Gradi di sicurezza, classi ambientali e livelli di accesso

Realizzare un impianto a regola d’arte significa anche selezionare i componenti in base al loro grado di sicurezza e tenere conto delle caratteristiche e delle criticità dell’ambiente nel quale verrà realizzato. Ecco cosa prescrivono le norme EN 50131-1 e CEI 79-3.

 

Le norme EN50131-1, elaborate dal CEN - Comité Européen de Normalisation - e recepite dai Paesi membri, introducono tre concetti di base: il grado di sicurezza, la classe ambientale e il livello di accesso.

Il grado di sicurezza esprime la capacità di un prodotto, di un sistema o di una installazione, di rilevare e segnalare un’intrusione nelle aree protette e/o un tentativo di manomissione.

Il concetto di classe ambientale specifica le condizioni ambientali nelle quali il dispositivo si troverà a operare in base alla progettazione dell’impianto, mentre il livello di accesso stabilisce le priorità che permettono ai singoli utenti (o gruppi) di interagire a vario titolo con il sistema di sicurezza.

 

Quattro gradi di sicurezza

La norma EN50131-1, nel paragrafo 6, identifica quattro gradi di sicurezza, specificando le loro caratteristiche.

Tali gradi hanno sostituito i tre livelli di prestazione delle vecchie norme CEI 79-2.

Il Grado 1 è associato a un rischio basso, poiché si prevede che gli intrusi o i rapinatori abbiano una scarsa conoscenza degli impianti di sicurezza e siano dotati di attrezzature limitate e facilmente reperibili.

Il Grado 2 (rischio medio-basso) mantiene lo stesso livello di conoscenza del Grado 1 (scarso), ma amplia la gamma delle attrezzature a disposizione degli intrusi, che possono contare su strumenti elettronici come tester, grimaldelli e altri arnesi da scasso.

Il Grado 3 (rischio medio-alto) prevede che gli intrusi o i rapinatori abbiano una discreta conoscenza degli impianti e dispongano di una gamma completa di strumenti, attrezzi e apparecchi elettronici.

Il Grado 4 (rischio alto) prevede un grado di conoscenza elevato, con capacità e risorse per pianificare in dettaglio un’intrusione o una rapina attraverso attrezzature sofisticate e con la possibilità di effettuare la sostituzione dei componenti di un impianto antintrusione.

 

Le classi ambientali

Il paragrafo 7 della EN50131-1 individua, invece, le quattro classi ambientali (interno, interno generale, esterno riparato o interno in condizioni estreme e esterno) nelle quali devono poter operare i componenti di un sistema senza comprometterne l’affidabilità.

Le prime due classi corrispondono alle prove climatiche e meccaniche della vecchia CEI 79-2.

La classe ambientale I si riferisce a luoghi chiusi con temperatura controllata, da +5° a +40° C con umidità relativa media del 75% e senza condensazione come, ad esempio, abitazioni, uffici, scuole, negozi ecc.

La classe ambientale II riguarda sempre i luoghi chiusi ma senza un controllo ottimale della temperatura, ad esempio magazzini non climatizzati, corridoi, atri, scale ecc.

La temperatura può variare tra -10° e +40° C, mantenendo però un livello di umidità relativa del 75% e senza condensazione.

Ambienti esterni riparati oppure interni in condizioni estreme - rimesse, pergolati, aree di carico e scarico, dove i componenti dell’impianto non sono completamente esposti agli agenti atmosferici - sono associati alla classe ambientale III.

Il range di temperatura consentito è tra -25° e +50° C, con un’umidità relativa media del 75% e senza condensazione.

Per un periodo limitato (un mese all’anno) può arrivare al 95%, sempre in assenza di condensazione.

La classe ambientale IV si applica in presenza di condizioni ambientali normalmente presenti all’aperto, con i componenti dell’impianto totalmente esposti alle intemperie.

Rispetto alla classe III si mantengono gli stessi dati di umidità (75% circa, 85-95% per 30 giorni all’anno), mentre la temperatura massima può salire a +60° C.

 

I livelli di accesso

Gli utenti che interagiscono con il sistema di sicurezza per la sua attivazione e disattivazione, il monitoraggio, la manutenzione e il semplice riscontro visivo o sonoro, possono appartenere a quattro fasce differenti, definite “livelli di accesso”.

Il primo livello comprende le azioni e le indicazioni che il sistema mostra a qualsiasi utente senza bisogno di alcuna interazione, ad esempio lo stato di attivazione del sistema su un display, anche in assenza di log-in, oppure il suono della sirena udito da un passante.

Il secondo livello è quello di normale operatività dell’utente (utilizzatore finale) che, grazie al possesso di un codice o di una chiave univoca, è autorizzato a effettuare comandi o consultazioni del sistema.

L’eventuale presenza di sottolivelli (priorità) consente di abilitare o meno l’accesso a determinate funzioni di consultazione e/o programmazione, l’accesso ad aree riservate ecc.

Il terzo livello è solitamente associato al profilo dell’installatore (supervisore), perché consente l’impostazione dei parametri di configurazione dell’impianto in fase di installazione e/o manutenzione.

Per ovvie ragioni di sicurezza, solo chi possiede un accesso di secondo livello (utente) può abilitare quello di terzo (installatore).

Il quarto e ultimo livello di accesso è quello che consente interventi radicali sui componenti del sistema, sia hardware che software, da parte del produttore o, più presumibilmente, da un suo installatore autorizzato. L’accesso a questo livello deve essere autorizzato da utenti con livello 2 e 3.

 

La norma CEI 79-3 aggiornata al 2012

La norma EN 50131-1 appena vista si riferisce ai prodotti di un sistema di allarme e sicurezza, mentre la CEI 79-3, valida solo a livello nazionale e aggiornata al 2012, prende in considerazione l’intero impianto nel suo complesso ed inserito in un contesto operativo definito, cioè legato a uno specifico luogo di installazione.

La norma CEI 79-3 ha lo scopo di descrivere la progettazione, la realizzazione, l’impianto, il collaudo e la manutenzione degli impianti di allarme antintrusione e rapina, in modo da stabilire i criteri adatti e garantire la massima sicurezza.

Grazie ad apposite tabelle, permette di calcolare in modo oggettivo il grado di protezione raggiunto e di stabilire dei criteri di progetto, di collegamento e di verifica funzionale.

Alla consegna dell’impianto, l’installatore è tenuto a rilasciare una dichiarazione di conformità alla norma CEI 79-3.

 

Calcolare il livello di prestazione

Le principali novità dell’aggiornamento del 2012 riguardano l’allineamento con la terminologia e la nomenclatura e con la logica di classificazione dei sistemi di allarme intrusione e rapina definiti dalla EN 50131-1 (gradi di sicurezza, classe ambientale e livello di prestazione).

In base alla CEI 79-3, l’impianto viene analizzato nei tre sottosistemi che lo compongono: rilevatori, apparati essenziali (CIE - Controllo e indicazione, ACE - organi di comando, INT - interconnessioni locali, PS - unità di alimentazione) e dispositivi di allarme (WD - apparati acustici e luminosi, ATS - trasmettitori di messaggi).

L’impianto viene anche classificato su quattro livelli di prestazione e cinque categorie di tipologie di rischio: unità abitativa e commerciale (es.: appartamenti in condomini, negozi, uffici, scuole, banche ecc.), unità abitativa isolata (ville, uffici, negozi, banche, musei ecc.), insediamento industriale e commerciale (industrie e centri commerciali), locale corazzato (caveau), cassaforte (bancomat).

Per calcolare il livello di prestazione degli impianti, è possibile utilizzare due metodi: tabellare oppure matematico.

Il primo è più semplice da comprendere e da applicare su piccoli impianti, ma poco flessibile in impianti complessi o di grandi dimensioni.

Si basa sulla suddivisione del sistema di sicurezza in tre sottoinsiemi e sulle definizioni delle principali tipologie di impianto.

Il metodo matematico, invece, permette di compensare eventuali lacune di una protezione con l’efficienza di un’altra, combinando il grado di sicurezza dei componenti con altri parametri più dettagliati.

Il metodo rimane invariato rispetto all’edizione del 1998, ma sono state inserite alcune correzioni, principalmente per includere il grado di sicurezza 4 dei dispositivi e il livello di prestazione 4 dell’impianto.

In questo modo, è possibile utilizzare la precedente “calcolatrice” (macro Excel).

Le apparecchiature facenti parte un impianto di allarme intrusione e rapina devono avere un grado di sicurezza uguale o superiore al livello di prestazione dell’impianto (grado di sicurezza 2 = livello di prestazione 2).

Tuttavia, il metodo matematico permette di eliminare un paradosso logico e di calcolare il livello della prestazione inserendo nell’impianto dispositivi di grado di sicurezza diverso, senza necessariamente ridurre il livello di prestazione dell’impianto.

 

Tutte le fasi, dalla progettazione alla consegna

Grazie al diagramma di flusso allegato, la CEI 79-3 riporta in modo preciso e puntuale le fasi che devono essere seguite per la progettazione, realizzazione e consegna dell’impianto, costituendo inoltre una guida chiara ed esaustiva relativamente a tutta la documentazione che deve essere predisposta e conservata.

A ciascuna fase è dedicato uno dei capitoli della norma: classificazione dell’impianto di allarme intrusione e rapina, progettazione dell’impianto, pianificazione dell’installazione, installazione del sistema, ispezione, prova funzionale e messa in servizio, documentazione e registrazioni, utilizzo dell’impianto, manutenzione e riparazione dell’impianto.

Diversi allegati forniscono le tracce su come gestire e organizzare i sopralluoghi preliminari, con tanto di check-list di raccolta dati:

 

  • sopralluogo nell’area: beni da proteggere (valutazione del rischio) ed edificio (tipologia e gestione)
  • sopralluogo dell’area: fattori provenienti dall’interno e dell’esterno dei locali protetti che potrebbero influenzare l’impianto (coesistenza di altri impianti tecnologici, attività specifiche svolte nel sito, fattori ambientali o climatici ecc.)
  • informazioni da includere nell’offerta di progettazione dell’impianto: dati specifici di cliente e di impianto, livello di prestazione, distinta dei dispositivi, configurazione, norme di riferimento, interventi, manutenzioni, ecc.
  • sopralluogo tecnico: valutazione dei vincoli tecnici per l’installazione e scelta delle tecnologie e dei dispositivi da utilizzare, valutazioni sulla successiva conduzione dell’impianto
  • libretto dell’impianto (registro interventi)
  • manutenzione relativa a dispositivi, impianto, modalità di gestione ecc.
  • competenze: definizioni delle competenze necessarie, da acquisire, da approfondire e da aggiornare

 

Giacomo Bozzoni

 

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