Antintrusione e videosorveglianza più efficaci grazie alla “nuvola”

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Il cloud è un’infrastruttura utilizzata non solo per il computing e lo storage da remoto ma anche per rendere più funzionali gli impianti di antintrusione e videosorveglianza. Scopriamo insieme come funziona, cosa permette di fare e quali sono i potenziali rischi per la sicurezza e la privacy

Cloud è un termine ormai entrato a far parte della nostra quotidianità grazie alla sua massiccia diffusione nell’ambito dei sistemi informatici. La “nuvola”, con i suoi server di elaborazione, routing e archiviazione dei dati, è sempre più utilizzata per il remote computing, ovvero l’utilizzo dei software che non risiedono localmente sui pc, per l’hosting dei siti internet ma soprattutto per l’archiviazione di grandi quantità di dati (cloud storage), accessibili attraverso pc, smartphone, tablet e altri dispositivi connessi al web.

L’infrastruttura cloud e il world wide web hanno permesso di superare uno dei limiti dell’informatica come la localizzazione delle risorse aprendo la strada al concetto di “ubiquitous” inteso come la possibilità di operare in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo con macchine a bassa potenza (in pratica dei semplici “client”) evitando l’uso di storage e capacità di elaborazione localizzati, difficilmente condivisibili al di fuori della rete LAN.

La “nuvola” permette quindi la condivisione di risorse tra dispositivi differenti e lontanissimi tra loro così da garantire una perfetta integrazione e lo sviluppo di nuovi scenari che non riguardano solo l’informatica in senso stretto ma anche la nostra vita quotidiana, sempre più connessa e condivisa.

Il cloud si è via via perfezionato e adattato alle soluzioni IoT (Internet of Things) che mettono in comunicazione tra loro i cosiddetti “smart object” ma anche ai sistemi di sicurezza come la videosorveglianza e l’antintrusione, che possono sfruttare i vantaggi del cloud per ampliare le proprie funzionalità e rendere più semplice ed efficace la gestione, la configurazione e l’utilizzo da remoto.

I vantaggi del cloud negli impianti antintrusione

I sistemi antintrusione di vecchia generazione potevano essere gestiti da remoto solo attraverso una connessione telefonica analogica PSTN (combinatore telefonico), utilizzata anche per le notifiche di eventuali guasti, sabotaggi o allarmi attraverso semplici chiamate vocali o messaggi SMS.

La necessità di memorizzare codici, sequenze di tasti e quant’altro rendeva il controllo poco intuitivo mentre l’assenza (o quasi) di feedback, fondamentali per sapere se la centrale antintrusione e i suoi componenti funzionavano correttamente, riducevano l’efficacia del sistema. Anche i combinatori telefonici GSM, seppur più affidabili dei PSTN in quanto meno soggetti a sabotaggi, non hanno portato grandi miglioramenti. Solamente con la diffusione dei moduli di comunicazione Ethernet e wi-fi, integrati o opzionali, le centrali antintrusione hanno compiuto un deciso passo in avanti in termini di sicurezza, affidabilità e facilità d’uso. Questi moduli, insieme con le applicazioni per smartphone e i software pc sviluppati ad hoc, non hanno solo facilitato il controllo da remoto come l’attivazione, la disattivazione e la parzializzazione, ma anche permesso di ottenere feedback immediati sullo stato della centrale, dei sensori e dei rilevatori presenti, facilitare la loro installazione e configurazione (ormai quasi immediata anche grazie ai codici QR), ricevere notifiche push dettagliate su allarmi e malfunzionamenti, consultare lo storico (log) per individuare tutte le operazioni effettuate di recente.

Le app non smettono di funzionare quando non c’è linea GSM (vitale per i vecchi sistemi basati su voce e sms) perché si accontentano anche di una semplice rete wi-fi, ormai disponibile in milioni di hotel, bar, ristoranti, aeroporti e altre aree pubbliche e private in tutto il mondo.

Le centrali più evolute, abbinate a telecamere esterne o integrate nei rilevatori di presenza, sono addirittura in grado di produrre via app, mail o web notifiche audio e visuali (foto e video - video verifica), da inviare in tempo reale all’utente oppure agli istituti di vigilanza per un controllo e un intervento efficace e tempestivo.

Alcuni sistemi antintrusione integrano poi funzionalità domotiche che permettono, con la stessa app, di gestire la climatizzazione, accendere luci, attivare l’irrigazione automatica del giardino, aprire cancelli e portoni anche a migliaia di chilometri di distanza. Non tutti sanno che per offrire queste funzionalità avanzate, le moderne centrali antintrusione e le relative app si appoggiano al cloud, ovvero a server che ricevono, elaborano e trasmettono le informazioni e i contenuti multimediali, fungendo da ponte di comunicazione tra il sistema antintrusione e l’utente, in qualsiasi momento e luogo.

Dal momento che i dati trasmessi sono particolarmente “sensibili”, per evitare che un hacker (e non il classico ladro armato di grimaldello) possa impossessarsene disattivando o sabotando il sistema antintrusione, è necessario appoggiarsi ad aziende serie e affidabili con cloud proprietari che garantiscono la massima sicurezza e collegamenti veloci. Un sistema antintrusione moderno ma eccessivamente economico che si affida a un cloud di dubbia provenienza può infatti rivelarsi poco sicuro ed efficiente, impedendo la notifica di eventuali allarmi o il controllo del sistema proprio nel momento del bisogno.

Connessioni Plug&Play senza configurazione di modem e router

Il cloud apporta grandi vantaggi anche per gli installatori quando devono configurare i moduli LAN e wi-fi che permettono alla centrale antintrusione di comunicare al di fuori della rete locale. In passato, quando le centrali utilizzavano linee dedicate “client-server”, era necessario configurare il router per attivare la comunicazione (Port Mapping/Forwarding) e utilizzare i servizi DDNS (Dynamic Domain Name System), gratuiti o a pagamento, per consentire l’accesso da remoto ogni volta che il provider internet modifica l’indirizzo IP della connessione (IP dinamico).

Grazie anche all’architettura P2P (Peer-to-Peer), le moderne centrali con supporto cloud non richiedono alcuna configurazione, nemmeno quella relativa all’indirizzo IP locale grazie al protocollo DHCP che impedisce conflitti con gli altri dispositivi connessi.

Il funzionamento è molto semplice: la centrale invia al cloud P2P alcune informazioni come la registrazione dell’indirizzo pubblico dinamico e l’abilitazione del servizio di connessione, il server le confronta con il codice numerico inviato dallo smartphone tramite app o sito web e abilita l’accesso con username e password. In sostanza il cloud P2P rende le centrali totalmente “plug&play”, riducendo i tempi di installazione e garantendo connessioni ottimali (se il server viene correttamente dimensionato in base al numero di utenti) indipendentemente dal modem/router e dal tipo di connessione utilizzati.

Videosorveglianza e cloud

I vantaggi e le potenzialità del cloud diventano ancora più importanti se non addirittura fondamentali nei sistemi di videosorveglianza.

Grazie alla nuvola, già da parecchi anni è possibile gestire da remoto il DVR e l’NVR, configurare gran parte delle funzionalità, ricevere in streaming le riprese delle telecamere e le registrazioni già effettuate sull’hard disk, scaricarle nella memoria del dispositivo mobile (o pc).

Il cloud permette agli installatori di effettuare la manutenzione da remoto (anche degli impianti antintrusione) riducendo i tempi di intervento e azzerando gli spostamenti con i relativi costi.

Come è facile intuire, per svolgere efficacemente queste operazioni e supportare adeguatamente lo streaming (anche in Full HD), il server cloud deve poter gestire il traffico video di centinaia di migliaia di utenti, anche in contemporanea, garantendo un accesso rapido e immagini di qualità. Purtroppo alcuni produttori di sistemi di videosorveglianza si appoggiano a server asiatici che forniscono servizi di scarsa qualità perché troppo affollati per supportare tutto il traffico in entrata e uscita. Questo comporta difficoltà di accesso al proprio account e alle riprese delle telecamere, immagini a bassa definizione e continue interruzioni che rendono il sistema di videosorveglianza poco affidabile proprio nel momento del bisogno. 

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