A Napoli è stata presentata la prima ambulanza con telecamere a bordo. Contro il fenomeno delle aggressioni ai danni di medici e infermieri, l’Asl Napoli 1 ha deciso infatti di ricorrere alla videosorveglianza. Ci spiega il progetto il direttore generale Ciro Verdoliva, mentre Manuel Ruggiero di “Nessuno Tocchi Ippocrate” ci illustra le richieste dell’associazione alle istituzioni
È stata presentata all’Asl Napoli 1 la prima ambulanza con telecamere a bordo. Una misura che si è resa necessaria per contrastare l’alto numero di aggressioni ai danni di medici e infermieri che operano nel capoluogo campano. «Sono installate quattro telecamere in esterno al veicolo in modo da coprire tutti i lati di visuale nell’intorno del veicolo stesso», ci racconta il direttore generale dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva. «Le telecamere registrano su un sistema locale e trasmettono le immagini live sia alla centrale operativa sia in cloud per lo storage delle riprese video». Non è tutto: «Le immagini live possono essere viste da una o più centrali operative, per esempio la Centrale del 118 o la Questura», aggiunge Verdoliva.
Tutto ciò nel pieno rispetto della privacy. «Su tale questione - prosegue Verdoliva - l’Azienda Sanitaria Locale Napoli 1 Centro, nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini, della dignità delle persone e con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità e alla protezione dei dati personali, ha adottato un “Disciplinare interno per l’utilizzo dash e body cam in dotazione al personale addetto al servizio di emergenza 118”».
Proteggere il personale
Sono state perciò adottate tecnologie di sicurezza specifiche anche per la protezione del personale delle ambulanze. «Il personale a bordo ambulanza è personale civile che va tutelato nel miglior modo possibile nell’ambito delle competenze e possibilità istituzionali che sono proprie di un’azienda sanitaria», spiega Verdoliva. «Oltre le dash cam a bordo delle ambulanze sono quindi previste anche delle body cam da assegnare al capo squadra - personale medico o infermieristico a seconda della tipologia di ambulanza. Inoltre, a bordo ambulanza è installato un pulsante di emergenza SOS - tipo “panic button” - per allertare la centrale operativa di un possibile evento minaccioso in corso».
A queste iniziative, anticipa Verdoliva, ne seguiranno sicuramente altre. «Nell’ambito dell’intervento di videosorveglianza è prevista la dotazione presso i Pronto Soccorso dell’azienda di ulteriori telecamere in registrazione continua collegate alla centrale operativa, una o più centrali operative come dicevamo in precedenza. Inoltre, stiamo studiando di potenziare e aggiornare gli impianti video delle nostre strutture. Presso i nostri Pronto Soccorso è già attivo un collegamento telefonico diretto verso la centrale operativa del 113 che si attiva mediante la semplice pressione di un tasto».
Oltre la tecnologia
Proprio a Napoli è nata tre anni fa l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate” da un’idea del dottor Manuel Ruggiero con lo scopo di dare voce a tutto il personale sanitario aggredito durante l’esercizio delle sue funzioni. «Le telecamere sono utili solo a identificare i responsabili delle aggressioni», spiega Ruggiero. «Attualmente senza la qualifica di pubblico ufficiale il sanitario è solo nell’iter penale. Si procede per querela di parte assolvendo personalmente agli oneri di un processo (spese legali) senza tutela da parte dell’Asl che si costituirebbe al limite solo parte civile».
I temi in campo sono perciò numerosi e chiamano in causa le istituzioni. «Di tecnologia già abbiamo il non plus ultra», sottolinea Ruggiero. «Lo Stato deve fare la sua parte tutelando chi si prende cura del popolo italiano. E questo è possibile solo con il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale».
Come associazione, “Nessuno Tocchi Ippocrate” è costantemente impegnata per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno delle aggressioni ai danni di medici e infermieri. «Oltre a fornire informazione all’utenza sul corretto uso del Sistema Sanitario Nazionale - 118, pronto soccorso e continuità assistenziale - prossimamente organizzeremo all’Aquila un congresso sulle aggressioni con esponenti della psichiatria regionale e saremo presenti il 13 marzo 2020 a Riva del Garda al congresso nazionale dell’emergenza urgenza».
L'INTERVISTA
Per le ambulanze servono tecnologie specifiche
Abbiamo interpellato Stefano Moretto, amministratore delegato di Italsicurezza, sulle peculiarità di una videosorveglianza a misura di ambulanza.
Quali sono le caratteristiche della videosorveglianza per le ambulanze?
«Servono tecnologie specifiche: in particolare telecamere IP antivandalo ad alta risoluzione, che garantiscano un rapporto pixel/metro tale da permettere l’identificazione di una persona (quando richiesto), almeno 250 pixel/metro. Devono avere inoltre un alto frame rate, in modo da realizzare registrazioni perfettamente indagabili. Indispensabile per la buona qualità d’immagine è l’implementazione della tecnologia WDR; senza, le immagini potrebbero essere sottoesposte o sovraesposte, rendendo impossibile l’identificazione di oggetti e persone. La tecnologia WDR risolve questo problema applicando vari livelli di esposizione, contrasto ottimizzato e algoritmi avanzati, che riducono il rumore e aumentano il segnale dell’immagine. Altra caratteristica importante è lo stabilizzatore d’immagine: grazie a questo sistema, la telecamera consente di avere immagini nitide anche se sottoposta a forti oscillazioni».
In che modo viene rispettata la privacy?
«Il sistema di videosorveglianza normalmente comprende le telecamere, il dispositivo di registrazione, spesso con geolocalizzazione, e il sistema di trasmissione immagini a un centro di controllo. La compliance alla disciplina privacy dipende da più variabili, tra cui la presenza di funzioni di video analisi e l’ambito di applicazione pubblico o privato. Nel “Provvedimento in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010”, il Garante prevedeva una serie di ipotesi che andavano sottoposte a verifica preliminare. Ora, come prevede l’articolo 35 del Regolamento UE 2016/679, la verifica preliminare è sostituita dall’obbligo di tenuta di un registro dei trattamenti (art. 30 GDPR) da parte del titolare/responsabile e da valutazioni di impatto (DPIA). In conclusione, elenco alcuni principi per l’installazione di telecamere su mezzi di trasporto, che contribuiscono a essere compliance al GDPR: la posizione delle telecamere e le modalità di ripresa devono rispettare i principi di necessità, proporzionalità e finalità; predisporre l’informativa in forma semplificata in prossimità dell’ingresso sul mezzo, riportata poi in forma estesa e completa sul sito del titolare; firmware delle telecamere e dei dispositivi di registrazione crittografati; trasmissione di immagini crittografata; password complesse».
Quali consigli vi sentite di dare a un installatore per un’applicazione efficace di tali tecnologie su un mezzo come un'ambulanza?
«Per “efficace” intendo che le immagini raccolte siano utili e utilizzabili allo scopo per cui sono state installate. Questo presuppone un lavoro a più mani di progettazione del sistema, sotto il profilo sia tecnico sia di Data Protection Impact Assessment. In ultima analisi, per ottenere un’applicazione efficace è importante che utenti finali, system integrator e produttori lavorino a stretto contatto».



