Venticinque ettari di terreno, macchinari e impianti di estrazione: come si protegge una cava a cielo aperto

 

Distese per un totale di circa 25 ettari di terreno, macchinari e impianti di estrazione con immensi rulli di trasporto e strutture con torri alte fino a 20 metri: questo il difficile scenario - totalmente in esterno - da mettere in sicurezza. Vediamo come.

 

Un sistema integrato antintrusione-video installato presso due unità produttive a cielo aperto (per l’esattezza, due cave), atte all’escavazione di una grande varietà di prodotti aggregati lapidei (ghiaia, sabbia, pietre), estese su una superficie di circa 25 ettari: per collocazione e tipologia del sito, il progetto di messa in sicurezza presenta connotati di grande complessità.

A questo, poi, si aggiunge il fatto che il committente - Pattarini Industria Lapidei, in provincia di Mantova - ha espressamente richiesto che l’impianto di sicurezza includesse due differenti siti, distanti l’uno dall’altro, il cui monitoraggio e controllo fossero centralizzati.

La parola all’ideatore del sistema - Stefano Lancini, titolare di I.P.S. Impianti Mantova - per un’intervista in profondità. L’obiettivo? “Entrare” nel progetto e fornire ai lettori un possibile modello installativo.

 

 

Quando è arrivato sul luogo per l’ispezione preliminare, quali sono state le prime criticità con le quali ha dovuto confrontarsi?

Trattandosi di un ambiente esclusivamente esterno, il fatto che fosse esposto a fattori climatici quali vento, pioggia e grandine, ha rappresentato un punto critico rilevante. Inoltre, la presenza di polvere di sabbia, nel tempo, comporta la necessità di un’attenta manutenzione di tutti gli apparati di sicurezza installati. C’erano, poi, alcune limitazioni relative alla collocazione delle apparecchiature. Limitazioni date dalla presenza di mezzi industriali - escavatori e macchine per il trasporto - manovrati da personale che, negli spostamenti, difficilmente può prestare attenzione alla presenza di sistemi di sicurezza nell’area…

 

Come si presentava “fisicamente” il sito?

L’estensione della proprietà è decisamente elevata: circa 25 ettari, di cui 100.000 metri quadrati per il sito di Marengo e 150.000 metri quadrati per il sito di Medole. Parliamo di intere distese di campi, dove vengono estratte enormi quantità di terra, sassi e sabbia. Qui sono, inoltre, collocati grandi macchinari e impianti di estrazione, con immensi rulli di trasporto materiali e strutture con torri alte fino a 20 metri. Parliamo, quindi, di bacini di estrazione immensi, dove è necessario trovare soluzioni che forniscano un giusto risultato, con un equilibrio legato anche a fattori economici e capacità di investimento.

 

Il requisito “base” espresso dal cliente?

Ha espresso fin da subito necessità molto mirate, tra cui flessibilità e modularità dell’impianto nel tempo. E, infatti, in linea con tale esigenza, l’installazione del sistema principale è terminata a dicembre del 2013, ma - ad oggi - la realizzazione definitiva non è ancora giunta al termine. Ci saranno aggiustamenti, integrazioni e ampliamenti nel prossimo futuro.

 

Proviamo a descrivere dettagliatamente l’impianto…

Il sistema di protezione è stato realizzato per due unità produttive situate nella provincia di Mantova, distanti decine di chilometri l’una dall’altra e completamente indipendenti, ma il cui monitoraggio è centralizzato negli uffici dell’azienda. Per la protezione antintrusione dei diversi locali tecnici, uffici, box e officine, sono stati installati rivelatori volumetrici interni a doppia tecnologia anti-mascheramento, oltre a contatti magnetici di apertura sulle porte di ingresso. Le rampe, i punti di accesso e le aree esterne alle strutture, sono invece protette mediante rivelatori volumetrici con tecnologia anti-mascheramento e coppie di barriere lineari con tecnologia a raggi infrarossi e microonda. La protezione si estende, inoltre, alle canalizzazioni che corrono lungo l’intera proprietà, utilizzando contatti magnetici in grado di rilevare tentativi di apertura dei coperchi. In questo modo, si è deciso di proteggere il perimetro della proprietà consentendo di lasciare macchinari e mezzi all’interno della stessa, mantenendoli protetti e al sicuro. Infine, il sistema di cavi è stato messo al sicuro mediante dispositivi che controllano l’apertura dei canali e che evitano che si possa intervenire tranciando le linee.

 

Come avviene la gestione della parte antintrusione?

Per la gestione, è stata scelta una centrale modulare con Web Server integrato, in grado di organizzare tutto il sistema su aree distinte. La suddivisione permette più parzializzazioni e l’attivazione in modo rapido delle stesse, sia attraverso le tastiere con display LCD sia tramite App per dispositivi mobili.

 

Mi parli del sistema video installato…

A integrazione dell’impianto antintrusione, in ciascun sito è presente un sistema di videosorveglianza IP, composto da telecamere IP fisse day&night da 2 MegaPixel e in Full HD inserite in apposite custodie per esterno in alluminio, ventilate e riscaldate.

 

La posizione delle telecamere?

Le telecamere monitorano, innanzitutto, i varchi di accesso e di uscita, mantenendo uno storico dei transiti dei veicoli. Poi ci sono alcune telecamere di dettaglio per le aree di rifornimento carburante e deposito veicoli, ma anche alle basi degli impianti, dove c’è concentrazione di linee elettriche. Infine, abbiamo alcune telecamere di panoramica brandeggiabili, che riescono a monitorare gran parte dell’area, il cui numero, in futuro, verrà ampliato. Sono stati, poi, installati appositi dispositivi di interfaccia e collegamento, per poter permettere alle telecamere analogiche preesistenti di comunicare con il nuovo sistema di gestione ed essere, quindi, perfettamente integrate.

 

A chi è affidata la gestione e la registrazione delle immagini riprese?

A un server dedicato, con apposito software e storage con capacità di 3 TeraByte per ciascun sito. Il dispositivo consente la visione, la registrazione, l’esportazione e la trasmissione delle immagini anche attraverso dispositivi mobili. Per il collegamento dei dispositivi di rete presenti nei vari punti delle proprietà, è stata creata un’apposita rete di dorsali in fibra ottica. L’intero sistema di videosorveglianza è collegato a una società esterna di tele-vigilanza che controlla a distanza ciò che accade all’interno dei siti.

 

Il sistema antintrusione e video prevedono integrazioni con altri impianti?

Dato l’elevato numero di dipendenti all’interno dei siti, l’impianto antintrusione prevede l’integrazione col sistema di controllo accessi. Interessante, poi, l’integrazione con i controlli tecnologici relativi al funzionamento dei macchinari, l’analisi delle cabine di trasformazione, la distribuzione del carburante, la presenza e corretta erogazione di energia elettrica, il controllo di depuratori interni e alcune pompe - anche sommerse - collegate a punti di lavorazione con cisterne d’acqua.

 

Valerio Salvi 

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