano arrivate in più occasioni delle segnalazioni, tanto alla Polizia Locale quanto alle altre Forze dell’Ordine operanti sul territorio comunale.

 

 

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