Impianto filare, wireless oppure soluzione ibrida ?

 

La scelta tra sistema antintrusione filare e wireless è dettata da molteplici fattori, da quelli ambientali a quelli pratici, fino a quelli prettamente economici. In questo articolo, trattiamo i punti chiave dei due sistemi, valutando peculiarità, tecnologie adottate, pro e contro, allo scopo di fugare i dubbi che ancora circolano tra gli addetti ai lavori.

 

In presenza di corrugati e vani di passaggio predisposti come controsoffittature e pavimenti flottanti, realizzati in fase di costruzione dell’immobile o in seguito a ristrutturazione, la soluzione filare è sicuramente quella più gettonata.

Oltre a garantire bassi costi di gestione (basta sostituire di tanto in tanto le batterie della centrale e delle sirene), non subisce né genera interferenze elettromagnetiche e, quindi, risulta più affidabile.

Inoltre, può gestire un’ampia gamma di sensori e periferiche “universali” e, non ultimo, permettere di coprire ampie superfici come quelle di aree commerciali, capannoni industriali, uffici, abitazioni su più livelli ecc.

Il sistema filare garantisce anche una maggiore sicurezza, a patto di proteggere eventuali punti deboli (come i passaggi dei cavi esterni o a vista) che i malintenzionati potrebbero sfruttare per sabotarlo o bypassarlo.

In realtà, le centrali e i rilevatori di nuova generazione sono immuni a qualsiasi tecnica di taglio, se si ha l’accortezza di utilizzare le connessioni a doppio e triplo bilanciamento (vedi articolo “Regole base per il bilanciamento delle linee di allarme” pubblicato sul numero di luglio/agosto).

 

Wireless: pratico e versatile per piccoli ambienti

I moderni sistemi wireless sono pratici, modulabili e rappresentano la soluzione ideale (spesso l’unica) negli ambienti residenziali e nei piccoli uffici sprovvisti di qualsiasi tipo di predisposizione.

Questo perché evitano le costose e disagevoli opere murarie necessarie alla stesura dei corrugati o le inestetiche canaline a vista.

Un antifurto senza fili può essere installato praticamente ovunque, modificato ed espanso a piacere anche a distanza di anni, così come rimosso e reinstallato in una nuova abitazione o ufficio in caso di trasloco.

I maggiori costi iniziali dei componenti wireless rispetto a quelli filari vengono spesso azzerati da una messa in opera più rapida e pulita, che aumenta l’affidabilità grazie al posizionamento ad hoc.

Di contro, richiede una maggiore attenzione in fase di programmazione, una manutenzione più frequente e costosa, che consiste nella sostituzione periodica delle batterie che alimentano tutti i sensori, oltre a quelle di sirena e centrale presenti anche nei sistemi filari.

Inoltre, genera e subisce interferenze elettromagnetiche che potrebbero causare falsi allarmi e problemi ad altri apparecchi senza fili.

In termini di sicurezza, un impianto wireless è sicuramente più facile da manomettere rispetto a uno filare progettato con cura.

Ma la corretta installazione e, soprattutto, le tecnologie di ultima generazione (frequenze multiple, codifica segnali, anti accecamento ecc.) possono complicare non poco la vita ai malintenzionati.

 

Frequenza singola, doppia o tripla con codici criptati

Nei sistemi wireless, la comunicazione tra la centrale, i moduli esterni e le periferiche avviene tramite onde radio su bande di frequenza standardizzate.

Le basse potenze in gioco (meno di 10 mW) limitano i consumi energetici e l’inquinamento elettromagnetico.

I sistemi di prima generazione utilizzavano uno o più canali nella sola banda dei 433 MHz, la stessa impiegata da moltissimi altri dispositivi elettronici come le centrali apri-cancello, i sistemi domotici e quelli per la distribuzione audio/video.

La singola frequenza unita alla codifica elementare dei segnali e alla presenza di potenziali disturbi generati da questi dispositivi, rendeva gli antifurti senza fili poco affidabili e di facile manomissione.

I moderni sistemi wireless utilizzano due, tre o più canali nelle bande dei 433 e 868 MHz, sistemi di codifica avanzati (rolling code, hopping code, cryptocode ecc.) e funzioni di controllo antimanomissione che li rendono più sicuri, ma mai completamente inespugnabili.

 

Ibrido, il giusto mix per la massima flessibilità

Le centrali antintrusione di nuova generazione si stanno progressivamente spostando verso i sistemi ibridi, che utilizzano sia i cablaggi sia i segnali radio.

In sostanza, le centrali ibride assomigliano molto alle centrali filari ma, grazie a moduli integrati o esterni, possono anche interfacciarsi a rilevatori e periferiche wireless, incrementando il numero di linee in ingresso e aggiungendo nuovi sensori in zone non predisposte.

Questo permette di ottenere i benefici di entrambi i sistemi, garantendo ampi margini di manovra all’installatore perché, in base alla sua esperienza, ai fattori ambientali e alle esigenze del cliente, può realizzare un sistema antintrusione flessibile, sicuro, totalmente personalizzabile, facilmente aggiornabile e ampliabile.

Un sistema ibrido può sfruttare i corrugati sottotraccia dell’impianto elettrico ove possibile, ad esempio per il cablaggio della sirena sfruttando la canalina che alimenta la luce del balcone, dei sensori magnetici e a filo per finestre e porte-finestre, utilizzando lo stesso cablaggio delle tapparelle o delle tende motorizzate, degli inseritori inseriti in un supporto civile insieme a interruttori, prese e altri apparecchi di comando.

Per altri sensori, come ad esempio i rilevatori IR da interno ed esterno che richiedono un posizionamento ad-hoc, si possono invece sfruttare le onde radio e l’alimentazione autonoma fornita dalle batterie.

Ricordiamo che i cavi antifurto possono coesistere con i cavi energia all’interno della stessa canalina solo se dotati di adeguato isolamento elettrico ed elettromagnetico (vedi norma CEI-UNEL 36762).

 

Jammer, i nemici del senza fili

Se il taglio dei fili e il cortocircuito sono le principali azioni compiute dai malintenzionati per mettere fuori uso un antifurto filare, per quello wireless servono strumenti più sofisticati e tecnologici come i “jammer”.

Si tratta di trasmettitori ad alta potenza che inviano segnali in radiofrequenza su più bande (433 e 868 MHz, GSM 900 e 1800 MHz, ecc.) allo scopo di “accecare” e quindi inibire la comunicazione radio tra i vari componenti dell’impianto.

Seppur vietati dalla legge (la legislazione italiana e quella di altri Paesi ne consente l’utilizzo solo alle Forze di Polizia e in ambito militare), si possono trovare facilmente nei negozi on-line, hanno prezzi abbordabili (da poche decine di euro in su) e sono facili da utilizzare.

Per evitare l’accecamento volontario, alcune centrali wireless sono dotate della funzione anti-jamming, che rileva la saturazione prolungata dei canali radio utilizzati per comunicare con i rilevatori oppure l’assenza di comunicazione bidirezionale ciclica (trasmissione-ricezione-trasmissione-status KO) e genera un allarme anti-sabotaggio.

Per un approfondimento sui jammer, rimandiamo all’articolo “Soluzioni anti-jamming per centrali e rivelatori senza fili” pubblicato sul numero di ottobre.

 

Marcello Recalcati

 

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