I luoghi di culto sono sempre più esposti a minacce complesse, dai crimini d’odio agli attacchi terroristici, ma tecnologie avanzate e una strategia di cooperazione locale contribuiscono a renderli spazi più sicuri, inclusivi e resilienti.

I luoghi di culto, per loro natura, sono spazi aperti, simbolici e accoglienti. Ma questa apertura li espone anche a una molteplicità di minacce. Il rapporto Minacce e vulnerabilità dei luoghi di culto (Transcrime, 2024), a cura di Marco Dugato e Carlotta Carbone – frutto del progetto europeo SHRINEs – fornisce un’analisi articolata del problema, classificando le minacce in otto categorie e le vulnerabilità in sette e offrendo raccomandazioni concrete per rafforzare la sicurezza.
Le minacce non si limitano al terrorismo, ma includono anche crimini d’odio, furti, vandalismo, disastri naturali e incidenti di folla. Gli attacchi terroristici, in particolare, hanno visto un aumento in Europa negli ultimi anni, con episodi spesso compiuti da estremisti solitari radicalizzati online. Ma la violenza nei luoghi di culto può anche derivare da fattori non ideologici, per esempio aggressioni legate a disturbi mentali, dispute personali o comportamenti antisociali. A questi si aggiungono reati contro la proprietà, come furti di oggetti sacri o metalli preziosi, fino all’occupazione abusiva di edifici religiosi, spesso da parte di individui in cerca di rifugio.
In questo contesto, è essenziale distinguere tra terrorismo e crimini d’odio, come ricordano Dugato e Carbone: se i primi hanno obiettivi politico-ideologici, i secondi si nutrono di pregiudizi e intolleranza, ma entrambi possono avere impatti devastanti sulle comunità religiose.
L’accessibilità come rischio
I luoghi di culto presentano vulnerabilità strutturali, gestionali e simboliche che ne aumentano l’esposizione ai rischi. Innanzitutto, l’accessibilità: molti edifici religiosi, specie quelli storici, non sono stati progettati per affrontare minacce contemporanee. Spesso mancano barriere fisiche, sistemi di sorveglianza o chiusure efficaci. In più, la divisione poco chiara tra spazi sacri e aree pubbliche può favorire ingressi non autorizzati. Le cerimonie religiose e il turismo portano alla concentrazione di grandi folle, rendendo difficile gestire evacuazioni rapide o monitorare i comportamenti sospetti. Inoltre, il valore simbolico dei luoghi di culto li rende bersagli privilegiati durante festività religiose o ricorrenze storiche.
La presenza di oggetti di valore – dagli effetti personali dei fedeli ai manufatti religiosi – attrae criminali comuni e organizzati. In molti casi, i furti avvengono per mancanza di protocolli di sicurezza adeguati o di inventari aggiornati. Un altro nodo è la cattiva gestione: spesso mancano protocolli di sicurezza, piani di evacuazione o persino una chiara assegnazione di ruoli tra personale e volontari. La situazione è aggravata dalla scarsità di fondi, dalla mancanza di formazione e da una scarsa consapevolezza del rischio. Completano il quadro fattori esterni come la criminalità locale o l’instabilità geopolitica.
Per una protezione efficace

Transcrime
Per affrontare efficacemente la complessità delle minacce che gravano sui luoghi di culto, Marco Dugato e Carlotta Carbone propongono un approccio multilivello che combina tecnologie avanzate, buone pratiche organizzative e una forte collaborazione tra attori pubblici e privati. Una delle priorità indicate nel rapporto riguarda la protezione fisica degli accessi. In molti luoghi di culto, infatti, ingressi multipli e poco presidiati rappresentano una vulnerabilità critica.
Intervenire su questo fronte significa adottare serrature elettroniche sicure, sistemi di allarme collegati a centri di controllo e installare videocamere a circuito chiuso per monitorare le aree interne ed esterne, garantendo una sorveglianza costante.
Particolare attenzione va data anche agli spazi esterni e alle aree perimetrali. L’installazione di recinzioni, barriere fisiche e di un’illuminazione adeguata durante le ore notturne non solo migliora la sicurezza oggettiva, ma agisce anche come deterrente contro intrusioni, atti vandalici e furti. La visibilità è un fattore chiave: luci intelligenti con sensori di movimento possono rilevare presenze sospette e attivare allarmi o notifiche in tempo reale, integrandosi con piattaforme digitali di sorveglianza.
All’interno degli edifici, la segnaletica e la gestione degli spazi assumono un ruolo strategico. L’utilizzo di indicazioni chiare per delimitare le aree riservate e per informare i visitatori sui comportamenti attesi contribuisce a mantenere un ambiente ordinato e rispettoso, ma anche più sicuro. Nei momenti di maggiore affluenza, come durante festività religiose o cerimonie particolarmente partecipate, è fondamentale predisporre piani di gestione della folla che includano uscite di emergenza ben segnalate, personale addestrato alla gestione di situazioni critiche e dispositivi per la comunicazione immediata tra staff e forze dell’ordine.
Un ruolo crescente è giocato dall’utilizzo di tecnologie intelligenti. Per esempio, i sensori ambientali possono monitorare la qualità dell’aria, rilevare la presenza di fumi o gas pericolosi e segnalare malfunzionamenti impiantistici. I sistemi di gestione integrata dell’edificio (Building Management Systems) permettono di controllare in tempo reale impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento, riducendo il rischio di incendi o altri incidenti strutturali. Inoltre, l’uso di tecnologie per il monitoraggio predittivo consente di identificare potenziali cedimenti o degradi strutturali prima che si traducano in danni concreti, grazie a sensori di vibrazione, analisi delle microfratture o rilevamenti termici.
Le nuove tecnologie di analisi video basate su AI stanno offrendo strumenti sempre più sofisticati: queste soluzioni sono in grado di rilevare comportamenti anomali – come movimenti controcorrente, abbandono di oggetti o atteggiamenti aggressivi – e inviare automaticamente segnalazioni al personale di sicurezza. Sebbene il loro utilizzo richieda competenze specifiche, il loro potenziale di prevenzione è significativo, soprattutto in contesti ad alto rischio.
Il rapporto sottolinea anche l’importanza della gestione delle emergenze sanitarie, specie dopo la pandemia di Covid-19. I protocolli devono prevedere la disinfezione regolare degli ambienti, una ventilazione adeguata e, nel caso di eventi numerosi, il controllo della temperatura e il tracciamento delle presenze. Alcuni luoghi hanno sperimentato anche sistemi di prenotazione digitale per le celebrazioni religiose, riducendo l’affollamento e migliorando la tracciabilità.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la formazione continua del personale e dei volontari. Educare chi opera quotidianamente nei luoghi di culto sui principali rischi, sui protocolli di evacuazione, sull’uso dei sistemi di sicurezza e sulle procedure sanitarie rappresenta una delle strategie più efficaci e a basso costo per prevenire o contenere gli incidenti. La cultura della sicurezza, infatti, non può basarsi solo su dispositivi tecnologici: deve radicarsi in comportamenti consapevoli, capacità di osservazione e coordinamento tra i membri della comunità.
Infine, gli autori insistono sulla necessità di instaurare partnership con autorità locali, forze dell’ordine e organizzazioni religiose di altre confessioni. Il dialogo interreligioso può facilitare la condivisione di esperienze, lo scambio di buone pratiche e l’elaborazione di piani comuni di sicurezza. In contesti urbani, il coordinamento tra più luoghi di culto e le istituzioni locali può portare alla creazione di presidi territoriali di vigilanza o all’adozione di protocolli di intervento condivisi.
In definitiva, la protezione dei luoghi di culto richiede una visione integrata: tecnologia, formazione, governance e collaborazione devono procedere insieme. Solo così questi spazi potranno continuare a essere luoghi di accoglienza e spiritualità, liberi da paure e violenze.
Verso un futuro resiliente e inclusivo
Il futuro della sicurezza nei luoghi di culto passa da un approccio integrato, dove prevenzione, tecnologia, formazione e dialogo interreligioso si rafforzano a vicenda. Come evidenziano Dugato e Carbone, è fondamentale “rafforzare le misure di sicurezza durante le circostanze critiche a livello globale o locale”, ma anche costruire comunità più coese e inclusive. Il rapporto invita a guardare alla sicurezza non solo come insieme di barriere fisiche, ma come processo culturale e partecipativo. Questo significa coinvolgere attivamente i fedeli, promuovere la solidarietà tra diverse confessioni e affrontare le disuguaglianze sociali nei territori circostanti.
Inoltre, gli autori ricordano che i cambiamenti climatici pongono nuove sfide: ondate di calore, alluvioni e terremoti possono danneggiare gravemente le strutture storiche, e la manutenzione preventiva diventa cruciale. D’altra parte, garantire la sicurezza dei luoghi di culto non è solo una questione di protezione, ma un investimento nella convivenza civile. Come viene sottolineato nel rapporto, solo attraverso un’azione coordinata, informata e tecnologicamente avanzata si potrà preservare il valore universale di questi spazi, rendendoli sicuri, inclusivi e resilienti.
L’esempio di Assisi
Un caso emblematico di applicazione concreta delle strategie indicate da Dugato e Carbone è quello della città di Assisi, scelta come sede dell’hackathon internazionale Tech for SHRINEs con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per la protezione dei luoghi di culto. Quattro luoghi chiave sono stati digitalizzati per l’occasione: la Basilica di San Francesco, l’Eremo delle Carceri, piazza del Comune e la Pinacoteca di Palazzo Vallemani. Questi spazi sono stati trasformati in veri e propri “digital twin” per simulare scenari di rischio e testare in tempo reale le soluzioni di sicurezza.
Le tecnologie adottate sono tra le più avanzate oggi disponibili. L’azienda Ascanio Technology ha sviluppato un sistema di monitoraggio strutturale basato su fibre ottiche integrate durante i restauri dell’Eremo delle Carceri, capace di rilevare anche micro-vibrazioni o sollecitazioni anomale nei materiali. Per la Basilica di San Francesco è stato scelto il sistema AiVu, una piattaforma di videosorveglianza dotata di intelligenza artificiale, in grado di prevenire furti, atti vandalici e comportamenti sospetti analizzando i flussi visivi.
Nel cuore di Assisi, in piazza del Comune, è stata installata la piattaforma Pop-Art della società Etra, che utilizza sensori audio-video e algoritmi AI per individuare suoni anomali, come urla o esplosioni, e per riconoscere situazioni di violenza. Infine, presso la Pinacoteca di Palazzo Vallemani, il progetto AI-Crowd-Deep monitora la densità di persone, segnalando condizioni di sovraffollamento e possibili criticità nei movimenti della folla.
Oltre alle soluzioni tecnologiche, l’evento ha promosso un modello collaborativo che ha coinvolto forze dell’ordine, comunità religiose, istituzioni locali e imprese, sottolineando quanto la sicurezza dei luoghi sacri richieda un patto condiviso tra tecnologia, governance e partecipazione civica.



