Trieste, Venezia e Capodistria – Porti più sicuri e più competitivi

Trieste
Porto di Trieste - ph credits: Adobe Stock

Si è concluso alla fine del marzo scorso il progetto Secnet, il cui obiettivo era di rafforzare la security portuale ma anche rispondere alle nuove sfide, come quella (centrale) della cyber security, in modo coordinato, innovativo e continuativo. Questi i risultati, presentati nella conferenza finale a Trieste

L’esigenza di un rafforzamento delle misure di security anche in ambito portuale, in un contesto di generale instabilità geopolitica, è una priorità il cui impatto può ripercuotersi sulla competitività stessa delle strutture. È quanto ha compreso l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, capofila del progetto “Secnet - Cooperazione istituzionale transfrontaliera per il rafforzamento della security portuale”, co-finanziato dal Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020, di cui alla fine dello scorso mese di marzo sono stati presentati i principali risultati.

Avviato nel 2017 con un budget di circa 1,3 milioni di euro, Secnet si è posto l’obiettivo di creare le basi per una governance coordinata e permanente della security portuale a livello transfrontaliero dei porti di Trieste, Venezia e Capodistria grazie a innovativi strumenti ICT. I tre porti hanno sviluppato in maniera congiunta piani di azioni e strategie di lungo periodo attraverso innovazioni tecnologiche e procedurali in tema di sicurezza. Grazie al supporto delle Università di Trieste e del Litorale e del Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea, sono stati messi in atto piani per aumentare il coordinamento e la cooperazione, e sono state attuate concrete azioni pilota, quali l’installazione di radar, sirene, telecamere, utilizzo di droni e test per la difesa da attacchi informatici.

«La sfida di oggi nel settore marittimo - ha commentato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Zeno D’Agostino - è garantire al massimo livello gli standard di sicurezza per persone, merci e strutture portuali, individuando nuove politiche che non incidano sull’operatività dello scalo e sulla catena logistica a terra. Secnet ha aperto la strada a una proficua collaborazione tra i tre porti per arrivare a un modello di security integrato per l’Alto Adriatico».

Ruoli ed esigenze delle tre realtà portuali

Nell’ambito del progetto Secnet, il porto di Trieste è stato capofila, i porti di Venezia e Capodistria - assieme alle Università di Trieste e Capodistria e il Segretariato Esecutivo dell’InCE - sono stati partner progettuali. Esigenza comune a tutti e tre i porti è l’armonizzazione delle misure e dei piani d’azionw per potenziare la security portuale senza rallentare le operazioni portuali, anche tramite l’utilizzo di strumenti ICT. Le minacce sono certamente le stesse: prevenire l’ingresso di persone non desiderate nelle aree portuali, monitorarne le attività e potenziare le difese rispetto ad attacchi cibernetici. Tuttavia, le azioni intraprese rispettano specifiche peculiarità di ogni porto.

Le strategie messe in campo e i risultati ottenuti

Le condizioni attuali della sicurezza perimetrale e informatica di ogni porto sono state paragonate a best practice internazionali. Inoltre, sulla scorta di tale analisi e delle azioni pilota intraprese in ogni porto, è stata redatta una strategia transfrontaliera per il potenziamento della security portuale, adottata dai presidenti dei tre porti con un protocollo d’intesa. Tramite il progetto Secnet i porti di Trieste, Venezia e Capodistria hanno innanzi tutto rafforzato le loro competenze sulla security portuale, ma anche migliorato la sicurezza perimetrale e informatica tramite specifiche azioni concrete e posto le basi per una cooperazione a medio e lungo termine. Per il futuro? L’intenzione è di continuare a collaborare su questo tema, sia con scambio di esperienze e partecipazione incrociata a esercitazioni sia tramite nuovi progetti cofinanziati con fondi comunitari. 

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