La tragedia di Corinaldo ha messo a nudo la mancanza di sicurezza degli esercizi pubblici dedicati agli eventi, oltre ai drammatici effetti collaterali dell’uso improprio di dispositivi come lo spray al peperoncino. Come prevenire?
La tragedia di Corinaldo ha drammaticamente posto al centro dell’attenzione il tema della sicurezza delle strutture dedicate a concerti ed eventi di intrattenimento. Nella sciagurata notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, hanno perso la vita cinque adolescenti e una mamma che aveva accompagnato la figlia ad assistere al concerto del trapper Sfera Ebbasta. Il panico causato da qualcuno che ha spruzzato nell’aria uno spray al peperoncino ha provocato un “fuggi-fuggi” generale che ha schiacciato le povere vittime. Le ricostruzioni dell’accaduto hanno sollevato un accesso dibattito sul numero di biglietti venduti, sul numero di persone effettivamente presenti quella notte nella discoteca Lanterna Azzurra, addirittura sulla qualità dei testi delle canzoni di Sfera Ebbasta, come sull’acerba età media del pubblico, sugli impieghi consentiti per gli spray al peperoncino e, non da ultimo, sulla tipologia dell’evento in corso: un concerto o, piuttosto, una semplice ospitata del giovane trapper.
Dalla “teoria” alla pratica
A ben guardare, però, la tragedia di Corinaldo è ben lontana dal rappresentare un avvenimento inedito, se non nelle sue dimensioni. Più volte, infatti, si sono verificati episodi drammatici nelle discoteche, come feroci aggressioni e risse di gruppo, al di là che vi fosse in corso un dj set, un concerto o qualche altro genere di spettacolo. Episodi di questo genere, poi, accadono in tutta Italia, dal Nord al Sud, dai locali centrali di qualsiasi città a quelli più periferici. Una casistica e una fenomenologia cui non si può rispondere se non con molta concretezza: per esempio, chiedendosi quanto effettivamente siano sicure le strutture chiuse presenti sul territorio nazionale dedicate a eventi di intrattenimento.
Sotto questo profilo, il legislatore è intervenuto con il Decreto del 6 ottobre 2009, adottato ai sensi dall’art. 3, comma 9, della legge 15.07.2009 n. 94, in cui sono determinati “i requisiti per l’iscrizione nell’elenco prefettizio del personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, le modalità per la selezione e la formazione del personale, gli ambiti applicativi e il relativo impiego”. Da allora, l’operatore della sicurezza è diventata una figura obbligatoria.
I professionisti della sicurezza
Di fatto, “in ciascuna Prefettura - Ufficio territoriale del Governo è istituito l’elenco del personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi anche a tutela dell’incolumità dei presenti”. A loro volta, i gestori di queste attività “possono provvedere ai servizi di controllo direttamente con proprio personale o avvalendosi di personale dipendente da istituti autorizzati”.
Per gli addetti ai servizi di controllo, inoltre, sono previsti corsi di formazione da organizzarsi a cura delle Regioni. Le tematiche affrontate sono di tipo giuridico: per esempio, è necessario conoscere le “disposizioni di legge e regolamentari che disciplinano le attività di intrattenimento di pubblico spettacolo e di pubblico esercizio”. Fondamentali, chiaramente, gli aspetti tecnici, “con particolare riguardo alla conoscenza delle disposizioni in materia di prevenzione degli incendi, di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, di nozioni di primo soccorso sanitario. Infine, il professionista della sicurezza deve essere anche psicologo, mostrando “capacità di concentrazione, di autocontrollo e di contatto con il pubblico”.
Affinché non si ripeta un’altra Corinaldo, le istituzioni si stanno muovendo con un rinnovato piglio. La Prefettura di Firenze, per esempio, ha convocato a metà dicembre un tavolo regionale sulla sicurezza delle discoteche. Numerose le ipotesi di intervento emerse: dal rafforzamento dei controlli da parte delle commissioni comunali e provinciali di pubblico spettacolo alla verifica della possibilità da parte dei sindaci di adottare ordinanze contingibili e urgenti per vietare gli spray; dalla formazione specifica degli addetti ai servizi di controllo, all’inserimento di conta-persone e metal detector palmari agli ingressi, fino a un bollino blu per i locali virtuosi.

Iac-Cnr: l’effetto gregge esiste
Intervista a Emilio Cristiani, ricercatore dell'Iac-Cnr
«L’effetto gregge, o più precisamente l’influenza sociale, esiste e condiziona le nostre vite», spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr, l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iac-Cnr) di Roma. «Esso consiste nell’imitare il comportamento delle persone che ci circondano pur non avendo un’idea precisa delle motivazioni che hanno generato quel comportamento. Per esempio, se vediamo un gruppo di persone scappare, siamo istintivamente portati a seguirlo. Più razionalmente, possiamo affermare che un gruppo di persone che scappa ci segnala indirettamente la presenza di un pericolo, anche se non abbiamo informazioni sulla sua origine e gravità».
In caso di pericolo, le folle possono essere orientate per essere messe in salvo?
«In situazioni di agitazione o panico diventa difficile dare indicazioni alla folla; inoltre, le dinamiche sono rapidissime e in pochi secondi possono crearsi situazioni pericolose. In questi casi bisogna implementare un controllo ‘invisibile’, che non richieda comunicazioni verbali o, più in generale, l’attenzione delle persone. Per esempio, si può sfruttare il ‘comportamento di gregge’ a nostro vantaggio, piuttosto che limitarsi a osservarlo: steward, riconoscibili come tali oppure no, posizionati strategicamente nella folla, possono muoversi opportunamente al fine di innescare un effetto gregge ‘controllato’ verso le direzioni volute. Ancora, è possibile utilizzare le luci per indirizzare la folla, sfruttando il principio che le persone tendono ad andare verso i luoghi più luminosi rifuggendo il buio».
Pensando alla tragedia di Corinaldo, come possono essere impiegate tali tecniche di controllo all’interno di strutture chiuse e affollate?
«Nelle strutture chiuse con poche uscite di sicurezza i margini di controllo della folla si riducono drasticamente. Meglio, in questi casi, agire sulla prevenzione, dando istruzioni alla folla prima che l’evento inizi, in modo simile alle istruzioni di evacuazione che si ricevono prima dei viaggi aerei. In particolare, ogni partecipante deve individuare le uscite di sicurezza più vicine e deve essere allertato riguardo alla pericolosità di correre o spingere durante l’evacuazione».

Il Comune di Corinaldo si costituisce parte civile
Intervista al sindaco di Corinaldo, Matteo Principi
A seguito della strage della Lanterna Azzurra, il Comune di Corinaldo ha deciso di costituirsi parte civile. «I tragici fatti che hanno colpito la nostra comunità hanno lasciato un segno indelebile e profondissimo nelle nostre anime”, spiega il sindaco Matteo Principi. «È per noi imprescindibile ora creare tutti i presupposti e le condizioni affinché emerga nel più breve tempo possibile la verità su quanto accaduto, per quanto scomoda possa essere».
Qual è il ruolo di un’amministrazione pubblica in questi casi relativi alla sicurezza delle strutture presenti sul territorio per la gestione degli eventi?
«Il ruolo ultimo di un amministratore è sempre lo stesso: la tutela e la crescita della propria comunità. E questi due importantissimi obiettivi devono sempre guidare le scelte di chi si trova ad amministrare. Come? Credo fermamente che la risposta sia una soltanto: creare cultura. Cultura è consapevolezza dei limiti, cultura è rispetto degli altri, cultura è crescita. Ecco quale è il vero ruolo di un’amministrazione pubblica. Poi ci sono le regole da far rispettare, i tecnici e gli esperti chiamati a vigilare, i soggetti economici privati da consapevolizzare. Ma nulla di tutto questo potrà mai essere realmente efficace se prima non si crea il giusto contesto culturale per operare».
Nell’approcciare questi due temi - sicurezza delle strutture ed eventi sul territorio - cambierà qualcosa ora per la vostra amministrazione?
«Nulla potrà essere come prima, questo è chiaro. Nel nostro piccolo, la comunità nel corso dell’ultimo anno ha fatto un percorso importante sul tema della sicurezza degli eventi, creando le condizioni affinché i numerosi appuntamenti annuali che animano il borgo si possano svolgere in piena sicurezza. Continueremo su questa strada, grazie all’aiuto di una collettività sempre più consapevole dell’importanza del tema».

Sopralluogo nella location, prima dell’evento
Intervista a Matteo Mazzoni, fondatore e presidente di Top Secret
«La messa in sicurezza di un locale o di un evento di entertainment inizia ben prima del suo svolgimento», sottolinea Matteo Mazzoni, fondatore e presidente di Top Secret, una delle più qualificate realtà in Italia nel settore investigativo, sviluppando da diversi anni anche il settore della security. «Vengono, infatti, effettuati sopralluoghi approfonditi e viene stilato un piano di sicurezza basato sulla conformazione della location. Si certifica, inoltre, l’effettiva capienza della location, dato fondamentale per capire quanti operatori impiegare e come allestire transenne, uscite di emergenza e altre misure di sicurezza».
Quali norme e leggi regolano questo ambito?
«La normativa principale è la circolare del capo della Polizia Franco Gabrielli: fornisce regole precise per la gestione degli eventi che prevedono un forte afflusso di pubblico e fa una distinzione tra safety e security, distinguendo i compiti che spettano alle Forze di Polizia e quelli spettanti ad amministrazioni e organizzatori. In aggiunta, l’impiego di operatori di sicurezza segue le disposizioni espresse nel Decreto Maroni del 06 ottobre 2009. Tutti gli addetti ai servizi di controllo, per svolgere la professione, devono superare un corso di 90 ore, durante il quale vengono impartite tutte le ultime disposizioni a livello di sicurezza per eventi».
Quali sono i compiti dell’Operatore Addetto ai Servizi della Sicurezza secondo il Decreto Maroni?
«Il Decreto Maroni del 6 ottobre 2009 riassume in tre fasi i compiti di un ‘Operatore Addetto ai Servizi di Controllo’: controlli preliminari, quelli all’accesso del pubblico e quelli all’interno del locale. Gli strumenti tecnologici a disposizione degli operatori sono di importanza primaria: il conta-persone, per esempio, scongiura il sovraffollamento dei locali e aiuta nella gestione dei flussi di pubblico. Un altro strumento fondamentale per un operatore ASC è il metal detector, che può rilevare molto rapidamente la presenza di oggetti metallici, coltelli o armi da fuoco. Durante un evento, inoltre, gli operatori sono tutti dotati di radio ricetrasmittenti con auricolare ad aria e sono in costante collegamento tra di loro e con il responsabile del servizio».



