Telecamere “blindate” a tutela della privacy dei lavoratori

Le nuove telecamere di Selea, disponibili dopo l’estate – integrando il Protocollo di criptazione Ant@res – impediranno a chiunque la visione delle immagini, a eccezione delle Forze dell’Ordine. Franco Valenti ci illustra in anteprima assoluta il progetto che vede protagonista la sua azienda.


Massimiliano Cassinelli

L'idea di un protocollo di criptazione a doppia chiave delle immagini - che consente la visualizzazione alle sole Forze dell'Ordine, a fronte di specifici reati - è stata apprezzata da Enti e organizzazioni sindacali.
Per una persona, però, l'idea di avere una telecamera costantemente “puntata addosso” potrebbe provocare un certo disagio.
Anche in considerazione del fatto che qualcuno potrebbe avere dubbi sull'attivazione del sistema di criptazione.
Durante le operazioni di installazione di una telecamera, infatti, è necessario verificarne il corretto funzionamento, ma anche il puntamento e la messa a fuoco.
Nessuno può, quindi, garantire che, una volta eseguite le operazioni preliminari, l'installatore attivi davvero la criptazione, con il rischio, quindi, che venga realizzato un controllo a distanza.
Inoltre i dati potrebbero essere accessibili a soggetti non autorizzati dalla Magistratura.
Un limite sul quale ha riflettuto Franco Valentini, titolare di Selea: “Per questa ragione stiamo sviluppando una serie di telecamere praticamente inviolabili, in grado di coniugare le esigenze di sicurezza e quelle di rispetto dello statuto dei lavoratori”.

Telecamere inviolabili, in grado di coniugare esigenze di sicurezza e rispetto dello statuto dei lavoratori: obiettivo non semplice, perché l'installatore, al termine dei lavori, deve comunque verificare il corretto funzionamento del sistema installato…
Per questa ragione abbiamo realizzato una telecamera - che entrerà in commercio dopo l'estate - basata su un sistema “blindato”, che cripta nativamente le immagini, impedendo a chiunque la visione. In questo modo possiamo evitare il rischio che l'installatore, al termine del proprio lavoro, non attivi effettivamente il protocollo.

E se l'inquadratura non fosse corretta?
Non si può correre un simile rischio, anche perché il problema emergerebbe solo al momento dell'analisi, ovvero quanto i filmati si dimostrerebbero fondamentali per le indagini. Per tale ragione, abbiamo sfruttato la nostra competenza nelle tecnologie di analisi delle immagini per creare un sistema in grado di riconoscere esclusivamente una “scacchiera” sviluppata per questa particolare esigenza. In pratica, attraverso la telecamera, l'installatore vede solo la nostra scacchiera, che utilizzerà per configurare i parametri di funzionamento dell'apparecchio stesso, mentre tutte le altre immagini risultano indistinguibili. Con la stessa scacchiera, l'amministratore di rete potrà verificare, esclusivamente, il corretto puntamento e la messa a fuoco, ma senza vedere persone o oggetti inquadrati. Il lavoratore sarà così assolutamente tranquillizzato sulla tutela dei propri diritti fondamentali.

Chi verrà inquadrato da una telecamera di questo tipo, sarà messo al corrente circa le sue peculiarità?
L'aspetto della comunicazione riveste un ruolo fondamentale, proprio per prevenire situazioni di disagio. Per questo motivo abbiamo sviluppato un marchio ben identificabile e che, per alcuni versi, rappresenterà una sorta di “certificato di garanzia”. In questo modo anche le persone riprese potranno sentirsi più tranquille. Sindacati e Ispettorato del lavoro, infatti, stanno approvando questo sistema, ma io credo che sia fondamentale tutelare, oltre ai diritti del lavoratore, anche la sua serenità dal punto di vista psicologico.

Torniamo agli installatori: quali saranno le competenze richieste a questi professionisti?
Dato per scontato che l'installazione di qualsiasi efficace sistema di videosorveglianza richiede una competenza specifica in tema di ripresa, trasporto dati e memorizzazione, i professionisti del settore non avranno particolari esigenze nell'installare queste telecamere, anche perché nascono già protette e, dunque, non sarà necessario nessun intervento specifico. Dovranno semplicemente seguire le istruzioni a corredo.

Con chi avete collaborato nello sviluppo di questa inedita telecamera?
La telecamera è stata sviluppata intorno al protocollo Ant@res, che prevede la criptazione a doppia chiave asimmetrica delle immagini. L'intero sviluppo hardware, software e firmware è invece interno e frutto dell'attività dei nostri laboratori italiani. La scelta, infatti, è stata quella di acquistare dall'esterno solo la componentistica elettronica di base, mentre tutte le attività, dalla progettazione all'assemblaggio, sono affidate a tecnici Selea.

Sviluppo hardware, software e firmware interno: una scelta controcorrente…
Ricerca & Sviluppo rappresentano una passione che da sempre contraddistingue Selea. Detto questo, riteniamo che affidarsi a fornitori esterni abbia, sì, il vantaggio di contenere i costi ma, di contro, renda dipendenti da altri, con il rischio di dover attendere che le proprie intuizioni vengano sviluppate in funzione di logiche aziendali diverse. Mantenere tutto all'interno, invece, ci permette di agire molto rapidamente - come nel caso specifico di questo progetto - e di conservare il nostro know-how.

Non avete valutato nemmeno la possibilità di affidare parte dello sviluppo alle Università?
Rispetto al passato, le Università sono molto più reattive e aperte alla collaborazione. In molti casi, però, sono ancora troppo legate allo studio e alla ricerca, a scapito della commercializzazione. Questo significa - all'atto pratico - che sviluppano sistemi eccellenti ma che, in molti casi, funzionano bene solo all'interno dei laboratori, senza tenere conto delle reali esigenze operative. Per questa ragione, gli accordi che abbiamo sottoscritto sono legati solo ad attività su elementi molto circoscritti, in grado di sfruttare le eccellenze specifiche di alcune Università italiane.

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