Farmacie in bilico tra rapine in calo e furti in aumento

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Radiografia della micro-criminalità ai danni delle farmacie italiane attraverso i dati OSSIF.

 

I dati OSSIF, Osservatorio intersettoriale sulla criminalità predatoria dell’Associazione banche italiane - al quale partecipa anche Federfarma, la Federazione nazionale che rappresenta le oltre 16.000 farmacie private, convenzionate con il servizio sanitario nazionale - ci restituiscono un’analisi dettagliata del livello di “insicurezza” che caratterizza le farmacie del nostro paese.

Il primo dato - confortante - ci parla di un 2016 in cui le rapine sono state il 10,8% in meno rispetto al 2015, per un totale di 825 episodi.

Per il terzo anno consecutivo, perciò, si è registrato un calo dei reati, dopo il picco raggiunto nel 2013 con 1.256 rapine.

Rispetto a tale anno, il calo delle rapine in farmacia è pari al 34,3%.

Nel volgere di pochi anni, dunque, lo scenario è notevolmente migliorato.

Ciò non toglie che possano essere raggiunti risultati ancora migliori. Infatti, anche se continua a calare l'indice di rischio, passato da 5,1 a 4,4 rapine ogni 100 farmacie - il valore più basso degli ultimi cinque anni - tale indice rimane, comunque, superiore a quello registrato per le rapine in banca, sceso nel 2016 a 1,9 rapine ogni 100 sportelli.

 

Lombardia la più colpita

Ma un'analisi più approfondita mostra che, in alcune parti del Paese, persistono ancora alcune criticità. Vi sono regioni che manifestano un indice di rischio ben superiore alla media nazionale.

Si tratta della Lombardia, che ha registrato il livello di rischio più elevato (9 rapine ogni 100 farmacie), seguita dalla Sicilia (8,5), dal Lazio (8) e dalla Campania (4,7).

La Lombardia, oltretutto, si è confermata la regione maggiormente colpita con 259 rapine, con un incremento del 20% rispetto al 2015. Viceversa, il decremento registrato a livello nazionale ha caratterizzato complessivamente dieci regioni, tra le quali, in particolare, il Lazio (da 182 a 122 rapine), la Puglia (da 70 a 34) e il Piemonte (da 94 a 59).

A livello provinciale, invece, la recrudescenza più netta si registra a Milano (+44%, con 207 rapine), seguita da Palermo (75) e Napoli (70).

Viceversa, il calo degli attacchi ha caratterizzato, soprattutto, Roma (da 179 a 116 rapine), Torino (da 91 a 52) e Catania (da 59 a 37).

L'analisi del dato negativo di Milano rivela, peraltro, una correlazione tra le rapine in farmacia e l'orario dell'evento.

Nell'arco temporale che va dalle ore 17 alle 20, si sono infatti verificate 44 rapine, pari al 57% del totale.

Le rapine in farmacia sono state commesse prevalentemente da un solo rapinatore (83% dei casi) e a volto coperto (79%).

Per quanto riguarda le armi, le più utilizzate, nel corso delle rapine in farmacia, sono quelle da taglio, adoperate in oltre la metà dei casi (50,5%).

 

Furti: + 5,5%

Se passiamo ad analizzare i dati relativi ai furti, lo scenario torna negativo. Infatti, nel 2016, il numero di furti è aumentato del 5,5% rispetto al 2015, anno in cui, invece, si era registrato un positivo calo rispetto all'anno precedente.

Numeri alla mano, a livello nazionale sono stati registrati, nel 2016, 1.032 furti, quasi tre al giorno.

Ancora una volta, la maglia nera è la Lombardia: con un incremento del 53%, si è confermata di gran lunga la regione più colpita, con 205 furti.

Una recrudescenza del fenomeno ha caratterizzato, nel complesso, otto regioni tra cui, oltre la Lombardia, anche la Puglia (da 55 a 79 furti), la Campania (da 57 a 80), il Piemonte (da 84 a 106) e la Toscana (da 71 a 81).

Un positivo calo dei reati si è, invece, verificato in dodici regioni, tra le quali Lazio (da 131 a 102 furti), Veneto (da 73 a 52) e Umbria (da 23 a 9).

A livello provinciale, Milano è stata la più colpita: i furti sono più che raddoppiati passando da 64 a 136.

Oltre a Milano una recrudescenza ha colpito, in particolare, Bari (da 17 a 38 furti), Torino (da 59 a 79) e Napoli (da 37 a 51), mentre un positivo calo ha caratterizzato, tra le altre, Roma (da 114 a 86) e Palermo (da 27 a 5).

 

L’ombra del riciclaggio dei medicinali

Quale lettura applicare al fenomeno delle rapine in calo e dei furti in aumento? Come interpretare i dati che ne derivano?

Umberto Paolucci - delegato alla sicurezza di Federfama Roma e delegato alla sicurezza nazionale di Federfarma - fa notare che, sì, le rapine sono diminuite, perché, data la loro crescita nel triennio precedente, vi è stata posta un'attenzione altissima.

Viceversa, il numero dei furti - a suo parere - è aumentato a causa del fenomeno del riciclaggio dei medicinali, particolarmente presente in alcune zone d'Italia.

Si tratta di furti realizzati su commissione ed effettuati di notte da professionisti.

Oltretutto, il farmaco risulta facilmente “smistabile”: per contrastare questo fenomeno, sarà necessario arrivare alla sua completa tracciatura, dal produttore al paziente.

 

Federfarma: “Roma nuovo modello di prevenzione”

Sia sotto il profilo delle rapine che dei furti, risultati importanti sono stati raggiunti a Roma. Merito di iniziative specifiche in corso nella Capitale: “… per quanto riguarda le rapine - spiega sempre Umberto Paolucci - il progetto Roma Sicura è stato il capostipite nell'impiego di telecamere che hanno un angolo di visione sulla strada in deroga alle norme del garante della privacy, in quanto rappresentano sistemi info-investigativi a sola disposizione delle Forze dell'Ordine. Il progetto Roma Sicura è in corso da tre anni e ha portato risultati tangibili, in quanto ha diminuito del 40% le rapine”.

Sul versante, invece, dei furti, la sfida si sta rivelando particolarmente complessa.

“Il commercio dei farmaci è molto allettante - prosegue Paolucci - Stiamo, perciò, cercando di sensibilizzare i farmacisti ad adottare sistemi anti-jammer che possano evitare intrusioni nel corso della notte”.

Tecnologie altrettanto importanti si stanno rivelando i sensori a pavimento e a muro. Oltre a ciò, Federfarma Roma sta portando avanti un progetto importante che mira a integrare tutti i soggetti, dai farmacisti alle Forze dell'Ordine - rappresentate dalla Questura e dal Comando provinciale, dalla Procura della Repubblica - al Garante della privacy, se necessario.

“Parliamo, perciò, del concetto di sicurezza partecipata, in cui il farmacista è di ‘aiuto’, con le sue telecamere, ai i cittadini” sottolinea.

Considerati i buoni risultati a oggi raggiunti, si tratta di un modello che si sta già diffondendo anche su altri territori, come Palermo e Napoli.

 

Il produttore video: "La vulnerabilità di un contesto senza barriere"

Pietro Tonussi, Business Development Manager Southern Europe Axis Communications, si sofferma sulle criticità proprie di un esercizio commerciale poco esteso, sempre aperto e dalla vocazione particolare

 

 

Perché - dati alla mano - le farmacie, nel 2018, continuano a rappresentare un bersaglio caro alla micro-criminalità?

Per due motivazioni. La farmacia nasce come luogo di contatto col paziente, dunque la sua struttura è, per definizione, “aperta”, senza barriere e senza controlli all’ingresso. Il suo layout è tra i più aggredibili, lasciando privi di protezione coloro che si trovano dietro ai banconi.

 

La seconda motivazione?

La forte presenza di denaro contante nelle casse. L’Italia è tra i fanalini di coda dell’Europa per quanto riguarda le operazioni con bancomat e carta di credito. Siamo dipendenti dal cash. E quali sono, in Italia, i due esercizi commerciali dove, maggiormente, si utilizza denaro contante per i pagamenti? Tabaccherie, edicole e, appunto, le farmacie.

 

Storicamente, che rapporto esiste tra le farmacie e le tecnologie anticrimine?

All’interno delle farmacie, l’utilizzo delle tecnologie è sempre stato poco diffuso e, laddove esiste, non sempre è di alto livello…

 

Per un motivo culturale?

Stiamo parlando di un contesto molto particolare, delicato, in cui si è sempre privilegiato il rapporto col paziente e la relazione di aiuto che ne deriva. In questa cornice, il pericolo maggiormente avvertito è sempre stato il tossicodipendente alla ricerca di siringhe, metadone e psicofarmaci. Il rischio reale di furto e di rapina- in un contesto dalla vocazione medica - è sempre rimasto sullo sfondo.

 

Quali soluzioni anticrimine sono ipotizzabili?

Fondamentale è l’utilizzo di telecamere che siano in grado di restituire immagini pulite, nitide. E non parlo di Megapixel. Non è questo il punto. Ma di immagini video utili alle Forze dell’Ordine a fronte di un reato. Tempo fa, un poliziotto della Questura di Milano, parlando di attacchi ai danni delle farmacie, mi spiegò che, nella maggioranza dei casi, le immagini registrate con le quali entrano in possesso dopo i tentativi sventati di furto o di rapina, sono completamente inutilizzabili…

 

Perché?

Perché la telecamera è stata posizionata troppo in verticale, per cui ritrae, ad esempio, la testa, le spalle e non il viso. O perché i colori sono slavati, fuori fuoco o in controluce.

 

Il messaggio che passa è molto chiaro…

Le telecamere non sbarrano il passo al criminale. Ma, se installate a regola d’arte e in grado di catturare immagini di alta qualità, rappresentano uno strumento prezioso nelle mani delle Forze dell’Ordine.

 

Giorgio Brenna

 

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