Comuni e sicurezza urbana – Interazione, centrali unificate e tecnologie di analisi dati

Hexagon

Quali sono i dettami della smart security nei Comuni italiani? Risponde l’indagine svolta dalla divisione Safety & Infrastructure di Hexagon e FPA, che ha coinvolto 91 enti con l’obiettivo di chiarire come è gestita la sicurezza nelle città del nostro Paese e quali sono le iniziative, ma anche quali sono i rischi più temuti, quale la propensione all’investimento e il coordinamento delle emergenze tra tutti gli altri attori

La videosorveglianza è lo strumento che i Comuni italiani riconoscono come il più efficace per la prevenzione e la gestione delle criticità. Tanto che è la prima forma di intervento che il 73,6% dei Comuni in Italia prende in considerazione. Ma il 52,7% dei sindaci ritiene che, per migliorare la performance nella gestione della sicurezza urbana e delle emergenze, oggi sia necessaria l’integrazione istituzionale e strumentale con le altre autorità della sicurezza, ovvero Prefetture, Forze dell’Ordine e Polizia di Stato.

Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dall’indagine realizzata dalla divisione Safety & Infrastructure di Hexagon, società specializzata in soluzioni tecnologiche per la sicurezza e la protezione di infrastrutture critiche, e FPA. La ricerca ha preso in considerazione un campione di 91 Comuni italiani con popolazione superiore ai 20.000 abitanti. Tra i funzionari pubblici interpellati: sindaci, assessori con delega alla sicurezza, comandanti di polizia locale di città tra cui Venezia, Bergamo, Napoli, Genova, Firenze, Parma, Bari. L’obiettivo? Chiarire come è gestita la sicurezza nelle città del nostro Paese e quali iniziative sono state intraprese per migliorarla; quali sono i rischi più temuti; qual è il livello delle tecnologie utilizzate e di propensione all’investimento verso sistemi avanzati per la gestione integrata e il coordinamento delle emergenze tra Comuni, Forze dell’Ordine e tutti gli altri attori coinvolti.

«Attraverso questo lavoro di analisi - spiega Angelo Gazzoni, country manager di Hexagon in Italia, già da noi intervistato su Sicurezza n. 6 di luglio 2018, nell’articolo “Efficienza ed efficacia nel binomio Smart & Safe” in tema smart city - abbiamo voluto indagare il grado di collaborazione esistente tra i diversi soggetti istituzionali nell’attività di gestione della sicurezza in aree urbane di grande, media e piccola dimensione. Abbiamo voluto fornire un quadro più chiaro sui processi attraverso i quali vengono messe in comune le informazioni, in modo continuativo su situazioni ordinarie e in modo tempestivo su eventi straordinari; se sono assegnate in modo chiaro compiti e responsabilità».

Per i Comuni quali sono le soluzioni prioritarie?

In sintesi, «Più della metà delle amministrazioni interpellate - precisa il manager - ha indicato la maggiore interazione con le autorità sovraordinate di sicurezza come una tra le soluzioni prioritarie per migliorare le performance nella gestione della sicurezza urbana. Quasi la metà di esse ha segnalato l’utilità di attivare centrali operative integrate e unificate. In due terzi dei Comuni è praticata la condivisione sistematica delle informazioni con gli altri soggetti. Ma solo in un terzo dei casi si è arrivati all’integrazione tecnologica dei sistemi di monitoraggio e solo in uno su dieci alla creazione di una centrale operativa unificata».

Quali, allora, le soluzioni che favoriscono un modello di integrazione istituzionale e strumentale? Il 50,5% dei Comuni interpellati privilegia l’integrazione delle centrali operative; il 35,2% preferisce i dispositivi per l’analisi dei dati finalizzata all’elaborazione di scenari probabilistici di rischio.

HexagonSoluzioni, queste, che risultano tecnologicamente più avanzate rispetto, per esempio, a misure più ordinarie, come l’estensione dei poteri dei sindaci: meno di 3 Comuni su 10 indica, infatti, come prioritaria un’ulteriore estensione dei poteri di ordinanza del sindaco.

L’ampio riscontro che il tema della sicurezza ha ottenuto in termini di governance non si riflette, però, adeguatamente nell’avanzamento tecnologico e digitale dei dispositivi di cui le Amministrazioni locali dispongono e nell’efficienza del loro utilizzo.

Le reti di videosorveglianza gestite a livello municipale - ossia, il sistema più diffuso per il monitoraggio del territorio - solo residualmente (2,2% dei Comuni) presentano misure di integrazione con sistemi gestiti da operatori non istituzionali, come per esempio gli enti gestori delle reti del servizio pubblico o di monitoraggio dei veicoli di trasporto pubblico.

E, se i due terzi delle amministrazioni (65,9%) hanno l’abitudine sistematica di effettuare incontri di condivisione di informazioni e interventi con altre istituzioni, solo in un caso su 10 (l’11%) si è arrivati a implementare una centrale operativa integrata e unificata.

Il 43% dei Comuni indagati ha definito un protocollo di intervento per il coinvolgimento dei diversi soggetti interessati - uffici comunali, Forze dell’Ordine, gestori di servizi pubblici locali - nei casi di circostanze critiche. Per il 34% delle Amministrazioni esiste una prassi di riferimento, sebbene non formalizzata in un vero e proprio protocollo. Il restante 23% dei Comuni ha dichiarato, infine, di procedere “caso per caso”. 

I rischi più temuti e le iniziative intraprese

Dall’indagine di Hexagon risulta una larga maggioranza di Amministrazioni locali (84%) per le quali è urgente intervenire nel migliorare i sistemi di allerta e gestione di tutela del territorio dagli effetti delle calamità naturali e di guasti o cedimenti di infrastrutture; il 52,7% dei sindaci chiede una maggiore interazione con le altre autorità di sicurezza, il 50,5% centrali operative unificate e integrate, il 35,2% dispositivi per l’analisi dei dati e l’elaborazione di scenari probabilistici di rischio.

L’86% delle Amministrazioni comunali interpellate dichiara di aver attivato nuove iniziative o di aver investito nuove risorse nel settore della sicurezza. L’impatto dell’insieme di iniziative attivate dalle amministrazioni ha prodotto, secondo quasi 6 intervistati su 10, un miglioramento delle condizioni di sicurezza nelle loro città. Tuttavia, solo tre amministrazioni su dieci ritengono che questo effettivo miglioramento sia stato percepito dai cittadini.

La delega specifica, sì o no

Nell’80% dei Comuni è presente una specifica delega alla sicurezza. In 7 casi su 8 è associata alla delega alla Polizia locale e, tra questi, nella metà dei casi (35%) è esercitata direttamente dal sindaco. La delega specifica alla Protezione civile è segnalata come presente nel 90% dei casi. Solo in un terzo dei Comuni è associata alla Polizia locale ed è in capo al sindaco nel 24% dei casi.

Condivisione delle informazioni

Il 48% dei Comuni coinvolti nell’indagine è dotato di sistemi informativi per l’analisi del territorio, ma solo in meno di un quinto dei casi (22%) sono stati implementati meccanismi per la condivisione delle informazioni tra gli assessorati interessati. Se i tre quinti (61,5%) dei Comuni ha attivato strumenti di avviso ai cittadini di circostanze critiche, solo in un quarto dei casi si tratta di app (26%). Solo una parte minoritaria delle amministrazioni sembra aver compiuto i passi decisivi verso un futuro di smart security, definendo un sistema di governance articolato e multi-attoriale, formalizzando le procedure di collaborazione inter-istituzionali, estendendo gli strumenti di monitoraggio e adottando soluzioni inclusive di interazione continuativa con i cittadini.

Tra queste vi sono i Comuni di Faenza, Livorno, Macerata, Pordenone, Aosta, Cremona, Lodi, Pavia e Bari i quali, a eccezione di Bari, condividono la collocazione nel Nord Italia e una dimensione medio-piccola, con una popolazione che varia tra i 34 mila e i 72 mila abitanti per 7 su 9 di essi.

Hexagon
Angelo Gazzoni country manager di Hexagon

Gli enti, privacy e formazione

Dall’indagine sono emersi Comuni particolarmente virtuosi? Se sì, quali e grazie a quali caratteristiche?

«Solo una parte minoritaria delle Amministrazioni sembra aver compiuto i passi decisivi verso un futuro di smart security, definendo un sistema di governance articolato e multi-attoriale, formalizzando le procedure di collaborazione inter-istituzionali, estendendo gli strumenti di monitoraggio e adottando soluzioni inclusive di interazione continuativa con i cittadini. Tra queste vi sono i Comuni di Faenza, Livorno, Macerata, Pordenone, Aosta, Cremona, Lodi, Pavia e Bari i quali, a eccezione di Bari, condividono la collocazione nel Nord Italia e una dimensione medio-piccola, con una popolazione che varia tra i 34 mila e i 72 mila abitanti per 7 su 9 di essi. Un ulteriore elemento di interesse è che i Comuni di Aosta, Pordenone e Lodi sono collocati tra le prime venti posizioni della classifica di ambito “Sicurezza e legalità” dell’ultimo ranking di ICity Rate (ottobre 2018), elaborato da FPA, che vede Aosta al primo posto e Pordenone al terzo».

Sicurezza integrata, monitoraggio, prevenzione: secondo Hexagon, come è gestito il fattore privacy nelle realtà urbane smart del nostro Paese?

«Vista la forte diffusione e la presenza sempre più evidente di sistemi di videosorveglianza, telecamere e sistemi di rilevamento nelle città o in area/zone critiche viene ormai dato più valore all’aspetto di sicurezza che a quello di privacy. È ormai un qualcosa di imprescindibile, è parte integrata del nostro quotidiano, una normalità a tal punto da essere percepita come un vantaggio piuttosto che una violazione della privacy del cittadino».

Quale l’approccio alla formazione delle competenze necessarie nelle smart city?

«Come per l’implementazione di modelli operativi, che devono essere ancora sviluppati o completati, si notano anche delle carenze di carattere formativo che impediscono di utilizzare al meglio le tecnologie finalizzate a garantire sicurezza. Gli aspetti legati alla formazione delle competenze delle risorse riguardano sia l’utilizzo degli strumenti tecnologici sia l’impiego di modelli operativi più unificati».

Smart & Safe City

L'importanza dell'integrazione delle tecnologie

«Un modello di Safe City efficace è quello che si basa sull’integrazione di più tecnologie, risorse e processi operativi finalizzati alla cooperazione tra soggetti, all’aumento della resilienza della città e alla sua capacità di reagire a situazioni di emergenza. L’obiettivo - sottolinea Angelo Gazzoni, country manager di Hexagon in Italia - è migliorare la qualità e l’efficienza della gestione delle emergenze nella loro totalità, consentendo di non disperdere gli sforzi e incrementando il coordinamento tra gli operatori delle forze di sicurezza pubblica e di tutti gli attori che incidono sul funzionamento della città stessa. Si tratta, in sostanza, di una nuova modalità attraverso la quale garantire sicurezza pubblica, basata su sistemi tecnologici complessi in grado di incrociare ed elaborare dati, con il fine di aumentare la capacità situazionale di chi deve prendere rapidamente decisioni nel corso di un’emergenza».

Nel caso, per esempio, di un grosso incidente a un’infrastruttura critica, gli attori coinvolti sono sia le forze di pubblica utilità, come Polizia locale e nazionale e Vigili del fuoco, sia l’azienda che gestisce la rete o l’infrastruttura stessa: tutti soggetti, tra pubblici e privati, che normalmente non comunicano tra di loro e che si trovano a dover dialogare per operare in modo coordinato seppure autonomo. Un modello di comunicazione integrato in una situazione del genere prevede sale di controllo dotate di tecnologie che permettono interoperabilità, interscambio di informazioni e capacità di dispacciamento congiunto delle varie forze, coordinando tutti gli attori coinvolti per ridurre i tempi di risposta e ripristinare la normalità. Dalla sala di controllo si può gestire il flusso di informazioni proveniente dal luogo in cui è avvenuto l’incidente, scambiare dati geolocalizzati in maniera automatizzata, e anche suddividere sul territorio tutte le risorse utili a gestire l’emergenza.

«I sistemi e gli strumenti della comunicazione, della collaborazione e della cooperazione tra i diversi attori istituzionali e non istituzionali della sicurezza rappresentano un tema nodale di cui il legislatore si è frequentemente occupato, insistendo sulla necessità di chiarire attribuzioni e competenze per favorire il flusso delle informazioni ed evitare ridondanze e inefficienze - conclude Gazzoni - C’è dunque ancora molto lavoro da fare da questo punto di vista, incentivando la realizzazione di sistemi tecnologici integrati per far sì che le “smart city” diventino anche “safe city” attraverso strumenti e processi che mettano tutti gli operatori e gli attori interessati nelle condizioni di rispondere immediatamente e in modo efficace all’emergenza».

Il salto di qualità che i risultati dell’indagine mostrano oggi possibile riguarda il passaggio dalla fase dell’emergenza empatica a quella di una «strategia razionale» di governo sul tema della sicurezza. L’obiettivo è migliorare sia i risultati oggettivi sia la percezione soggettiva degli stessi da parte dei cittadini. L’esistenza di esperienze più avanzate su questo fronte costituisce un appoggio fondamentale per favorire approcci basati sulle effettive esigenze e su praticabili percorsi di implementazione.

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome