Videocontrollo senza confini

Prefettura, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri e Polizia municipale di Udine comunicano in tempo reale.

Dallo scorso luglio, Prefettura, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri e Polizia municipale di Udine comunicano in tempo reale - utilizzando lo stesso linguaggio tecnologico - grazie all'interconnessione delle rispettive centrali operative.

L'obiettivo dell'imponente progetto che vede protagonista la Regione Friuli Venezia Giulia è garantire al cittadino una sicurezza a 360 gradi, completa, puntuale. Sicurezza intesa sia in termini di controllo del territorio con funzione anticrimine, sia in termini di protezione civile e salvaguardia dell'ambiente, coinvolgendo, per l'appunto, tutte le Forze dell'Ordine della regione: Polizia di Stato, Carabinieri, Prefettura, Vigili del Fuoco, Polizia locale e Protezione Civile.
Il Friuli Venezia Giulia - lo ricordiamo - è stata la prima regione in Italia a varare un simile piano, grazie ai 2 milioni di euro stanziati dalla Regione, cui si è aggiunto un altro milione per interconnettere Lignano e Latisana.
A questi fondi destinati ai capoluoghi, si aggiungono i 12,5 milioni del 2008 e i 3,5 del 2009 per i piani di videosorveglianza di province e comuni.
Il primo step del progetto - tenuto a battesimo dal ministro Roberto Maroni nell'ottobre del 2008 - ha riguardato l'interconnessione delle centrali operative delle Forze dell'ordine di Trieste.
Lo scorso luglio, invece, è toccato a Udine, alla presenza degli assessori regionali Federica Seganti (Sicurezza e Autonomie locali) e Vanni Lenna (Protezione Civile), del prefetto Ivo Salemme, del questore Giuseppe Padulano, del comandante provinciale del Carabinieri Giorgio Salomoni, del presidente della Provincia Pietro Fontanini, dell'assessore del Comune di Udine Lorenzo Croattini e del direttore della Protezione Civile Guglielmo Berlasso.
Nel concreto, nelle centrali di Prefettura, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri e Polizia municipale, sono stati allestiti quattro display da cui si possono monitorare fino a 384 telecamere sparse sul territorio.
Presso ogni centrale è possibile tenere video-conferenze coinvolgendo le altre tre centrali, condividere informazioni e, grazie alla funzione Web Gis, consultare la cartografia della Protezione Civile.
A tutto il progetto sovraintende - rendendo possibili le funzionalità delle centrali operative delle Forze dell'Ordine - la Protezione Civile della regione che, dalla sua centrale di Palmanova, funge da prezioso punto di raccolta e smistamento di tutte le immagini e le informazioni.
A tale proposito, abbiamo rivolto alcune domande a Walter Stabile, Responsabile Reparto Telecomunicazioni della Protezione Civile della regione Friuli Venezia Giulia.

Dottor Stabile, qual è il ruolo della centrale operativa di Palmanova in seno al progetto appena descritto?
Palmanova si trova in posizione baricentrica rispetto al resto della regione, motivo che l'ha inevitabilmente resa il centro nodale, il punto nevralgico nello sviluppo dell'intero progetto. Qui, grazie ai fondi statali erogati in più tempi a partire dal 2001, è stato possibile realizzare una centrale altamente performante, dotata delle più moderne tecnologie, alla quale fanno capo tutte le connessioni terrestri e - a breve - anche una dorsale sottomarina digitale a microonde e a larga banda.

Qual è, da un punto di vista meramente tecnico, la caratteristica saliente del progetto?
La compatibilità tecnologica fra tutti i dispositivi di sicurezza utilizzati, come previsto dalla nostra Legge regionale sulla sicurezza integrata del 14 agosto 2008, n. 9. Caratteristica, questa, che è garanzia di un livello di comunicazione altissimo tra tutte le apparecchiature e, dunque, di affidabilità ed efficienza dell'intero sistema di interconnessione.

Dopo Trieste e Udine, sarà la volta di altri centri?
Siamo in procinto di interconnettere le centrali operative delle Forze dell'Ordine di Gorizia e Pordenone. Dopodiché, sarà la volta di una serie di centri secondari - ma non meno importanti - tra i quali Lignano e Latisana.

Videotecnologie, partner tecnologico d'eccellenza
Quella tra la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia e l'azienda di Cesano Maderno, alle porte di Milano, è una partnership storica, consolidatasi nel tempo. Una sinergia vincente, nata sei anni fa con il progetto per il monitoraggio del passo alpino del Pramollo, che collega l'Italia all'Austria, zona ad alto rischio di frane e valanghe.
Sodalizio che continua, oggi, con questo nuovo e ambizioso progetto, per il quale Videotecnologie ha fornito i sistemi video che - mediante una rete MPLS progettata insieme a Telecom - convogliano verso la centrale operativa di Palmanova tutti i flussi video provenienti dal sistema di monitoraggio urbano e di videocontrollo del territorio, per poi reindirizzarli verso le centrali operative di Prefettura, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri e Polizia municipale.
Ma non solo. L'azienda è protagonista del progetto con Case Explorer, sofisticata stazione mobile portatile, dall'insolita foggia di valigetta, in grado di registrate e di trasmettere alla centrale operativa i dati audio-video provenienti dall'ambiente in cui viene installata.
A parlarcene, Alberto Patella, titolare di Videotecnologie.

Ingegner Patella, presentiamo Case Explorer: che cosa nasconde al suo interno e qual è la sua finalità?
All'interno del case si trovano un videoregistratore digitale, un trasmettitore di immagini video Gsm, un trasmettitore wi-fi per la connessione in rete a distanza, l'elettronica di controllo di tutte queste apparecchiature, un telecomando a raggi infrarossi e batterie per l'alimentazione. Si tratta di una soluzione polivalente, che è andata evolvendo nel corso degli anni… Il primo modello? Era più grande rispetto a quello attuale. Oggi, infatti, la valigetta è più piccola, più compatta e pesa la metà. Inoltre è più performante. Ad esempio, la videoregistrazione è stata resa più efficace dall'utilizzo di tutti gli algoritmi di compressione…

Dove si colloca?
In qualsiasi ambiente esterno a rischio. E' sufficiente adagiarla sul terreno, anche in zone particolarmente impervie e in presenza di acqua e neve. Il case è stato concepito per usi militari, dunque è particolarmente resistente, non teme intemperie e temperature elevate.

Da quale esigenza nasce il suo utilizzo in seno al progetto?
Dall'esigenza di monitorare - 24 ore su 24 in real time - ambienti critici, in cui non c'è possibilità di conducibilità elettrica o posa di cavi. In particolare, per questo specifico progetto, l'utilizzo di Case Explorer è stato esteso al monitoraggio delle acque. In questo caso, l'elettronica della valigetta è contenuta in una grande boa depositata in alto mare, il cui compito è quello di monitorare - ad esempio - le maree o la salinità dell'acqua.

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